Trussardi – Monografia mossa

© Efrem Raimondi. All rights reserved.


Se non si muove nulla, allora muoviti tu.
Se il movimento è incerto, allora sii deciso… corri.
Se la frenesia è altrui, allora stai fermo.
E tutto ciò per fare cosa?
Fotografia. Mossa.
Perché il mosso di cui parlo si fa quando si scatta.
Non dopo.
Che poi, diciamolo chiaro: si vede la differenza!
Ma perché mai si dovrebbe omologare una fotografia così?
Non ne ho idea. Né me la pongo.
Per questo all’occorrenza pratico.
E al Futurismo non ho mai pensato. Neanche per sbaglio.
Neanche la prima volta, che credo sia stato più o meno quando ho preso la fotocamera in mano.
Solo che appunto, poco dopo averla presa in mano ho passato i dieci anni successivi in banco ottico. Scorrazzando in lungo e in largo. Un grande amore. Di quelli per sempre.
Ogni tanto mi sono concesso un break.
E con la macchinetta in mano godevo del dinamismo ritrovato.
Quello realmente fisico.
È come passare dall’affresco e il trabattello, alla bomboletta e il fianco del metrò.
Ma non è mai stato un caso. Qualche volta un gesto isolato, vero, ma per essere davvero efficace e liberatorio serve un percorso.
Uno spazio ampio: argini alti che ne garantiscano il fluire e diano un ordine.
Perché altrimenti il mosso è solo un’ubriacatura… che poi passa e non ti rimane niente. Non ne ricordi nemmeno il motivo e fatichi a trovarne il senso.
Il mosso non è lo sfuocato, che non prevede alcuna dinamica: fermo lì a smanettare l’obiettivo e cambiare le sembianze, che accentuano  la matrice bidimensionale.
Il mosso è invece penetrazione della materia, sfondamento dello spazio, illusione percepibile di un volume.
Patteggiamento col tempo, che deformi a tuo piacimento.
Come un funambolo, così mi sento… appeso a un filo col baratro ovunque. Perché è un attimo finire di sotto. O di lato.
Attraversi il vuoto in uno stato di allucinazione, che è la condizione per raggiungere la sponda. E ritrovare la gravità. Quella che ti riguarda.

Questo lavoro è stato concepito così. Ne avevo bisogno.
Era morto da poco mio padre. Volevo spaccare il cielo.
Tutto questo a Nicola Trussardi non l’ho detto.
Anche se ne avevamo chiacchierato in due occasioni di questo progetto.
Né l’ho detto a Christoph Radl, suo il progetto grafico.
Non credo proprio potesse interessare. Erano solo fatti miei in fondo.
A entrambi loro, giustamente, interessava vedere cosa sarebbe emerso.
A fine settembre 1996 ho realizzato la prima parte, ci siamo visti, e a quel punto mi è stato chiesto di realizzare anche la parte che avrebbe riguardato l’inaugurazione di Palazzo Marino Alla Scala.
Questo lavoro, questo mosso, costituisce la struttura iconografica della monografia Trussardi, Marino Alla Scala.
Ci sono altre immagini, di Mark Borthwick, Riccardo Bianchi, Santi Caleca, Massimo Montagnoli – caro amico scomparso prematuramente – e Mario Testino.
Ma la struttura, la cifra, appartiene a questo mosso.
Il cui soggetto è Milano.
Piaccia o meno, è proprio così.
Una monografia… che richiedeva esplicitamente uno sguardo.
Ricordo molto bene l’espressione di Nicola Trussardi quando guardava le stampe dell’intero lavoro: gliene sarò per sempre grato.
Questo non è un amarcord. Questo è un punto.

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Trussardi, Marino Alla Scala
Monografia, 118 pagine
Rilegato a spirale, 24 x 30 cm
Contenuto in scatola 28 x 32 cm
Progetto grafico Christoph Radl/R+W
Stampato da Nava Web
Milano, marzo 1997.

