Enzo Mari – postmedia books

Enzo Mari o della qualità politica dell’oggetto 1953-1973, di Alessio Fransoni,
è il libro pubblicato a giugno di quest’anno da Postmedia Books.
Ho appena cominciato a leggerlo, mi sto orientando.
E mi sto orientando bene. Per chi di design vive è un obbligo.
Per chi di comunicazione visiva, pure.

Io no, nessun obbligo. Solo un piacere.
E se non fosse che l’immagine di copertina è un mio ritratto a Enzo Mari, probabilmente solo per una casualità fortunata l’avrei incontrato.
È infilato in una nicchia, cioè il mio luogo di adozione. Quindi la probabilità di incontrarlo indipendentemente dalla copertina c’era.
Comunque non è andata così.

Ma così: mi scrive a inizio giugno Gianni Romano che oltre a essere davvero tante cose, oltre a essere trasversale, è publisher presso l’editore Postmedia Books.
E mi chiede di questo ritratto. Che ha visto sul mio sito suppongo.
O da qualche altra parte: originariamente era un assignment per INTERNI magazine.
Ne parliamo in generale. E nel dettaglio della grafica di copertina, mandandomi un esempio.
Mi piace. Molto. Minimal, semplice: non c’è bisogno di strillare.

Enzo Mari by Efrem Raimondi - postmedia books -All Rights Reserved

Non è un’istantanea ma un posato, anche se per me non c’è alcuna differenza, nessuna nobiltà precostituita dell’una a scapito dell’altra.
Ho chiesto a Enzo Mari di abbassare leggermente il viso. Non era molto convinto.
Architetto, mi faccia una cortesia… mi segua, so esattamente cosa sto facendo.
E così è stato. Se avesse declinato non avrei insistito. Non avrei forzato di un secondo né il suo né il mio tempo.
Non è il mio lavoro convincere.

Non lo faccio mai. Con nessuno.
Per il semplice motivo che non si fa, non si forza oltre la soglia lecita. Che sì è variabile, ma il limite è immediatamente percepibile. E ognuno ha il suo.
In fondo la vera relazione in un ritratto è data da questa dialettica.

Ringrazio Gianni Romano di avermi scritto.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Enzo Mari o della qualità politica dell’oggetto (1953-1973)
di Alessio Fransoni.
postmedia books 2019
Illustrato 15 x 21 cm.
192 pagine. Brossura
€ 19,00

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Don Gallo – Una fotografia

Questa immagine di don Andrea Gallo è stata realizzata il 5 dicembre 2009.
Finalizzata alla copertina del suo libro Così in terra, come in cielo uscito nel febbraio 2010. L’ultimo libro del ”prete di strada” per Mondadori. Poi basta.
Come lui, su questo fronte, solo Giorgio Bocca.
Altri autori non pervenuti, a proposito di coerenza…

Don Gallo by Efrem Raimondi - Così in terra, come in cielo - MondadoriLa genesi di questa copertina è interessante. Perché è ciò che assolutamente non doveva essere. Che anzi neanche era immaginabile.
A testimonianza del fatto che l’improvvisazione e la capacità di cambiare in corsa è una prerogativa che si deve avere.
Non dichiarata ma richiesta nelle specifiche di un assignment.

Può anche andar male. Ma a volte se non cambi in corsa va certamente male.
Le situazioni non coincidono sempre con il quadretto che ti sei fatto. O che altri hanno fatto in tua vece.
Sul campo, che è roba più ampia e complessa di una riunione preliminare, ci sei tu e la responsabilità è tua. Sempre.
Anche se fai macro in giardino.
Assumersela significa sostenere ciò che fai mentre lo stai facendo. Mica dopo.
Dopo tu sei muto. Per te parla ciò che si vede. Stop.
Vale per tutto, cosiddetti progetti inclusi.

Quando dico copertina mi riferisco a una singola immagine.
Ma il ventaglio prodotto è ovviamente più ampio.
In questa circostanza sei immagini per due set.
Poche? Non lo so. Son sempre stato moderato nello scattare.
Talvolta decisamente castigato. Sarà stata la scuola banco ottico, non lo so.
E il digitale non mi ha cambiato significativamente.
Non è né giusto né sbagliato: ognuno trova la propria misura.

