Auguri. Con Urlo

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In questi giorni di addobbi ho sentito l’urlo.
L’ho visto.
Qui sulle mie montagne su in Trentino.
Mie.
Perché parte integrante della mia memoria.
Che è nitida. E di questi tempi innevata.
Coi ghiacci al loro posto davanti al balcone.

Ma qui non c’è più niente.

L’urlo…
Zero landscape. Non ne ho mai fatte.
Fotografia tout court.
Se però per comodità, se è di un casellario che hai bisogno, definiscile pure.
Relegami dove ti pare.

I fotografi, per essere tali, hanno una visione del mondo.
La esprimono costantemente.
E si vede.
Questo è il differenziale.
Se invece ti sembra tutto accettabile, cazzi tuoi.
Se invece ti bastano dei gridolini eccitati, cazzi tuoi.

Nessuno è innocente. Ma esistono diversi gradi di colpevolezza.
Cazzi tuoi.
Che però, a causa tua, diventano anche miei.
E questo non lo accetto più.
Non so cosa fare…
Ma so cosa dirti: pur appartenendo alla stessa specie idiota, non siamo uguali.
Non lo siamo mai stati.
Neanche ci somigliamo.

E gli auguri che ogni inizio anno faccio da questo blog, non ti riguardano.

A tutti coloro ai quali somiglio, dedico queste immagini.
E auguro un sereno 2016.

Il pianeta non è antropocentrico.
Non distingue e non è democratico.
Odia l’uso arrogante dell’intelligenza.
E per questo s’incazza.
Anche con me.

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Polittico dell’Urlo.
Prodotto tra il 25 dicembre 2015 e il 5 gennaio 2016.
Così come era meglio al momento.
O peggio.
Proprio in quel momento.

E questa la mia cartolina direttamente dalle Dolomiti di Brenta.

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42 thoughts on “Auguri. Con Urlo

  1. … non so se mi riguarda o se Ti assomiglio. …. gli Auguri Te li ricambio e me li piglio. …

  2. anch’io ti faccio gli auguri per un sereno 2016: se saranno serviti lo saprai tra 366 giorni, anzi 359 perché 7 sono già trascorsi!

    Irene

  3. Anch’io non so se rientro tra gli augurati, sicuramente anch’io non mi sento come altri, poi di li a non esserlo è un altro discorso. Comunque tanti auguri e spero di ri incontrarti presto

  4. “Non so cosa fare…
    Ma so cosa dirti: pur appartenendo alla stessa specie idiota, non siamo uguali.
    Non lo siamo mai stati.
    Neanche ci somigliamo.”
    eppure secondo me restare fedeli a ciò che si sente familiare è un fare prezioso. Non da poco!
    E potente, come quando si caccia fuori Urlo.
    E con Urlo mica basta tapparsi orecchie/occhi! Non c’è dito dove nascondersi. Colpisce (e affonda). E l’eco raggiunge. Io ci credo forte a questa cosa.
    Buon anno di cuore Efrem.

  5. “Nessuno è innocente. Ma esistono diversi gradi di colpevolezza.
    Cazzi tuoi.
    Che però, a causa tua, diventano anche miei.
    E questo non lo accetto più.
    Non so cosa fare…
    Ma so cosa dirti: pur appartenendo alla stessa specie idiota, non siamo uguali.
    Non lo siamo mai stati.
    Neanche ci somigliamo.”
    Questa specie è autolesionista Efrem, purtroppo o per fortuna questo pianeta gli sopravviverà e saprà rigenerarsi e guarire dai mali che l’ uomo continua a procurargli, segnando così il proprio misero destino. E’ doloroso assistere impotenti all’ autodistruzione, attori consapevoli individualmente, schiacciati da incoscienze collettive, testimoni della meraviglia e disarmati nell’ ignoranza del senso infinito delle cose.

  6. ricambio gli auguri a tutti i presenti… anzi, li ho già fatti.
    tutto questo articolo parte dalla vista. di luoghi che conosco da bambino.
    e che sono stravolti. come tutto il pianeta.
    il fatto che non si tratta solo di autodistruzione… è che ci trasciniamo dietro tutto quanto.
    e tutti quanti. tutti gli altri esseri viventi – proprio tutti – che non c’entrano un cazzo.
    si assiste. punto.
    quando dico che i fotografi hanno una visione del mondo intendo dire che la Fotografia che producono è tutto ciò che sono. se no non sono.
    queste sono un incubo. il mio.
    le parole contano poco.
    baci.

