David Chipperfield in Galicia. Report

David Chipperfield - Stefano Core by Efrem Raimondi

34 ore per un solo ritratto.
34 ore leggere.
Senza trambusto… come mi piace adesso, che un po’ di cose sono cambiate.
E io con loro.
34 ore in luce piena. Anche di notte. Perché la luce si sceglie.
Corrubedo, Galizia, Oceano mare – qualsiasi riferimento a Baricco è inopportuno.
David Chipperfield e Stefano Core, amministratore delegato di Driade.
Questo l’assignment di Grazia Casa, magazine Mondadori.
Ma già che c’ero…

Già che c’ero mi sono guardato attorno, e mentre guardavo scattavo. Un po’ con l’iPhone e un po’ con la Nikon… e questi sono gli unici due strumenti che avevo, estremamente accondiscendenti e rapidi. No computer, no generatori e flash. No assistenti: per come avevo pensato di lavorare ero di troppo anch’io.
Se si potesse ridurre tutto alla minima presenza si brucerebbero meno energie. Cioè meno ossigeno.
Questo è l’unico vantaggio immediato del digitale.
E col ritratto che da un po’ rifletto, è un vantaggio vero.
Non sempre possibile. Ma questa volta sì.
Per me è quasi come tornare all’origine, che mettevo dei rulli in un sacchetto di plastica e in tasca una compatta.
L’inconveniente era che non sembravo molto credibile quando arrivavo a destinazione… certe facce!
Forse anche adesso. Ma io non me ne accorgo e mi godo le facce che trovo.

Questo sembra un report… ma è più simile all’idea che ho di redazionale, sponda iconografica.
Un racconto breve di 34 ore impegnate per un solo ritratto.
Ma già che c’ero…

Madrid airport by Efrem Raimondi

Santiago de Compostela airport by Efrem RaimondiVigo airport by Efrem Raimondi

Santiago de Compostela - sky by Efrem RaimondiTre aereoporti: Madrid, Santiago de Compostela, Vigo… non quelli di Milano Malpensa e Milano Linate al ritorno, che non ci ho neanche pensato.
E un solo cielo, quello sopra Santiago mentre si atterrava nel giallo serale.
Non ero mai stato in Galizia… un verde totale. Ma proprio tanto.
Poi un’ora di macchina per arrivare a Corrubedo, in faccia all’Atlantico.
Ma se il mondo finiva alle Colonne d’Ercole, qui dov’era?
Mentre girovagavo per casa Chipperfield alla ricerca di un punto fotografico per il giorno dopo, me lo chiedevo… qui dov’era? E cos’era?
Una luce lunga, di quelle che sembrano non spegnersi mai…
In mezzo una snap a Stefano Core mentre David Chipperfield cucina una pasta alle sarde.

Corrubedo. Galicia. View from David Chipperfield's house, by Efrem Raimondi

Stefano Core by Efrem RaimondiCorrubedo. Galicia. View from David Chipperfield's house, by Efrem Raimondi

Il mattino dopo comincio con un’istantanea a Elisa Astori, direttore marketing Driade, e poi il motivo per cui sono qui, David Chipperfield e Stefano Core. Insieme. E una no.

Elisa Astori by Efrem Raimondi

David Chipperfield and Stefano Core by Efrem RaimondiDavid Chipperfield and Stefano Core by Efrem RaimondiDavid Chipperfield and Stefano Core by Efrem Raimondi

David Chipperfield by Efrem RaimondiAppena fatto questo ritratto singolo ho pensato che avevo finito.
34 ore. All-inclusive.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

16 thoughts on “David Chipperfield in Galicia. Report

  1. c’è grande serenità e tranquillità qui. e la leggerezza si percepisce nelle tue 34 ore, il ritratto finale ne è la chiosa. che sguardi dei due hai catturato…parlano, arrivano, comunicano

  2. Bellissimo e leggero in senso positivo. Ma perché il riferimento a Baricco? E come era la pasta di Chipperfield? Sono proprio curiosa!

  3. @Valeria – oceano mare… non appena accenno sbuca baricco. ma qua è del tutto casuale.
    la pasta era ottima! cottura inclusa… incredibile vero?

  4. Questa è una delle cose che amo della fotografia. Il fatto di essere un linguaggio fantastico per raccontare storie. Dal post potremmo togliere tutte le parole che hai scritto e la storia starebbe in piedi e avrebbe la stessa forza. Anzi … forse ne avrebbe di più.

  5. leggero e quasi surreale, all’insegna del minimal chic, una ‘ricerca stilistica’ (so che non ti piacerà) raffinata e fuori dalle righe perfettamente allineata con l’idea di ‘laboratorio estetico’ come Driade ama definirsi.
    Molto bella la foto dei due protagonisti, c’è tutto, l’idea di collaborazione, quella di essenzialità, sia delle persone che dell’architettura che dei luoghi, colpo di genio i piedi scalzi di Chipperfield, nonchalance britannica che ci dimostra come si può essere eleganti anche in tenuta da spiaggia, o fare della grande architettura anche con una piccola casa.

  6. @vilma – amo lavorare con persone così… c’era un bel gruppo. il design e il suo mondo amo fotografarlo anche per questo. comunque leggero e quasi surreale mi piace molto vilma :)

  7. @Vilma. Sono certamente d’accordo con te: lavoro molto mimimal chic. Una vera altra categoria e forse l’atmosfera aiuta, non so, immagino… Però definire “piccola casa” quella che si vede! Mi chiedo a che case sei abituata. Senza rancore

  8. @Francesca – è vero, vivo in una grande casa (la famiglia era numerosa), e poi, essendo architetto, mi riferivo alla figura anche professionale di Chipperfield, che ha realizzato opere dimensionalmente ben più rilevanti.
    Per lui, più che per me, credo si tratti di un’opera di ‘piccole’ dimensioni (una casa unifamiliare è ‘piccola’ rispetto al Gotoh Provate Museum o al il Design Center di Kyoto o la sede della Matsumoto ad Okyama).
    Non ho colto il rancore, quindi è inutile rilevarne l’assenza.

  9. in effetti… sai quando la misura è giusta… quando proprio percepisci l’equilibrio… quando nulla è un surplus…

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