iDyssey – Stefano De Luigi


Che cos’è la condivisione?
Accettare senza alcuna remora e distinguo un soggetto che è altro, e rendere pubblico questo tuo stato.
Quando è giusta?
Quando sai che il patrimonio espressivo in questione ti riguarda.
Non è importante che il linguaggio coincida, ognuno ha il proprio.
Ciò che conta è il patrimonio. In qualche modo la matrice.
E questa sì, è un differenziale.

Conosco Stefano De Luigi da quando entrambi eravamo in Contrasto.
Lo stimo molto. Per il suo lavoro e per la persona che è.
Eppure non ci siamo visti tantissime volte. La matrice, appunto.
Nel suo lavoro io riconosco qualcosa che appartiene anche a me.
E voglio condividerlo.
Cominciando con un suo video, parte integrante di questo percorso, iDyssey, e prodotto dal New Yorker… tutto iPhone.

Stefano De Luigi - Efrem Raimondi Blog

iDyssey, sarà in mostra a Parigi il 30 ottobre.
Questo il link con tutte le informazioni, per chi, a sua volta, voglia condividerlo e sostenerlo.

Stefano De Luigi - Efrem Raimondi Blog

Vero… noi fotografi siamo individualisti. Ma non ciechi.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

David Chipperfield in Galicia. Report

David Chipperfield - Stefano Core by Efrem Raimondi

34 ore per un solo ritratto.
34 ore leggere.
Senza trambusto… come mi piace adesso, che un po’ di cose sono cambiate.
E io con loro.
34 ore in luce piena. Anche di notte. Perché la luce si sceglie.
Corrubedo, Galizia, Oceano mare – qualsiasi riferimento a Baricco è inopportuno.
David Chipperfield e Stefano Core, amministratore delegato di Driade.
Questo l’assignment di Grazia Casa, magazine Mondadori.
Ma già che c’ero…

Già che c’ero mi sono guardato attorno, e mentre guardavo scattavo. Un po’ con l’iPhone e un po’ con la Nikon… e questi sono gli unici due strumenti che avevo, estremamente accondiscendenti e rapidi. No computer, no generatori e flash. No assistenti: per come avevo pensato di lavorare ero di troppo anch’io.
Se si potesse ridurre tutto alla minima presenza si brucerebbero meno energie. Cioè meno ossigeno.
Questo è l’unico vantaggio immediato del digitale.
E col ritratto che da un po’ rifletto, è un vantaggio vero.
Non sempre possibile. Ma questa volta sì.
Per me è quasi come tornare all’origine, che mettevo dei rulli in un sacchetto di plastica e in tasca una compatta.
L’inconveniente era che non sembravo molto credibile quando arrivavo a destinazione… certe facce!
Forse anche adesso. Ma io non me ne accorgo e mi godo le facce che trovo.

Questo sembra un report… ma è più simile all’idea che ho di redazionale, sponda iconografica.
Un racconto breve di 34 ore impegnate per un solo ritratto.
Ma già che c’ero…

Madrid airport by Efrem Raimondi

Santiago de Compostela airport by Efrem RaimondiVigo airport by Efrem Raimondi

Santiago de Compostela - sky by Efrem RaimondiTre aereoporti: Madrid, Santiago de Compostela, Vigo… non quelli di Milano Malpensa e Milano Linate al ritorno, che non ci ho neanche pensato.
E un solo cielo, quello sopra Santiago mentre si atterrava nel giallo serale.
Non ero mai stato in Galizia… un verde totale. Ma proprio tanto.
Poi un’ora di macchina per arrivare a Corrubedo, in faccia all’Atlantico.
Ma se il mondo finiva alle Colonne d’Ercole, qui dov’era?
Mentre girovagavo per casa Chipperfield alla ricerca di un punto fotografico per il giorno dopo, me lo chiedevo… qui dov’era? E cos’era?
Una luce lunga, di quelle che sembrano non spegnersi mai…
In mezzo una snap a Stefano Core mentre David Chipperfield cucina una pasta alle sarde.

Corrubedo. Galicia. View from David Chipperfield's house, by Efrem Raimondi

Stefano Core by Efrem RaimondiCorrubedo. Galicia. View from David Chipperfield's house, by Efrem Raimondi

Il mattino dopo comincio con un’istantanea a Elisa Astori, direttore marketing Driade, e poi il motivo per cui sono qui, David Chipperfield e Stefano Core. Insieme. E una no.

