Una questione semplice – 1

Il ritratto è una questione semplice.
È come fare una fotografia.
Prendiamo questo, Valentina

Valentina by © Efrem Raimondi - All Rights Reserved           Valentina, 2010 © Efrem Raimondi – All Rights Reserved

Un fondo nero, di carta.
Una luce flash con una parabola stretta 18 cm e frostata con della carta da lucido;
uno stativo a circa un paio di metri d’altezza e poco meno da lei, che è fermissima al centro e occupa lo spazio. Proprio lo possiede.

Un polistirolo nero per fianco a segnare la luce che mira il viso.
Alti 2 metri e mezzo, così segnano tutto il fotogramma.
La luce mira il viso.
Io sono a circa settanta centimetri, con un obiettivo equivalente a un 35 mm, poco meno. Un grandangolo medio insomma.
Un obiettivo da evitare, ci dicono. E che invece uso per la stragrande maggioranza dei miei ritratti. Raramente il cosiddetto normale.
Stop, non ho altro. E vale per qualsiasi formato.
Quanto allo sbandierato 85 lo userei solo come fermacarte.

La guardo in macchina… cerco la mia ombra e la trovo.
Le chiedo cortesemente di sbilanciare il peso e di abbassare di un niente il viso.
Lei è così. Solo in questo tempo.
Scatto.
Fine.

Per par condicio ottica, anche questo: Vanessa Beecroft

Vanessa Beecroft by © Efrem Raimondi - All Rights Reserved           Vanessa Beecroft, 2011 – ©  Efrem Raimondi – All Rights Reserved

Un obiettivo cosiddetto normale, l’equivalente di un 50 mm per capirci.
Una rarità per me… È quando voglio schiacciare leggermente i piani.
A volte con l’ausilio di un tubo di prolunga.
E non so perché, ma con lei, guardandola, non ho pensato a altro.

Esterno, luce ambiente coperta. Ma una direzione ce l’ha.

Ammorbidito il contrasto con un banalissimo pannello circolare bianco, un lastolite a sinistra. E solo perché, sempre cortesemente, le ho chiesto di voltare il viso su di me.
E alzarlo un niente.

In fondo, a pensarci, ricorro spesso al niente…

Fotocamera su cavalletto a un metro; questo sguardo così in macchina, che a ingrandirlo si coglie perfettamente cosa vede; diaframma moderatamente aperto e la spalla sinistra su un piano altrove.
Ma la pelle la sento. La pelle una cifra imprescindibile.

Lei è così. Solo in questo tempo che è un altro.
Che è una interruzione della norma.
Insomma è una fotografia.
Scatto.
Fine.
Semplice.
Basta avere chiara l’intenzione e assecondarla. Non pensare ossessivamente a cosa si sta facendo.
Il gesto, in fotografia, non sta nel produrre ma nel prodotto.
Come fare un girotondo.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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28 thoughts on “Una questione semplice – 1

  1. Ciao Efrem! Una meraviglia, ma che te lo dico a fare.
    Grande l’elogio del 35.
    Io, povero fotoamatore, sto usando, recentemente solo il 50. Voglio dare una idea di sguardo coerente, di ottica sempre uguale. Almeno a me, quando riguardo, non spero aggli altri.
    Sto abbandonado 24-70 e 85. Magari li venderò.
    Un grandissimo saluto.Carlo

  2. Personalmente sto usando il 50 mm con più soddisfazione dell’85 mm, come una donna che spesso ti fa arrabbiare ma alla fine non puoi stare senza di lei.
    Non è un rapporto facile , è irascibile ,ti tiene lontano e ti fa avvicinare al soggetto solo dopo un pò. Tutto il contrario di quello che si dice “normale”, che poi ancora devo capire questo normale, solo perchè dovrebbe restituirmi qualcosa di quanto più attinente alla nostra percezione di realtà? Forse ho un 50 mm ma si sente un 35mm…….o forse l’unico obiettivo buono per quel momento siamo noi stessi.