  7. Efrem, mi perdonerai una piccola polemica di inizio anno.
    Credo che a qualcuno, come a me, il titolo abbia fatto venire in mente l’Urlo più tragico del ‘900, quello di Munch, quello che guida la mia personale lettura della sequenza.
    L’incubo di Munch, forse simile al tuo, è la solitudine, l’incomunicabilità, l’indifferenza, il tuo è quella porta assurdamente rossa? la natura violata? quelle sagome nere quasi sinistre (ma sei tu!) proiettate su prati brulli senza neve? quel simbolo sacro annebbiato? sei tu che mi dici tutto questo o sono io che proietto tutto ciò sulle tue immagini? o forse le due cose coincidono, e allora sono tra quelli che si meritano i tuoi auguri……
    Personalmente credo che la dissennatezza della specie idiota a cui apparteniamo faccia parte del disegno della natura, la corsa verso l’entropia fa parte della vita, un sistema stabile, un’umanità perfetta che non fa errori o danni, muore, perché è l’errore con “diversi gradi di colpevolezza” che manda avanti l’evoluzione e il cambiamento.
    Meno male che non siamo tutti uguali, che c’è chi sbaglia, dipinge porte rosse, mette in crisi i sistemi e vìola la nostra memoria, ci abitua ad essere sempre vigili, ad affrontare l’imprevisto, a renderci consapevole che la vita va affrontata in ogni istante senza la certezza di ritrovare “tutti i nostri ieri”.

  8. vilma – comincio da ciò che più m’interessa. le fotografie… ti dico tutto quello che hai detto. e non nascondo che quel portone rosso, mentre lo guardavo, mi ha rimbalzato all’urlo di munch. credo fosse inevitabile.

    quanto al resto, cioè all’idiozia della specie, la nostra, temo che sia un problema ideologico. quello che da cartesio in poi mette al centro di tutto l’uomo. il suo essere pensiero. a differenza di tutto il resto del pianeta che è solo alle nostre dipendenze.
    questo ci porta alla catastrofe. e ci portiamo tutto il pianeta.
    è insomma un errore strategico, come direbbe un materialista dialettico.

    e quello che oggi PRETENDO da un fotografo, è che abbia una visione complessiva. poco importa se poi fotografa rubinetti.

    tutto ciò detto, auguri a te e a tutti i presenti. anche agli assenti per vari motivi. tutti legittimi.
    so che comunque ci si somiglia

  9. Quanto mi piace questo tuo raccontare, peccato che a volte non sono
    in grado di decifrare ma ci provo sempre. Ciao grande Efrem

  10. Max – semplificati la vita! guarda le foto. anche se mica è detto… ciao!
    e grazie perché ci provi ;)

  11. Mi piacerebbe assomigliarti anche solo per come racconti tante emozioni, persone, luoghi … E’ un piacere leggerti!
    Auguri anche a te Efrem

  12. Sei come Jim Morrison… Mi fai bene!
    ————————Se non ti piaceva..
    Cazzi tuoi! ;-)———————————————

    ((((((Ti adoro!))))))

    Immagini bellissime, di quel bellissimo che si vede con la fame di roba densa… nera, sporca di impossibilità…
    Perchè saremo così idioti? eppure cadiamo uno ad uno…
    dev’essere la stronzata dell’immortalità…

    Eppure io continuo a sperare….
    finchè ci sono atti creativi c’è a mio avviso speranza.

  13. Il pianeta lascia, indifferente, che lo si ferisca.
    Solo gli stupidi non capiscono la differenza tra l’indifferenza del pianeta a lasciar fare e l’indifferenza di coloro che lo colpiscono beffardamente superiori nella loro beota meschinità.

    La disperazione mi assale spesso, ma …metto semi.
    Auguri Efrem.