Le immagini qui pubblicate sono solo una selezione dell’intero lavoro.
Fotocamere Nikon FE e FE2
Obiettivi Nikkor: 20/3,5 – 50/1,8 – 105/2,5
Film: Agfapan 100 e 400 ISO

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33 thoughts on “Trussardi – Monografia mossa

  1. No, io Massimo l’ho conosciuto a Roma, prima che si sposasse, poi e’ partito per Milano e con il gruppetto di “ragazzetti fotografi” del corso pomeridiano di fotografia del liceo lo abbiamo rivisto un paio di volte da solo dopo sposato quando capitava a Roma. Quando lo abbiamo saputo e’ stato un fulmine a ciel sereno. Noi siamo rimasti 4 amici legastissimi da allora sai? a Massimo avrebbe fatto molto piacere credo, due di noi per un breve periodo hanno anche “integrato” il lavoro normale con dei servizi fotografici come i professionisti, poi per mancanza di competitivita’ abbiamo smesso (tu che lo fai proprio per lavoro lo sai meglio di me quanto e’ difficile pagare l’affitto con la fotografia) ma tramite Massimo e la fotografia sono nate 4 amicizie per la vita. Sarebbe stato bello poter passare per Milano e andare a vederlo lavorare senza il fardello psicologico reciproco che hanno sia il professionista che l’apprendista.
    Mi hai fatto venire un idea su come poter cercare qualche foto di Massimo, devo provare attraverso canali diversi come moda o arredamento anziche’ direttamente col suo nome…
    Va bene, grazie per la chiacchierata Efrem, mi sono iscritto al blog, arrivano notifiche quando posti roba nuova?

    • sì Giulio, arriva la notifica ogni articolo nuovo.
      ti mando in privato – usando la mail che leggo – un contatto che può esserti di aiuto per la ricerca del lavoro di Massimo.
      ciao!

  2. Ciao, senza troppa retorica, inutile dirti che bel lavoro quando uno come Trussardi ne era soddisfatto. Senza offesa, le immagini lo credo sinceramente che siano impattanti, sembra di starci dentro al movimento, viene da scansarsi mentalmente in alcune. Pero’ il motivo per cui ti scrivo e’ che ho letto che eri amico di Massimo Montagnoli, anche io lo conoscevo, mi ha insegnato a fotografare quando ero un ragazzetto di liceo. Stavo girovagando in internet guardando se per caso la grande rete si ricordava di lui, magari trovare qualche sua immagine, e sono capitato in questo post(o). Quando ho visto la tua ricerca del mosso mi e’ rivenuto improvvisamente in mente quando a noi studenti raccontava come realizzava certi servizi “mossi” di arredamento, fuori orario con l’uomo delle pulizie di qualche mostra che lo guardava e diceva “vojo vede’ che viene fori quando esce in edicola”, non metto faccine perche’ non mi sembrano appropriate in questa circostanza ma non riescoa trattenere il sorriso…
    Scusa se te lo chiedo, dentro una falegnameria non si chiede dove sta un’altra falegnameria, ma sapresti mica reindirizzarmi verso qualche pagina web che contiene lavori o foto di Massimo?

    • ciao giulio. mi fa davvero piacere il tuo commento… sapere che ci si ricorda di massimo. purtroppo non so proprio dove indirizzarti. forse però una ricerca serrata in rete potrebbe dare qualche risultato. hai conosciuto sua moglie?

  3. Se il mosso avesse un suono… Quale sarebbe?
    Ho provato per un attimo a mettere a fuoco queste tue immagini, non ci sono riuscito, o meglio non sono riuscito a decifarle, ma credimi mi hanno restituito tanto sul piano emozionale… Non sono immagini nelle quali ho trovato delle risposte ma solo domande domande domande…domande…

    • dipende dall’ambiente valeriot… qui il suono è acido. urbano. un po’ punk forse.

      non decifrarle. non ce n’è bisogno. ma vale per tutto: non mi interrogherei mai troppo. prendi quello che ti arriva. come hai fatto.
      assolutamente domande… non ho una risposta. meglio no?

  4. L’universo mondo è una roba che a me non ha mai convinto.
    Invece, i mondi che ci hanno gli universi dentro, si.
    (E so rari)

    L’ho detto un po’ mocciescamente mi sa…!!!
    Scusami.
    Tutta colpa del tripudio di rosicamenti…… :|

  5. Non mi sorprende affatto.
    E se avessi possibilità di info, contatterei. Per sapere almeno.

    Tu del prodotto finale ne eri e sei -ancora oggi – soddisfatto?

