ISOZERO – Laboratorio

ISOZERO. Sì, come la mia rivista inesistente… quella alla quale ho rilasciato un’intervista nel 2014, a Los Angeles direttamente sotto il fuoco incrociato di Claude Fisher.

isozero mag by Efrem RaimondiSolo che nella forma laboratorio esisterà davvero. E son qui per parlarne.
Alcune persone hanno già ricevuto una mail a riguardo.
Altri no. Chi perché per diversi motivi no; chi perché proprio non ho la loro mail; chi perché gli è finita, naturalmente, in spam.

Cos’è.
Ecco, NON è un percorso didattico fine a se stesso ma un laboratorio che si pone degli obiettivi tangibili.
E state tranquilli che finiremo anche in tipografia.
Una struttura orizzontale, solo con me al timone.

Fin dove possiamo arrivare insieme?
Insieme significa confronto serrato, intenzioni condivise, contraddittorio dialettico: nessuna ragione nessun torto, solo un confronto finalizzato.
E crescita. Perché vorrei uscire dall’equivoco demagogico che qui non si insegna…
Precisando il tiro e senza azzardo sostengo che qui si impara: metodo, grammatica, condivisione, gestione, mira.
E condivisione vera, non virtuale.
Al centro la semplicità. Accompagnata da una questione fondamentale che mi è chiara da sempre, ma proprio anche urlata da sempre: trasversalità.
Non dobbiamo coincidere nell’espressione, ognuno ha la propria.
Dobbiamo però possederne una.
Come?
Crediamo davvero di avere talento? Discipliniamolo.
Poi procediamo.

Liberare lo sguardo, renderlo leggero e invulnerabile.
Dare davvero consapevolezza all’arbitrio – quella roba che meno a tutti ogni volta che posso.
Attraverso un percorso di puntualizzazione anche tecnica.
Usandola la tecnica, per non farsi usare.
E i deficit li affronteremo NEL percorso finalizzato all’obiettivo che di volta in volta ci daremo – uno dal quale partire mi è chiaro.
Per uscire dalla debolezza dell’approssimazione, che inevitabilmente ha il suo riscontro nella fotografia che mostriamo.
L’unico parametro: la fotografia è ciò che mostri, non ciò che parli.
A saper leggere, si vede tutto. A non saper leggere, muori nelle tue certezze.
Che spesso sono le certezze di altri.

Due passi indietro e uno avanti… è questo che faremo.
Col contributo saltuario e mirato di alcune altre persone: art director, stampatori, curatori, storici, makeup artists e altre figure professionali che di volta in volta riterremo – è tutto al maschile ma visto che so di chi sto parlando, declinatelo al femminile, meglio.
Solo… tutto ma proprio tutto finalizzato a un obiettivo comune: produrre.

A chi è rivolto.
Poniamoci una domanda: perché fotografiamo?
Quale la necessità, quale l’urgenza?
Non è un obbligo fotografare… diamoci una risposta.

Qui l’intento è produrre Fotografia, quella con la effe maiuscola.
E le fotografie sono solo lo strumento che definiscono l’idea che abbiamo di fotografia.
Una visione ben più ampia che non ha nemmeno nel soggetto la sua risposta: una sedia equivale a una star o a un pezzo d’asfalto chiamato street.  O a una figa per chi declina e intende solo se lì o nei paraggi.
È unicamente come tu traduci che fa la differenza…

Quindi a tutti coloro che antepongono lo sguardo al genere.
A coloro che intendono far coincidere l’intenzione col risultato.
Col prodotto che materialmente mostriamo.
Quello finito, al netto di tutto il percorso e del travaglio.
Noi ci occuperemo del percorso e del travaglio.

Professionisti e fotoamatori, nessuna differenza.
Tanto l’eventuale accesso ha un setaccio: devo vedere reale volontà espressiva. Confortata da una cognizione operativa di massima.
E alcune nozioni le do per scontate. Quelle più dettagliate invece si affrontano in relazione al percorso. E comunque subordinate all’intento espressivo.