  14. Vanessa – come potrebbe non piacermi morrison? uno che diceva “voglio morire grasso”… come potrebbe non piacermi?

  15. Luisa – insomma… mi sa che il tempo dell’indifferenza sta per scadere.
    e la depressione è un rischio davvero. però se usasissimo la fotografia… cambia zero. ma noi si sta un po’ meglio

  16. Gran bel articolo pieno di grinta e di “rabbia” positiva tale da spingerti fuori casa con la tua macchina fotografica e sfogare tutto quello che hai dentro attraverso la tua visione del mondo, quello che osservi dal tuo mirino.
    Grazie ai tuoi articoli ho capito molte cose. Prima di tutto che fotografare deve essere un atto personale, intimo capace di esprimere te stesso. Mi sono sempre preoccupato di far foto belle per gli altri più che altro perché ho sempre voluto trasformare questa grande passione in lavoro. Grazie a te sto cercando di cambiare questa visione e fotografare solo per me. Magari resterà solo una passione ma sarò in pace con me stesso.

    Grazie davvero e buon anno!

  17. Efrem, la tua fotografia è rock, allo stato puro !
    Auguri anche a te. Con urlo.

  18. Auguri Efrem e grazie per essere come sei, una persona da urlo… Oramai ne sono rimaste poche credimi e in tanti urlano a sproposito… Un abbraccio e a presto

  19. Matteo – mi fa piacere essere utile. dico davvero. trent’anni fa non ci avrei mai creduto.
    che poi è esattamente il contrario – o almeno certamente lo era… è proprio fotografando per sé stessi che poi vivi di fotografia.
    quindi buon proseguimento!

  20. Mi aiuta leggerti, mi aiuta a non accettare. Mi aiuta guardare la tua Fotografia e il rispetto che ne hai. Buon anno. claudio

  21. Augurio per Augurio, Efrem, CONTINUA COSI’. Con le tue “visioni” sempre ricche e spesso, coscientemente (volutamente?) costrette in 2 dimensioni. Massimo 3, quando riusciamo a interagire con la loro ovviamente personale profondità. Amo la tua facile egoista e diabolica apparente casuale semplicità (insalata di aggettivi). E il tuo stimolo. Mai domo. Sempre irrequieto, freschissimo e ancor più maturo. Viene istintivo il confronto con le tue immagini di Agosto 2014 (Pinzolo?). E….mi metto a pensare. Fissando un punto, sopra il monitor. Si lo so penso troppo. E con Te, ancor di più. Per questo Ti ringrazio e fo il “tifo” per Te (e per Me, perché no?) per l’Anno Nuovo (..almanacchi, almanacchi nuovi…in fondo..mah…:-) PdP

  22. condivido la riflessione sull’entropia da parte di Vilma, ma non la recepisco come polemica, come invece lei afferma

  23. claudio – bene. mi fa davvero piacere. hai detto bene… ci vuole rispetto per ciò che si fa. e per ciò che fanno gli altri

  24. Pico – be’ sì… la questione in fondo è la stessa del 2014. ma potrebbe essere cap ferrat 1992: la questione del paesaggio. a me piace leggere la sua autonomia.
    condivido il tifo. ciao!

  25. Irene Lopez – Ho focalizzato il mio commento sul senso di ‘amarcord’ che mi è parso di cogliere nel post, e nella risposta Efrem mi riporta al tema, che è la fotografia e non l’evoluzionismo: “PRETENDO una visione complessiva”, dice, importa il ‘come’ e non il ‘cosa’, il ‘come’ è linguaggio, il ‘cosa’ è ideologia, dentro la quale ci stanno anche i rubinetti.
    Polemica in senso ‘buono’, e non è la prima volta con Efrem, lui già sa che io tendo pericolosamente ad uscire dal tema……
    E infatti, al di là di come lui, fotografo, lo ha espresso, intendevo dire che la sua visione di un mondo diretto verso la catastrofe non è imputabile alla nostra ‘specie idiota’, è una situazione fisiologica, guai se non ci fossero continue catastrofi prodotte dalle cause più disparate (un’eruzione vulcanica potrebbe emettere quantità di anidride solforosa mortali per l’intero genere umano!), il sistema si deve continuamente auto-resettare eliminando, selezionando, uccidendo e creando, se così non fosse, oggi avremmo ancora i dinosauri sotto casa.