In redazione se n’era discusso dettagliatamente di questo libro.
Ma io non conoscevo personalmente don Andrea Gallo…
Tutto preciso: l’immagine di un uomo predisposto al sorriso, anzi alla risata… un po’ pretaccio di strada… un barricadero gioviale. Esagero un po’.
Già, e tutt’intorno disagio sociale, prostituzione, alcolismo, tossici. E altro.
Comunità di San Benedetto al Porto, Genova, lì a chiacchierare aspettando che lui arrivasse. Ma non arrivava mai e nessuno sapeva dove fosse.

Non ero esattamente in un salottino dell’800 e non sorseggiavo Sherry.
Ma è stato molto meglio.
Anche per capire che bisognava cambiare rotta al percorso che
mi riguardava.
Quando è arrivato era buio pesto e io sotto la doccia a Milano.
Per cui la settimana dopo appuntamento alla Trattoria A’ Lanterna, gestita dalla comunità – adesso la gestione è altra e tutto cambiato mi dicono.
Giusto per fare due chiacchiere tra un boccone e un bicchiere di vino m’ha detto don Gallo al telefono.

Bene. E più bocconi e più chiacchiera, più il telaio redazionale andava a ramengo.
Perché di fronte avevo una persona sottile e complessa. Profondamente arguta.
E cinica nei confronti del potere e della fama. Della ricchezza smargiassa.
Gesuitico nell’eloquio mi stava convincendo che in fondo non era poi così necessario fare questa copertina, cioè qualsiasi copertina lui presente.

Don Gallo a chiacchierare, io ad ascoltare. Ma decorosamente attivo.
Entrambi molto seduti: la rappresentazione dello stallo.

Poi scorgo la mia assistente guardare l’orologio: le tre pm!
Bellissima chiacchierata: andiamo a far queste benedette  fotografie don Gallo, dai…

Prima in una zona del Porto Nuovo se non ricordo male.
Scatto. Ma non mi convince.
Ci spostiamo allora dall’altra parte, Porto Antico zona Magazzini del Cotone.
Nel tragitto guardo sul portatile i jpg. E più li guardo più emerge una figura alla Simenon, quasi un Maigret.
Ma che c’entra un commissario? Invece caratterialmente me lo ricorda eccome don Gallo.
Un quarto d’ora dopo insisto. Controluce, bn preimpostato mentalmente, Lastolite a schiarire.

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights ReservedA mano libera. Micromosso che ride mi piace.
Non basta. Non ancora.
Fermo fermissimo; sguardo in macchina come una fucilata; io un po’ più alto…
Questa sì. Questa è esattamente quella che cercavo:

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights ReservedMi piace davvero, ma so che non sarà mai la copertina.

Intanto sono le quattro e qualcosa.
Praticamente tramonto al 5 di dicembre. Non ho molto tempo.
Monto un ring flash, piccolo, e provo la luce al volo… quasi ci sono. Ma sai che faccio?
Do via libera al flash incorporato, tengo il ring a un quarto di potenza e piazzo l’Hasselblad a f 8, me ne frego e scatto…

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights Reserved Scatto fino alle 16,23. L’ora esatta della cover.

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights ReservedTutto ciò che di norma non va fatto l’ho fatto.
Incluso il grandangolo – paragonabile a un 35 mm scarso, che però non fa testo perché praticamente lo uso sempre.

In Mondadori all’inizio sono titubanti, scettici: c’entra niente con tutto quello che ci siamo detti. Vero.
Poi qualcuno che evidentemente ha voce in capitolo dice che è perfetta.
E chi se ne frega se non rispetta il brief, evidentemente era sbagliato.
Ha detto proprio così.

Io ci ho creduto durante. Anche se avessi preso una sberla poi.

Di don Andrea Gallo ho un ricordo indelebile.
Rafforzato da una attualità indecente.

©Efrem Raimondi – All Rights Reserved

Assistente fotografia Emanuela Balbini.

N.B. Questo articolo l’ho pubblicato la prima volta nel 2013.
Rivisitato, lo ripubblico adesso. Per diversi motivi.

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Ugo Mulas – Vitalità del negativo

Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70 è stata una mostra sull’avanguardia italiana: 1970, Palazzo delle Esposizioni, Roma, a cura di Achille Bonito Oliva.
Ugo Mulas racconta il suo tour con delle immagini nette, semplici, potenti.