    • forse l’unico obiettivo buono è quello nel quale ci riconosciamo. l’autore intendo, chiunque. il “normale” è senza dubbio eclettico. quasi un passepartout. ma anche un medio grandangolo. ha solo un po’ di spinta in più. che è quella che a me serve.
      ma non è la verità. ognuno poi…

  3. ma dai, mi demoralizzi, non sono un abile nel cogliere i ritratti, ma tua rendi l’operazione semplice, che semplice non è. Leggo e vedo. Perlustro e cerco.
    Continua e appassionata simbiosi tra te, l’ambiente, la macchina e il soggetto, una simbiosi che deve arrivare a rompere equilibri mentali.
    Sento la forza della scelta dell’ottica, non stereotipi, non abitudini, ma il sentire le pulsazioni di vita tra le lenti che entrano nel vivo della scena, spogliano l’autore ed il soggetto dagli orpelli, rendono semplice e amicale il rapporto, quasi ci si conoscesse da bambini e si cogliesse l’attimo con misurati movimenti di momenti …altro non so

    • magari amicale no. però una dialettica è indubbio che ci sia. e non mi riferisco a quella verbale.
      però però… non pensare al ritratto Roberto. prova a pensare a una fotografia. forse cambia la prospettiva. con me a suo tempo è stato così. per questo insisto nel dire cheè semplice.

      • In effetti alla fine è sempre una fotografia di paesaggio, dell’anima, del sentire quello che si ha di fronte, del sentire il propio coinvolgimento, è sempre e comunque una Fotografia , che altro se la vivi con passione

  4. Io ho trovato la mia “semplicità” in un 40mm. Una focale che sento proprio mia. Però ti confesso grandi tradimenti in favore dell’85mm.
    Mea culpa e a questo punto “mea” curiosità.
    Cosa non ti piace degli 85mm.
    Un abbraccio.

    • che è il peggior obiettivo per fare ritratto, questo naturalmente per me: è piatto… già il digitale ha meno volume, l’85 rincara la dose. in più è statico. personalmente preferisco avvicinarmi o allontanarmi di persona.
      tutto qui. non è la verità. solo la mia opinione. che corrisponde a quello che uso.
      il 40 invece è ottimo!
      un abbraccio

  5. Perché è un articolo “ingannevole”: dire che è semplice fare due ritratti così è come dire che basta conoscere i trucchi del mestiere per farli. Sono seriamente convinta che non è così e lo snobismo sta nel fatto che lo sai benissimo anche tu ma fai finta di niente. Ti stimo troppo per accettare che sia “semplice”. Ciao

  6. “Lei è così. Solo in questo tempo.
    Scatto.
    Fine.”
    La sospensione del tempo, un luogo altro, il momento della coincidenza, il ritratto è forse trattenere il fiato, il momento in cui tutto si annulla tranne lo sguardo.
    Un carissimo saluto Efrem.

  7. Questo è quanto avrei voluto carpire nella tua bottega. Hai descritto con semplicità quanto sia “facile” non cadere nei cliché.
    Un caro saluto

    • grazie Francesco. ma davvero è semplice… basterebbe pensare che sin sta facendo comunque fotografia. non IL RITRATTO! fotografia. e allora tutto trasla.

  8. mi piace la fotografia come tempo “altro” perché contraddice il mito della fotografia (di ritratto soprattutto) che riesce a cogliere l’essenza blabla che il soggetto conterrebbe di suo

    • è uno dei tanti cliché, laura – quello che il ritratto e blabla. poi… la fotografia non ha nulla di mitico se espropriata della sua essenza, cioè ciò che si mostra.
      e anche in questo si dovrebbe aprire un bel capitolo.

  9. Come la spada di un samurai: senza esitazioni, dritta al punto, con la traiettoria più breve e naturale possibile, efficace più di un proiettile. Ecco, questo post è uguale. Anche i ritratti.

    • non saprei fare diversamente. anche fotograficamente. solo che, credo, sia proprio attraverso le sfumatura che si vede bene il centro. grazie Andrea.

  10. Semplice un cavolo: due ritratti così non sono per niente semplici! Non riesco a capire se il tuo, Efrem, sia solo un atteggiamento snob (lo dico sinceramente) perché poi prova a farli!
    Previo che mi piacciono molto tutti e due.
    Un saluto sincero, Nicoletta.

    • gentilissima Nicoletta, previo che un po’ snob lo sono per sopravvivenza, sinceramente anch’io: ma perché per questo articolo? ed è esattamente così: prova a farli!
      perché se non si prova azzerando una serie di cliché, non se ne coglie la reale semplicità.
      ricambio il saluto con vero piacere.

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