    Ricordando sempre che “quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”

  26. vilma – in attesa che irene lopez dica la sua, aggiungo la mia. non parlo delle fotografie ovviamente… credo sappiano cavarsela da sole. se invece no, amen, maturino. o crepino.
    due robe… la questione ideologica è una: chi è antropocentrico e chi no. io no. poi, temo che questa volta e da un po’ – dalla rivoluzione industriale, ignorante e sconnessa – di fisiologico resta poco. ormai quasi nulla rispetto al cambiamento imposto dalla specie idiota. che è responsabile in grande misura del disastro.

    non era mia intenzione fare una tirata ecologista. non è il luogo.
    però le mie fotografie me l’hanno imposto. colpa loro.

  27. scusa Efrem, un’osservazione a caldo: tu non sei antropocentrico, però credi nella responsabilità della specie idiota, attribuendole il potere addirittura di influenzare le sorti del pianeta con le sue azioni dissennate….. non c’è una contraddizione?

  28. vilma – non ritengo che le categorie del pensiero umano siano l’unico parametro. e che l’uomo, per questo “malinteso” ideologico possa sentirsi il padrone del pianeta. e ne possa disporre come gli pare.
    poi c’è chi come giuseppe cruciani, che non è cartesio, sostiene la democrazia del pensiero così tradotta: ognuno faccia come cazzo gli pare. basta che sia umano.
    per esprimere questa posizione ideologica che così felicemente ci ha portato fin qui – poi vedremo – usa le frequenze di radio 24. che ho spento

  29. “ognuno faccia come cazzo gli pare” vuol dire che fino a adesso abbiamo parlato di niente?
    Occhei, però non è da te.
    Prometto di non insistere.

  30. mica lo dico io. anzi penso che è proprio questa la causa della faccenda intera che riguarda il pianeta. è giuseppe cruciani sostanzialmente a sostenerlo. senza spingermi verso derive da stato etico, però magari qualche pugno sul tavolo… che urli: basta!

  31. iara – ciò che si sente familiare… già. è che spesso lo riconosco altrove.
    di cuore anche a te fanciulla.

  32. Curiosa, ho subito letto l’articolo poi ho lasciato decantare.
    Non sapevo se rispondere o meno, se scrivere o tacere ma alla fine ha vinto la voglia di dire quello che penso. Leggendo :
    “I fotografi, per essere tali, hanno una visione del mondo.
    La esprimono costantemente.
    E si vede.
    Questo è il differenziale.
    Se invece ti sembra tutto accettabile, cazzi tuoi.
    Se invece ti bastano dei gridolini eccitati, cazzi tuoi.”
    Mi sembrava di sentire la mia prof di storia dell’arte contemporanea e a lei devo tanto. I fotografi e gli artisti più in generale, hanno il dovere di una visione del mondo e di esprimerla sempre. La fotografia è un potente mezzo di comunicazione, racconta, urla, mostra la visione di chi ne fa uso offrendoci uno spaccato del suo pensiero, del suo modo di vedere il mondo. Non si devono accontentare i fotografi e nemmeno i fruitori delle foto. Accettare tutto è come non aver nessun pensiero e non lo tollero ormai da nessuno.
    Ho osservato e ri- osservato la foto… l’urlo. Bilanciata nella composizione ma qualcosa disturba lo sguardo ed è l’ombra che incombe. In realtà bilancia la potenza del portone rosso, di quel grido cromatico in mezzo al silenzio di un paesaggio montano. Ho scorso le foto sottostanti e l’ombra è sempre presente, l’uomo è sempre presente anche se in forme diverse.
    A me personalmente hai raccontato un luogo che non conosco attraverso il grido muto dell’ombra che incombe, quasi a rammentare che la bellezza della luce è solo una delle due facce della medaglia ma questa è una mia personalissima visione di ciò che tu hai scattato. Le tue parole potenti e rabbiose, associate alle foto, hanno lasciato una traccia della tua visione di quella porzione di mondo che è rimasta sospesa per diversi giorni nella mente e qualche riflessione l’ho fatta, credo che ha questo debba servire una foto, un quadro, un verso. L’arte, il fare cultura deve metterci “la pulce nell’orecchio” per riflessioni a volte scritte altre fatte nel nostro personale rumoroso silenzio.
    Grazie Efrem e buon 2016

    Manuela

  33. Manuela – in generale la pulce andrebbe bene… sullo stato del pianeta ci vorrebbe una tigre! un mammut anzi.
    la zona, giusto come nota, è quella di pinzolo – madonna di campiglio. cioè dolomiti di brenta… situazione tragica.

    grazie per gli auguri. che sia un anno sereno anche per te

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