S E M – P L I – C I !
Vitalità del negativo, questo libro, è proprio questo.
E nient’altro. Provaci…
E sta tutto nell’assioma di Mario Merz:

Abbandono di uno spazio pratico
per uno spazio teorico.

Ugo Mulas - Efrem Raimondi BlogAnche se qualcuno è indotto a crederlo, non siamo per niente nel concettuale.
Perché il pensiero, qui, ha forma.

Un libro del 2010… trentasette anni dopo la scomparsa di Mulas.
Inattuale?

Meravigliosamente inattuale!
È quando la fotografia non si misura più col tempo quotidiano.

Neanche con quello storico.
È quando, leggera, sorvola sulla criticità umana e la sua pedanteria logica.

Non c’è un solo punto esclamativo… ma un rigore espressivo trasversale.
Siamo fuori dall’attualità. Proprio non riguarda questo Mulas.

Siamo da un’altra parte… in un luogo totalmente fotografico che si misura esclusivamente con la visione dell’autore.
Ed è visibilmente così, basta sfogliare: perché il pensiero non è il pensare.

Si pensa prima, dopo… mai durante l’azione. Che è il tempo in cui il pensiero diventa forma, espressione.
E finalmente cessa di essere una pratica onanista, un’eco concettuale… una ossessiva rottura di coglioni.

Un libro dall’alto peso specifico: ci sono due Verifiche, la 1 e la fondamentale Verifica 3 sul tempo fotografico; ci sono le riflessioni di Ugo Mulas; ci sono le note degli autori ritratti.
Insomma è proprio un libro. E un’opera modernissima.

Curato da Giuliano Sergio in collaborazione con Archivio Ugo Mulas e Incontri Internazionali d’Arte.
Un libro che nasce tra il 1971 e il ’72 quando lo stesso Mulas consegna il progetto a Graziella Leonardi Buontempo – sua la prefazione.
E poi… poi la morte, la perdita della maquette originale, vicende alterne che ne hanno impedito la pubblicazione.

Sembrava non ce l’avrebbe fatta.
Invece eccolo qua.
Ed è splendido.

Ugo Mulas - Efrem Raimondi BlogUgo Mulas - Efrem Raimondi BlogUgo Mulas - Efrem Raimondi BlogUgo Mulas - Efrem Raimondi BlogUgo Mulas - Efrem Raimondi BlogUgo Mulas - Efrem Raimondi Blog© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Ugo Mulas. Vitalità del negativo
Johan & Levi Editore, 2010.
210 pagine, illustrato, rilegato, 29 x 24,5 cm.
€ 55,00
N.B. Esistono due edizioni: italiana e inglese.

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Photo Generation – Michele Neri

Photo Generation - E.R. blog

Photo Generation, una riflessione di Michele Neri in forma di libro.
Il soggetto è la transizione che stiamo vivendo: sia chi produce coscientemente fotografia, sia chi non ne ha la più pallida idea e produce fotografie a pallet, smartphone alla mano. Come fosse una baionetta. Ma anche una zucchina.

Questa riflessione ha un grande pregio, subito all’inizio: si pone delle domande.
E le rimbalza con precisione.
Una in particolare: Cosa glielo fa fare? Ai fotografi, in quest’epoca qui…
Ma anche prima, cosa glielo faceva fare, ai fotografi, di essere così ostinati nel perseguire la propria idea di fotografia?
Per quel che mi riguarda una risposta ce l’avevo prima e a maggior ragione adesso.
Ne ho già scritto per cui evito.

La domanda di Michele Neri è però soprattutto rivolta ai fotoreporter, ai fotogiornalisti.
Che sono il principale destinatario di questa e di altre riflessioni sul fronte professionale.
Ma modulando, la questione riguarda tutti.
E le domande, tutte quante, assolutamente trasversali.
Compresa quella sull’estetica dei magazine; sull’etica in fotografia; sull’importanza dell’editing e dell’archivio; sulla vulnerabilità della nostra immagine e il rapporto con la privacy; sulla divulgazione; sulla leggerezza e inconsapevolezza della manipolazione… su un sacco di roba assolutamente attuale.
Che viviamo quotidianamente. Poco consapevolmente nella maggior parte dei casi.

È tutto un altro mondo questo. E sono passati solo una decina d’anni da quando a tutti è stato chiaro che nulla sarebbe più stato come un attimo prima.