    Ps. però tu non me fa rosicà che conservi ancora cose a riguardo che io non posso neanche immaginare :| oh

    :))

    • credo iara che basti andare sul sito di trussardi e girare un po’. ma dubito che ci sia ancora disponibilità.
      assolutamente sì che sono soddisfatto: coincido totalmente. poi può anche non piacere all’universo mondo. ma io coincido.
      be’ sai com’è, a proposito di rosicare, ho i negativi ben custoditi :)

  6. Grandissimo!!! Il lavoro, cioè tu, perché qui tutto coincide, perfettamente, tutto ha il volto chiaro di una allucinazione e la sobrietà di un equilibrio minuzioso. È una camminata a mezz’aria sopra un filo invisibile che attraversa lo spazio. Al diavolo il marketing d’oggi!!!!!

    • sai Claudio, c’è un libro “smembramenti” by nicholas royle – einaudi 1997, che lessi appunto l’anno dopo. un viaggio violento e allucinato nel mondo del funambolismo , del tattoo e del piercing estremo. tosto. e in fondo ha a che fare con tutto ciò.
      quello che non so dire è se oggi un marchio come Trussardi rifarebbe la scelta che fece allora. cioè in fondo quella di assecondarmi.

  7. Ottimo, bellissimo. Sono letture e visioni terapeutiche. È sempre interessante quando l’autore si apre ed in qualche modo guida attraverso i propri stati d’animo. Grazie.

  8. Ho riletto questo articolo a dicembre e ci pensai. Ora che è stato tirato fuori dal cilindro provo a chiederlo direttamente… Non è recuperabile in nessun modo, vero?
    Mi piace veramente tanto, tanto, questo tuo lavoro, tanto. E mi piace tanto, ma tanto, anche la forma cartacea che gli è stata data. Da quel che percepisco dalle foto del prodotto finale.
    Lo so che sono fuori tema riguardo l’argomento… Mi scuso. È che quando vedo un lavoro potente stampato (stampato!!!) mi “smuovo”. (tanto).
    Un lavoro datato 96/97 poi.
    (Ma io dov’è che guardavo io nel 1996 :| )

    • iara carissima, non ho idea se recuperabile o meno. quello che so è che quando uscito nel ’97 il prezzo era di 200 mila lire…
      quanto al cartaceo stampa fotografica, conservo qualcosa di allora. con dei neri potenti e dei bianchi immacolati. direi nulla a che vedere col bn digitale

  9. Veramente notevole, ottimo lavoro, bello riuscire a lavorare con gente che lascia spazio autoriale, sempre più difficile ormai.
    Complimenti ancora!

  10. bellissime, e come sempre “avanti” – anni luce rispetto ad oggi che vedo fotografi fino a ieri copia carbone di McCurry oggi innamorarsi di Ackerman.

    • il contemporaneo è la cronaca del rimbalzo forzato. a me non me ne è mai fregato niente. io sono per gli amori difficili.
      grazie laura.

  11. Disinvoltura, padronanza assoluta e una passione bollente distaccata: cocktail servito! Vilma ha ragione, bravo anche Trussardi

  12. bellissime foto, trovo che l’intervento creativo, la tua marcata intermediazione personale determinino una visione del tutto originale dello spazio urbano e di chi lo abita. gli effetti grafici mi ricordano certo cinema di alain resnais, certi suoi spazi visionari e surreali (piazza duomo con l’arengario sullo sfondo, piazza scala).
    un tuo progetto di 17 anni fa di taglio molto contemporaneo nel proporre l’idea di shape anziché di forma, come avviene anche in certa architettura moderna: la silhouette, la sagoma, il contorno grafico dissolto e impreciso conferiscono a cose e persone l’irreale bidimensionalità di una realtà fragile che sembra ritagliata nella carta.
    bravo anche trussardi, saper scegliere non è da tutti.

    • quello che mi affascina del mosso è lo stemperarsi del contorno, del limite della figura. in questo anche una forzatura della bidimensionalità fotografica.
      anche se ci eravamo già incontrati per un altro lavoro, molto più leggero, in realtà fu christoph radl a propormi. nicola trussardi ci ha creduto.
      mi chiedo se oggi sarebbe possibile un lavoro così libero per una monografia. in effetti proprio recentemente ho avuto la risposta: no… non possibile se il filtro diventa il marketing.

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