Elisa Astori by Efrem Raimondi

David Chipperfield and Stefano Core by Efrem RaimondiDavid Chipperfield and Stefano Core by Efrem RaimondiDavid Chipperfield and Stefano Core by Efrem Raimondi

David Chipperfield by Efrem RaimondiAppena fatto questo ritratto singolo ho pensato che avevo finito.
34 ore. All-inclusive.

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Fabriano – Due giorni

 

Efrem Raimondi a Fabriano

È molto semplice: il 13 e 14 di questo mese sarò a Fabriano, al Laboratorio Sociale Fabbri.
Cioè un centro sociale. Con forte presenza femminile.
È ancora più semplice: non sono mai stato in un centro sociale a chiacchierare di fotografia.
Che poi non sarà un chiacchierare… sarà come in altri spazi nei quali mi sono presentato per delle lectio magistralis, come si usa dire. Uguale: io sono la stessa persona.
E soprattutto lo stesso fotografo.
Quando Valeria Carnevali mi ha proposto questa due giorni, non ho avuto alcuna esitazione.
Detto e ridetto, nessun luogo è più deputato di altri a priori.
Conta solo chi incontri.
Devo ammetterlo… mi affascina molto.

Visto che il secondo giorno è dedicato alla lettura portfolio, ripropongo questo post:

Efrem Raimondi Blog

Per informazioni più specifiche: ripartefestival@gmail.com
Questa la pagina FB dell’evento:
https://www.facebook.com/events/529145290548879/?ref_dashboard_filter=upcoming

Forse

maybe, Efrem Raimondi

“Ma davvero sei fotografo?”
“No, per finta. La fotografia è finzione.”

La domanda mi è stata posta in un bar.
Nello stesso bar la risposta.
È andata così. Ma non c’è mai una risposta univoca. Salvo in casi estremi o immediatamente pratici, tipo “Vuoi del bourbon?”
O sì, o no. Forse, non è una risposta.
“Forse…”
Ecco fatto… poi facci sapere.
In fotografia, essendo un altro mondo, una realtà parallela ma in quanto tale non coincidente, FORSE è la condizione.
La fotografia decalcomania, quella che aveva nella catalogazione del mondo il suo motivo di esistere, è sparita. Forse.
Ma da una cifra, appena s’è stufata di fare gara di realismo.
La fotografia assertiva, quella che si prende la briga di affermare semplicemente se stessa, è quella che a me interessa.
E qui sì che c’è una coincidenza e riguarda la visione dell’autore.
Che è una finzione, una simulazione di realtà.
Qualsiasi cosa ritragga è una rappresentazione del sé.
Dico subito che non me ne frega niente di scadere nella sociologia spicciola e nella psicologia, spicciola anche lei, e cominciare a disquisire sull’uso degli smartphone negli asili e il loro impatto sulla famiglia moderna… che s’impattassero pure.

Quindi il soggetto della fotografia è se stessa.
Ed è superfluo invece sapere in che percentuale sia prossima alla realtà. O peggio, alla verità.
Mi preme sintonizzarmi con ciò che rappresenta. Di più! Sul come lo rappresenta.
In sostanza mi interessa la rappresentazione della realtà e la sua manomissione. Il grado di possesso dell’autore.
Quando il mondo vide Morte di un miliziano di Robert Capa, 1936, i peana non si contarono. E andarono avanti fino ai primi ’70, quando si cominciò a dubitare dell’autenticità della fotografia.
Prego??? Già, perché pare, si dice, ci sono prove, analisi e dibattiti che invece no: il miliziano è soggetto sano e vegeto, mentre fuma sigaretta, in fotogrammi successivi; che il miliziano è caduto due volte; che non nei pressi di Cordova ma in località Cerro Muriano e poi e poi non mi dilungo, tanto è tutto noto.
Questa fotografia è stata l’icona del reportage, la foto delle foto… e adesso no, che mica si fa così, che Capa ci ha preso tutti per il culo.
Che smacco! Che smacco?