Michele Neri ha diretto l’agenzia Grazia Neri per diversi anni, da un certo punto sino alla fine, fino al 2009.
Quando è stato costretto a chiuderla.
Il suo punto di vista ha un peso specifico.
E mi ricordo quando nei primi 2000 fondò la prima community al mondo dedicata alla promozione e pubblicazione di immagini prodotte coi primi cellulari fotocamerati.
Col fotogfrafo Marcello Mencarini.
Insieme diedero vita a MAKADAM un free press che pubblicava solo immagini prodotte col telefonino.
Non diedi molto peso alla cosa. E sbagliavo. Tant’è che l’iPhone lo uso da un po’ d’anni. Anche per lavori veri e propri con tanto di committenza.
Anche per mostre.
Sbagliavo…
Ma è quando non ti accorgi che la tecnologia sta per sconvolgere il tuo mondo.
E prima non ci pensi. Poi subisci. Poi ti accorgi che puoi usarla pro domo tua.

Occorre più che mai, oggi, una riflessione sul rapporto con la tecnologia e le dinamiche di cambiamento.
Siamo in un limbo… prima torniamo ad essere soggetto e prima ne usciamo.

Meglio di prima.
Perché la complessità che stiamo affrontando non ha precedenti.
Ed è trasversale come non mai.
Riguarda tutta la fotografia. E i derivati…

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Photo Generation, Michele Neri.
2016, Gallucci.
112 pagine, brossura con alette, 15 x 21 cm.
€ 12,90

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Gioele #1 by Fabio Moscatelli

Gioele #1. Quaderno del tempo libero: titolo per esteso.
Io non lo chiamo neanche progetto.
Che data l’inflazione, solo a scriverlo, mi viene la nausea.
Questo non lo è. Questo è un libro meraviglioso.
Con un peso specifico editoriale alto.
E una densità che si riscontra raramente.
Bello, bello, ma proprio bello!
Fabio Moscatelli l’autore… il coautore, ci tiene a precisare.
Perché Gioele è stato soggetto attivo.
Gioele è un bambino autistico.
E sull’autismo sappiamo non molto.
Io niente.
Però intercetto questo libro, non ricordo neanche come, e lo compero http://www.dollseyereflex.org/shop/    – scorrere
E quello che vedo, tutto quello che sfoglio, mi rende felice.
Poi contatto Fabio.
Ed eccoci qui.
Con una breve chiacchierata.

La speranza di un mondo diverso, in una Fotografia migliore, alta, risiede in noi.
È nelle nostre mani.
In uno sguardo educato che sa perfettamente cosa lo riguarda.
E ce lo restituisce.
Ormai lontano, molto lontano salvo alcune eccezioni, dall’establishment editoriale.
Sempre più confuso.
E soprattutto lontanissimo dalle frenesie pseudo autoriali.
Che di artistico e autoriale non hanno niente.
Personalmente mi fanno sorridere. Anzi ridere.

Qui no. Qui la semplicità è davvero soggetto.
Ed è difficile a farsi.
Finalmente un po’ di ossigeno.

ER – Partiamo subito dalla questione centrale: perché questo lavoro? Da che urgenza nasce?
Non pensare troppo… come fosse un’intervista!
Fabio Moscatelli – La fotografia è un mezzo di comunicazione ma anche di ricerca. Ero ignorante in materia di autismo e al tempo stesso quasi affascinato: attraverso amicizie comuni ho conosciuto Gioele e con lui un mondo davvero particolare, fatto non soltanto di stereotipi legati a questo tema così delicato e per certi versi ancora misterioso
Perché affascinato?
Per quell’aspetto quasi fiabesco e romantico che spesso cinema, ma nel mio caso il riferimento è alla letteratura, hanno cercato di trasmettere.
Toccare con mano, vedere con i propri occhi è naturalmente più veritiero e restituisce una visione al netto dell’interpretazione fantasiosa.

Quali i riferimenti letterari?
Uno su tutti Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, di Mark Haddon.
Dove un bimbo affetto dalla sindrome di Asperger assume le vesti di un piccolo Sherlock Holmes per risolvere un piccolo giallo.
Libro divertente, utile forse anche a scuola, ma che descrive una realtà poco verosimile…
Asperger?
Il cosiddetto autismo ad alto funzionamento, quello che in parole povere potrebbe essere facilmente riscontrato nelle persone geniali: ma è a tutti gli effetti una forma di autismo.