Dulcis in fundo è rivolto a chi ha intenzione di fare qualcosa che gli faccia bene e che abbia il piacere di farlo.
Per sé e per un obiettivo comune.

Come.
Un anno di percorso.
Tre o quattro incontri da tre/quattro giorni – da verificare.
In origine avevo pensato a due incontri. Ma per vari motivi ho escluso.
Massimo dieci persone.

Luogo.
Al momento in pole position Rimini. Perché raggiungibile egregiamente, per accoglienza e servizi, per il rapporto qualità/prezzo nel fuori stagione.
Perché quando esci hai voglia di respirare.
Settimana prossima sarò lì e verifico due possibilità.
Se tra gli interessati c’è chi è in grado di offrire di meglio, si vaglia.

Prezzo: 1.500 € detraibili per possessori di partita iva – nel caso + IVA.
Più costi di permanenza e viaggio. Sui primi, appunto, ci sto lavorando.
Alla fine del primo ciclo è opzionabile un ulteriore percorso che verrà definito.

Quindi, chi è DAVVERO interessato e intende capire meglio, può scrivermi qui: isozero@efremraimondi.it

isozero lab by Efrem RaimondiAntefatto.
Credo che i workshop abbiano in qualche modo perso la spinta originaria. Per diversi motivi, non ultimo un certo inquinamento che fa sembrare tutto uguale. Non è così.
Ma soprattutto non c’è soluzione di continuità: chiuso il weekend tanti saluti.
E questo, per me, è il limite.
Perché ho incontrato anche persone realmente dotate di sguardo e forza espressiva autentica. E poi?
Poi salvo eccezioni non resta niente. Nemmeno a me.
E non mi piace.
Ma ho voglia di intercettarne ancora. Verificare con queste se intendono alzare ulteriormente l’asticella.
Così ne farò due/quattro all’anno. Dipende da diversi fattori.
Tre giorni e non due. Organizzati direttamente da me.
Con un costo che ritengo adeguato e che definirò, ma certo diverso dallo standard.

Detto tutto. Quasi tutto…
Ciao!

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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Workshop. Che chiude il ciclo.

Workshop…
Si fa in fretta, molto in fretta a dire workshop.

Poi bisogna farlo, e la questione cambia.
Chi ha partecipato a La sede del ritratto – la prima volta nel maggio 2015
a Fondazione Fotografia Modena – sa esattamente di cosa si tratta.
Quale il percorso e cosa sedimenta.

Un solo obbligo: resettare e mettersi in gioco.

Perché il ritratto è luogo complesso, più che altrove.
Non fosse altro per la quantità di luoghi comuni e cliché iconografici che lo accompagnano.

E questo è il punto della resa di molti.
Della difficoltà a immaginare che possa essere affrontabile serenamente…
Semplicemente.

Che la ricerca dell’anima di chiunque ci sia davanti, che la sua restituzione fotografica, siano entrambe solo una perdita di tempo, è il primo punto. E vale per tutto e tutti.
Pensa a restituire la tua!
Sempre e indipendentemente dal soggetto.
Oltre la gabbia del genere, che è una prigione espressiva.

Ma la domanda è: vuoi alzare l’asticella e non essere vittima dell’ansia da prestazione?
Puoi pensare che anche col ritratto sia possibile fare fotografia?
Il COME affrontare per COSA restituire è il percorso didattico che ci riguarda.
Proprio così come l’ho scritto.

Questo a Blue70 – Roma – è di fatto l’ultimo di un ciclo.
Più in là, molto più in là se ne riparlerà. Forse e dipende.

11 – 12 novembre, Roma.
Tutte le   I N F O  

Monica Bellucci by Efrem Raimondi - All Rights ReservedMonica Bellucci, 1999.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

P.S. La pelle, la sua testura, è parte integrante della fotografia.
Ed è a sua volta soggetto.
Va trattata bene…
Non prevista la pialla.

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