Susan Sontag - Efrem Raimondi Blog

Susan Sontag in Sulla fotografia, nella prima edizione del 1973  – Einaudi 1978 – dice:
Le conseguenze della menzogna sono necessariamente più importanti per la fotografia di quanto potrebbero mai esserlo per la pittura in quanto le fotografie avanzano pretese di veridicità che non potrebbe mai avere un quadro.
Quando lo lessi da ragazzo mi piacque molto. L’ho sfogliato recentemente e ho riletto le precise sottolineature che feci allora: ecco, adesso sarebbero molte meno.
Non so dire se all’epoca della sua pubblicazione la Sontag fosse al corrente o meno dell’ambaradan che si stava mettendo in piedi intorno al miliziano di Capa. Presumo di sì.
A scanso di equivoci in Davanti al dolore degli altri, Mondadori 2003, che invece trovo comunque molto interessante dice: L’efficacia di “Morte di un miliziano repubblicano” sta nel mostrarci un momento reale, catturato fortuitamente; perderebbe ogni valore se dovessimo scoprire che il soldato sul punto di cadere ha recitato per l’obiettivo di Capa.

Susan Sontag - Efrem Raimondi Blog

Quindi il vero soggetto non è più l’immagine, ma la sua veridicità.
Questo viene detto. Di fatto.
Ma cosa cambia!?
È assolutamente probabile che Capa abbia assistito in altre circostanze alla morte essendo un fotografo di guerra.
E questa è una fotografia verosimile. Quanto percentualmente sia prossima alla verità è importante?
No. Nella misura in cui Capa si preoccupa di rappresentare la realtà che continuamente vede. E ce la restituisce.
Può essere un falso storico?
Sì, nel suo specifico. No nella sua rappresentazione.
E fine della faccenda.
Questo è un esempio molto pertinente sul come diversamente si può intendere la fotografia. Ed è indubbiamente considerabile come estremo, quasi oltre. Quasi non accettabile. Quasi blasfemo.
Ma la fotografia che ci interessa e che facciamo non è la perizia di un sinistro.
E non ha alcun obbligo col reale, verso l’esistente tangibile e catalogabile, che è solo una comodità fotografica, un luogo dal quale attingere a piacimento.
Detta piatta: prendo ciò che voglio e lo restituisco come voglio ex novo. Ma perché sia davvero finzione, e quindi fotografia, non si nota. Compresi mossi e sfuocati, che dichiarano apertamente l’essere una rappresentazione.

Architettare la propria finzione… che per quello che mi riguarda ha sempre a che fare con la rappresentazione della realtà percepita. Compresa quella dell’inconscio. Comprese emozioni, passioni, pruriti e idiosincrasie.
Rappresentazione, non didascalia. Rappresentazione, non escamotage manieristico.
Rappresentazione, cioè quella roba che prevede un’appropriazione e una restituzione che non riguarda la Storia.
Che poi, come se la Storia fosse un certificato di morte.
Magari lo è, ma apparente. Che a scriverla notoriamente sono i vincitori.
Paradossalmente è proprio quella fotografia che ha nell’intenzione una certificazione di verità che oggi si ammanta di beltà ultramediatica. Perché la realtà non è abbastanza vera… non somiglia alle cover di certi bei magazine.
Fino a diventare caricatura.
Un parossismo comico. Che però piace alla gente che piace.
E che è di un trash cosmico. Globalizzato si direbbe.

Ma che bella faccia! Fresca di carrozzeria si direbbe se non fosse di Steve McCurry… ma vi piace davvero questa fotografia?
Che a me non sembra diversa dall’iconografia cara alle suicide girls.
Come tornare al vecchio pittorialismo. Uguale.
E in tutto questo si trova il tempo per esporre al pubblico ludibrio, con espulsione da tutto, il fotografo Narciso Contreras reo di aver contraffatto una fotografia scattata in Siria eliminando una cinepresa da un angolo: ma fatemi il piacere!

fotoap23011

http://www.internazionale.it/news/fotografia/2014/01/23/un-fotografo-dellap-licenziato-per-una-foto-contraffatta/

Quante anime candide… quanta demagogia.
Sotto cieli che manco il giorno del Giudizio Universale, si decora la morte.
Senza indugio, butta tutto.
E si ricomincia.
Si può fare.

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