Quali sono gli stereotipi intorno all’autismo?
L’isolamento di chi vive questa condizione, l’alienazione e l’impossibilità di comunicare con l’esterno.
È pur vero che le casistiche sono molteplici ma è altrettanto vero che gli autistici hanno un modo personale di comunicare e di vivere l’esterno.
A tal proposito la definizione più calzante in merito è questa: l’autismo è una diversa percezione del mondo attraverso i 5 sensi.
Per esempio?
Ad esempio il sottofondo, o meglio il brusio che i normodotati possono avvertire in un centro commerciale, viene percepito come un boato continuo da una persona affetta da autismo.

Chi è Gioele?
Gioele è un ragazzino che si sta affacciando all’età adolescenziale, con le sue stravaganze, la sua quotidianità fatta di gioie e delusioni e le difficoltà legate a questo delicato passaggio.
Tempo fa mi dicesti che il soggetto di questo libro è il bambino, non la malattia. Tuttavia questo è un percorso sulla condizione autistica. O no?
Senza dubbio, ma non ho mai voluto rendere protagonista la condizione, non considero l’autismo una malattia.
Ho seguito Gioele nella sua quotidianità evitando di scattare determinate situazioni. Uno dei complimenti più belli ricevuti, anche se arrivato come critica, è stato “bel lavoro ma non sembra autistico!”

Come è nato il vostro rapporto “lavorativo”? Come ha reagito inizialmente alla tua richiesta di fotografarlo? E i suoi genitori hanno acconsentito con o senzza remore?
Il nostro rapporto è nato con il tempo, mentre i genitori sono stati disponibili da subito.
Inizialmente non è stato facile… per un adulto è sempre complicato farsi accettare da un bambino. All’epoca Gioele aveva 10 anni. E dopo aver accettato me, ha accettato anche lo strumento fotografico tanto da realizzare alcune fotografie che fanno parte del libro.
Oggi posso dire tranquillamente di considerarlo quasi un figlio, con tutto il rispetto per i suoi genitori.

Ah! Quindi ha partecipato anche in termini di produzione fotografica!
Come? Con un suo mezzo… con il tuo…
Non solo! Molta della sua normale produzione fa parte del libro: i suoi disegni in cui compaiono animali degni di una mente tolkieniana sono parte integrante ed in qualche modo interattiva. Inizialmente ha scattato con la mia macchina fotografica, dopodiché per curiosità di entrambi con una snapshot.

Quindi potremmo dire che questo libro è una produzione a due…
Ho sempre considerato Gioele il coautore, parlo sempre del nostro libro, non del mio. È un segnale molto forte secondo me.
Un bambino autistico che realizza un libro, qualcosa di impensabile per molti!

Già… dunque Gioele aveva 10 anni quando avete iniziato: questo racconto è la sintesi di un percorso durato quanto tempo?
Sono due anni è mezzo che ci conosciamo e noto quanto Gioele sia cambiato: non è più un bambino, la voce è cambiata, sono spuntati i primi radi peli sul viso e la prima acne giovanile. È bello per me sentirmi parte della sua crescita.
Be’, un bellissimo percorso insieme. Davvero insieme.
Non amo tanto definire per generi la fotografia, almeno quella maiuscola – e questa lo è: diresti che è un reportage? E se no, cosa?
Non è un reportage ma un percorso condiviso tra un adulto ed un bambino speciale, tradotto in immagini.
Che poi sI fa spesso un abuso spropositato del termine reportage…. il mio è un diario da conservare e da riguardare un domani, magari insieme a due adulti come Gioele e mia figlia Syria.
La fanciulla che compare con Gioele?
Esatto, un altro aspetto che impreziosisce questa esperienza.
Seppur distanti per età e sesso sono diventati grandi amici, senza barriere di alcun tipo, senza distanze.

In qualche immagine Gioele si nega: o coperto da un lenzuolo o di spalle dietro a una tenda… c’è un motivo?
No, non si tratta di una negazione, piuttosto di momenti spontanei, forse particolari ma spontanei. Gioele in questo senso non si è mai opposto, anche quando magari ho ritenuto utile e preziosa una foto in posa.

