Cat Power – Rolling Stone

RS, ottobre 2012.

Un pomeriggio di giugno, quello scorso… arriva al Magnolia, noto locale milanese in zona Idroscalo, accompagnata da Micro (ufficio stampa), la giornalista Veronica Raimo, e una sua amica americana. O inglese…
Giulia e io eravamo lì da un po’ prima, giusto per capire dove ritrarla. E guardando lo spazio appena dietro al locale mi viene in mente un po’ Blow Up, effettivamente come dice la giornalista nell’intervista.
A questo proposito devo solo rettificare: “il fotografo” non cerca di recuperare un bel niente e anzi garbatamente insiste per una sequenza. Che puntualmente si fa.
Con la consapevolezza che difficilmente sarebbe stata editabile da Rolling Stone per i noti problemi di impaginazione che la sequenza si trascina, soprattutto se lunga. E questo vale per tutti i magazine.
Ma intanto si fa. Semmai poi si estrapola. Come infatti è accaduto.
E non c’è nulla di orrendo in questo… la sequenza te la metti in tasca, conscio che è un’altra cosa… conscio che lo spazio dev’essere altro e ampio. Ma non c’è il minimo fastidio ad assecondare le esigenze redazionali… basta che ogni singolo frame abbia una coerenza propria. Per questo vanno pensate e la raffica serve a niente. Se non a sovraccarsi di repliche inutili.
Diversa invece la sessione dei primi piani: ogni immagine è singola. E Blow Up non c’entra più un cazzo.
Mi ha fatto un gran piacere ritrarre questa donna, questa grande cantautrice americana, alias Charlyn “Chan” Marshall… mica interloquivo con lei chiamandola Cat Power!
Ma il piacere sta nello shooting e per come lei si è data… una vera performer che non si è lesinata. Non capita spessissimo.
Qualcuno che non sia stitico ogni tanto ci vuole.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Rolling Stone mag© Efrem Raimondi. All rights reserved.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Assistente fotografia: Giulia Diegoli.
Fotocamera Hasselblad H3D II-39, con ottica 50 mm.
Luce ambiente.

31 thoughts on “Cat Power – Rolling Stone

  1. una bella differenza con l’iconografia prevalente che ho visto in rete di lei, rappresentata spesso come fanciulla fragile, in pose introverse, o “trattata” (in senso fotografico) come una modella…
    qui vien fuori energia!
    e non solo nella sequenza in movimento, anche nel primo piano, con quel gesto che sembra un po’ autoprotettivo ma crea contatto con chi guarda (e con chi fotografa…), chiamandolo direttamente in causa…

  2. Perbacco! Una fotografia un po’ diversa di Cat Power!! Io la seguo da tanto perché mi piace molto e conosco le sue immagini che girano in rete e che sono sempre uguali: una donna fragile. Qui non mi sembra affatto e mi fa molto piacere: mi sa che tu mischi le carte :)

  3. ma vi siete messe d’accordo tu e valeria? adesso quando libero il suo commento capirai.
    francamente la fanciulla mi sembrava piena di energia… ma è vero quello che dici, infatti mi aspettavo qualcuno di diverso da chi invece mi sono trovato davanti.
    poi sai, a me piace ritrarre le donne. è che me ne fanno fare un po’ poche… dicono che non le sento. bah…

  4. ecco appunto… ciò che dicevo a laura a.: ma vi siete messe d’accordo?
    m,ischio le carte? in che senso valeria?

  5. ahah incredibile, ho appena letto!!
    i casi sono due, o chi la fotografa di solito non ha la tua energia oppure mira a neutralizzare la sua, non è escluso entrambe le cose insieme…
    a me sembra che tu le senta eccome, invece. We want more!

  6. Nel senso che non c’è nulla di scontato nella tua fotografia: era un complimento!
    Ho letto anche il post di Laura e in effetti è singolare la coincidenza ma evidentemente c’è un motivo: non ti pare? Che due donne dicano la stessa cosa?

  7. credo sia per una questione a te ben nota… il clichè iconografico femminile. nei confronti del femminile intendo.

  8. capito che era un complimento valeria…
    be’ sì che due donne dicano la stessa cosa mi conforta.

