INVISIBILE

Invisibile.
La fotografia che m’interessa.
Qui la mia.
Ma anche quella di altri. Che un comune denominatore esiste.
Questo slideshow è una sintesi estrema di un percorso che ho iniziato da bambino.
E che solo a un certo punto è diventato visibile. Più o meno trentacinque anni fa.
Una selezione random per un tempo sostenibile: 3:10.
Quasi random…
Tolte quelle tre o quattro immagini, per il resto sono andato a pescare qui e là, trasversalmente con molta leggerezza. E tranquillità.
Non troppo pensata, altrimenti mi sarebbe stato impossibile.
Ma filologica sì.
È uno strumento. Che mi serve per presentare le lectio.
Non una mostra – dove mi irriterebbe persino il battito delle ciglia presenti – quindi la traccia musicale è funzionale. No te gusta? Press OFF.

Un aperitivo, proprio quando stai ancora cercando dove sederti.
Come dei flash.
Spero che dovunque ti trovi, ti fermi e guardi.
Uno slideshow che dia il senso di ciò che si vedrà a breve.
Tutte le parole del mondo vengono dopo. Molto dopo.
Chiaro?

Don’t stay…

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Auguri. Con Urlo

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In questi giorni di addobbi ho sentito l’urlo.
L’ho visto.
Qui sulle mie montagne su in Trentino.
Mie.
Perché parte integrante della mia memoria.
Che è nitida. E di questi tempi innevata.
Coi ghiacci al loro posto davanti al balcone.

Ma qui non c’è più niente.

L’urlo…
Zero landscape. Non ne ho mai fatte.
Fotografia tout court.
Se però per comodità, se è di un casellario che hai bisogno, definiscile pure.
Relegami dove ti pare.

I fotografi, per essere tali, hanno una visione del mondo.
La esprimono costantemente.
E si vede.
Questo è il differenziale.
Se invece ti sembra tutto accettabile, cazzi tuoi.
Se invece ti bastano dei gridolini eccitati, cazzi tuoi.

Nessuno è innocente. Ma esistono diversi gradi di colpevolezza.
Cazzi tuoi.
Che però, a causa tua, diventano anche miei.
E questo non lo accetto più.
Non so cosa fare…
Ma so cosa dirti: pur appartenendo alla stessa specie idiota, non siamo uguali.
Non lo siamo mai stati.
Neanche ci somigliamo.

E gli auguri che ogni inizio anno faccio da questo blog, non ti riguardano.

A tutti coloro ai quali somiglio, dedico queste immagini.
E auguro un sereno 2016.

Il pianeta non è antropocentrico.
Non distingue e non è democratico.
Odia l’uso arrogante dell’intelligenza.
E per questo s’incazza.
Anche con me.

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Polittico dell’Urlo.
Prodotto tra il 25 dicembre 2015 e il 5 gennaio 2016.
Così come era meglio al momento.
O peggio.
Proprio in quel momento.

E questa la mia cartolina direttamente dalle Dolomiti di Brenta.

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La neve che ci tocca

 

La neve nasce ben sopra le nostre teste.
Nell’alta atmosfera, dove noi non saremmo in grado di vivere.
Nasce pulita, bianca di un bianco che non sapremmo vedere.
Il suo destino è precipitare. Ogni fiocco non oppone alcuna resistenza.
Giù, sempre più giù fino a toccare le nostre teste e caderci ai piedi aggrappandosi alla terra che trova.
E questa è la nostra neve. Non più immacolata, non più bianca cristallina trasparente.
Non più libera. Non più avulsa.
Ma nostra.
Un limbo in cui noi finalmente respirare sospesi.
Librati nel bianco che riconosciamo.
E che ci appartiene.
Quello che io amo fotografare. Quello che tutto cambia.
Tutti giù per terra.

Buon anno! Che sia sereno e chiaro.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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