Il titolo… quel #1 fa pensare che ce ne saranno altri.
È mia intenzione dare un seguito a questo primo capitolo: parlavo prima della fase di cambiamento, dell’attuale età adolescenziale di Gioele… ecco, è un aspetto che mi interessa molto… cercare di dare un seguito sottolineando questo delicato passaggio e realizzare un quaderno diverso, non più quello di un bambino bensì di un ragazzo.

Parliamo del libro: nel retro di alcuni inserti c’è sempre una frase, cosa rappresenta?
Sono pensieri liberi di un libero pensatore come Gioele.
Nessuna relazione con l’immagine?
Non necessariamente, anzi quasi mai. Sono estrapolati dal suo quaderno del tempo libero, che ha dato il titolo al libro.

Chi e con che ruolo ha partecipato alla cucina del libro?
Lo studio Der Lab, di Roma, di Irene Alison e le sue collaboratrici Agnese Capalti e Alessandra Pasquarelli.
La mia partecipazione emotiva era troppo grande per poter realizzare tutto da solo.
Ad esempio sarebbe stato impossibile per me rinunciare a una fotografia in fase di editing, sarebbe stato come cancellare un momento di vita insieme. E così è nata questa collaborazione.
Der Lab ha fatto la curatela, e io sono l’editore.
E l’art direction?
Ci ha dato lo spunto Gioele stesso, che ha un vero quaderno in cui raccoglie le sue creazioni grafiche e testuali.
Ecco volevamo riprodurre proprio questo concetto, il tutto è stato sempre condiviso con me, che ho sempre avuto l’ultima parola. L’art direction vera e propria è di Irene Alison e Alessandra Pasquarelli.

Il tuo è uno sguardo molto delicato ma potente: cos’è per te fare fotografia?
Scoprire e contemporaneamente esprimere me stesso… nella mia fotografia ci sono io, il mio pensiero, la mia essenza. In due parole prima ancora del fotografo c’è l’uomo.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

 

Gioele #1 - Fabio Moscatelli - Efrem Raimondi Blog

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Gioele #1 - Fabio Moscatelli - Efrem Raimondi Blog

Gioele #1. Quaderno del tempo libero, 2015 – Fabio Moscatelli.
54 pagine, illustrato, con inserti + stickers + taccuino.
Rilegato a spirale – 26,5 x 18 cm.
€ 35,00

La prima edizione è stata stampata in 150 copie numerate e firmate – sold out – cui è seguita una seconda edizione di 100 copie.
Parte dei proventi di questo libro sono destinati a Gioele per contribuire a realizzare i suoi desideri di bambino/ragazzo e venire incontro alle sue grandi esigenze di persona affetta da condizione autistica.

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Una poesia che non c’entra

 

Efrem Raimondi - Blog


Una poesia che non c’entra.
Due appunti che non c’entrano.
Una Polaroid che c’entra eccome.
Luogo e data fermi lì.

Una visione unica.
C’entra tutto.
E ciao.

© Efrem Raimondi. All rights reserved

 

Bertolt Brecht - Efrem Raimondi - Blog

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Bertolt Brecht
Das Schiff – La nave
Da Libro di devozioni domestiche, 1927.
Ed. It. Einaudi, 1964.
Traduzione Roberto Fertonani

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Giovanni Gastel – Autobiografia

Giovanni Gastel - Efrem Raimondi Blog

Giovanni Gastel, Un eterno istante. La mia vita…
Un’autobiografia. Di quelle decisamente vere.

Dovevo passare un po’ di ore in treno. Luogo ideale per leggere.
E così ho fatto.
E così ho lasciato fuori l’Italia sgangherata che attraversavo.

Lettura piacevolissima. Leggera. Densa. Sfumata. Ricca.
Dove le cose si dicono. E non si gira intorno.
Che ti porta anche altrove.
E ce n’è bisogno.
Per chi è fotografo, per chi conosce Gio, una conferma.
Perché lui è esattamente così.
Almeno per quel poco tempo che ci si conosce, è proprio lui…

Mi concedo una piccola nota personale. Però utile.
Lo scorso marzo, eravamo insieme per chiacchierare di una roba e poi:
”Ma Efrem, non ti ho mai ritratto?”
No… non mi hai mai ritratto Giovanni.
Ed ero curioso… un fotografo che ritrae un fotografo.
Poi me, che non amo stare dall’altra parte. Non è più il tempo.
Ma le eccezioni esistono.
Gentilissimo e leggero… in un quarto d’ora, venti minuti, mi sono trovato ritratto – sviluppato – stampato – dedicato – incorniciato.
E quello che ha restituito non sono io.
È lui.
Cioè quello che per me conta.