  9. Sono anche io d’accordo con Valeria e Laura: così è un 100% femminile!
    A parte gli scherzi sono molto belle le fotografie ma perché non ha usato la sequenza Rolling Stone? Perché è un problema “editare” (pubblicare?) le sequenze? Io trovo che sia bellissima e poi scusami Efrem, ma gli altri ritratti?

  10. è un problema diletta perché la doppia pagina di rs è c.ca 47x 23,5 cm e tu hai una sequenza composta da 12 fotogrammi il rischio è che alcuni di loro risultino poco leggibili. questo non sempre è vero… dipende dalla rivista e dallo sviluppo dell’immagine nel suo complesso: se tende a essere molto orizzontale si perde ulteriormente. un problema di formato insomma. almeno credo. poi non è detto che alla singola rivista piaccia. e anche questo va messo in conto. quanto agli altri ritratti, che sono più o meno cinque in tutto, spero venga presto l’occasione per mostrarli. adesso non è il caso… lasciamoli riposare.

  11. Complimenti Efrem, ignoranza mia non conoscevo la ragazza, gran bel ritratto. Peccato per la sequenza perché è piccina…

  12. grazie stefano… bah, la misura dovrebbe essere come quella dell’articolo dedicato alle sequenze.
    chiaramente i singoli frame risultano poco visibili… ma è una misura parzialmente preventiva questa del web. l’originale è di 2 metri e mezzo per non ricordo quanto. a 300 dpi. solo che come si fa?

  13. Che meraviglia poter vivere incontri come questo, col privilegio di una confidenza che va ricercata, scatto dopo scatto, senza potersela inventare ! Ovvio che l’intero racconto stia stretto in un servizio, ma esiste, anzi vive, come un’amicizia che mette radici in un cassetto, o in un hard disk, basta sfogliare, ascoltare… Ho visto ancora poco e troppo fuggevolmente, domani corro in edicola…
    Ciao Efrem e complimenti !

  14. Si, condivido. Molto diverse dalle sue solite foto. Non fragile e…incredibilmente matura. Che poi fragile non mi è mai parsa nella realtà, nemmeno con la bottiglia in mano durante i suoi concerti. Comunque le tue sequenze mi piacciono molto Efrem. Questa poi…sarà che mi piace particolarmente il soggetto…sia la sua musica che il capello così corto! ;)

  15. ma non c’è nessun privilegio claudio…
    però sai che forse non ho capito bene?

  16. …intendevo il privilegio di poter, come fotografo, vivere incontri come questo attraverso un obiettivo…

  17. sì… un pochetto. ma ho l’impressione di sbagliare… perché a parte qualcosa di interessante davvero il resto non so che dire.
    eppure mi sembra un soggetto piuttosto intrigante. boh.

  18. capito adesso. hai ragione in questo… ogni tanto si incontra qualcuno davvero interessante. c’è da dire a onor del vero che spesso si riduce al singolo incontro. raro infatti, almeno per me, che ci sia continuità.
    il privilegio vero però riguarda i luoghi: mi è capitato spesso di visitarne in condizioni davvero privilegiate. oppure luoghi solitamente inaccessibili. e questo solo per via del fotografo, mica perché io. però ne ho goduto ugualmente…

  19. magari musei visitati fuori dal normale orario… case, teatri (ricordo un mese di permanenza alla scala che sembravo il fantasma dell’opera… in giro per sotterranei e spazi invisibili) e altra roba così. questo il vero privilegio. perché la percezione cambia.

  20. esagerato! 2 mt di lato! però si, credo che per goderla la sequenza dovrebbe essere così, grande. Anche perchè mi sembra che ci siano delle immagini decisamente interessanti.

  21. va be’ stefano… questo nella versione originale… che volendo si può implementare di brutto. per un mag è appunto un filo più complesso.
    personalmente sostengo che la sequenza fa storia a sé. per cui ci starebbe su una misura intorno al 40/30. però…

  22. tra l’altro il lugo dove è stata scattata èer rs è molto simile a quello di una sua copertina, del’album quelo famso dove c’è you are free. coincidenze? noi di voyager pensiamo di no :)

  23. gli arbusti creano similitudine… noi di voyager andremo là dove tutto è accaduto. con voi e con una testimone di eccezione… lei c’era!

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