© Efrem Raimondi. All rights reserved

Giovanni Gastel - Efrem Raimondi Blog Giovanni Gastel - Efrem Raimondi Blog Giovanni Gastel - Efrem Raimondi Blog Giovanni Gastel - Efrem Raimondi Blog


Un eterno istante. La mia vita
, Giovanni Gastel.
2015, Mondadori.
144 pagine + XXXII pagine di tavole fuori testo.
Rilegato con sovraccoperta, 14×21 cm.
€ 16,90.

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Ponchielli – 10 anni

Ponchielli - Efrem Raimondi blog

 

Il premio Ponchielli ha 10 anni…
Voluto nel 2004 dal GRIN – Gruppo Redattori Iconografici Nazionale – per ricordare Amilcare Ponchielli, il primo photo editor italiano.
Mi ricordo bene Amilcare… l’ho incrociato e ci ho chiacchierato diverse volte in Rizzoli, ad Amica. Anche se credo di avere collaborato con lui solo a un paio di redazionali. Un po’ di tempo fa…
L’ho conosciuto tardi, e mi spiace moltissimo. Perché mi piaceva davvero: persona di poche parole, ma precise e dirette.

Lo sanno tutti, è un premio prestigioso: un premio per un progetto fotografico adatto alla pubblicazione su un periodico oppure online.
Come si legge nella prefazione di 10 Fotografi 10 Storie 10 Anni, il libro che appunto festeggia il decimo anno del premio.
Sì, c’è anche del reportage… ma anche no.
Mi viene da dire che c’è semplicemente della fotografia.
Semplice e complessa… fotografia insomma.
Complessa, non complicata…
Cioè prodotto di talento e capacità espressiva.
E siamo sempre qui: il fulcro è il linguaggio, come lo moduli è affar tuo.

Dieci anni undici autori: Alessandro Scotti – 2004, Giorgia Fiorio -2005, Massimo Siragusa – 2006, Lorenzo Cicconi Massi – 2007, Paolo Woods – 2008, Martina Bacigalupo – 2009, Andrea Di Martino – 2010, Guia Besana – 2011, Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco – 2012, Fabio Bucciarelli – 2013.

Diversi e tutti molto autorevoli gli interventi scritti.
Ma io cito solo Mariuccia Stiffoni Ponchielli perché dice questo: Tutti i progetti che hanno vinto il Premio Ponchielli o che sono stati segnalati rappresentano la speranza che parole e immagini ripartano da un punto zero verso un pensiero attivo, una coscienza critica, una capacità di giudizio libera.
Bellissimo!
Mi piacerebbe che i magazine lo stampassero in cima al colophon.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Ponchielli - Efrem Raimondi blogAlessandro Scotti, 2004

Ponchielli - Efrem Raimondi blogGiorgia Fiorio, 2005

Ponchielli - Efrem Raimondi blogMassimo Siragusa, 2006

Ponchielli - Efrem Raimondi blogLorenzo Cicconi Massi, 2007

Ponchielli - Efrem Raimondi blogPaolo Woods, 2008

Ponchielli - Efrem Raimondi blogMartina Bacigalupo, 2009

Ponchielli - Efrem Raimondi blogAndrea Di Martino, 2010

Ponchielli - Efrem Raimondi blogGuia Besana, 2011

Ponchielli - Efrem Raimondi blogTommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, 2012

Ponchielli - Efrem Raimondi blogFabio Bucciarelli, 2013

Ponchielli - Efrem Raimondi blog

© All Rights Reserved

10 Fotografi 10 Storie 10 Anni – Premio Ponchielli 2004-2014.
Contrasto, 2014.
224 pagine, illustrato, rilegato, 21×19 cm.
€ 24,90.

Inoltre il GRIN sta preparando una mostra a riguardo, che si terrà alla Galleria San Fedele di Milano il prossimo mese di marzo.
Diverse le possibilità di adesione. Qui il link con tutte le info:

MOSTRA

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