Dopo di noi

Dunque è così: anziché pensare a quale progetto dedicarsi anima e corpo, sarebbe più utile non pensare.
E magari scoprire che un progetto vale l’altro; che un solo gesto, un’unica immagine è in grado di disintegrare qualsiasi progettualità.
E da sola valere il biglietto.

Ma il punto è questo… che diavolo ci faccio con ‘sta fotocamera in mano?
Che guarda me e tutto il mondo senza vedere nulla.
Di te e della tua stupida inerzia so tutto.
Insieme abbiamo condiviso molto. Troppo.
Ma qui, oggi, ci separiamo: tu a schiantarti contro un muro di cemento.
Io a raccoglierti così sparsa come sei.

Custodirò i tuoi resti in una scatola nera. Lucida.
Finalmente sarai inviolabile.

Dopo di noi, il nulla.

Nicole Marnati by © Efrem Raimondi - All Rights ReservedNicole e la sua fotocamera, dicembre 2018 © E.R.

Nicole ne ha fatto un video partendo dalle sue motivazioni.
Mi ha invitato… e io qualche immagine di backstage.
Questa una.
Nicole Marnati, la mia assistente per tanti anni, a lei in primis gli auguri di un sereno 2019.
Sereno. A noi basta.
E questo auspicio lo estendo a tutte le persone, a tutti gli altri animali, piante e fiori a cui voglio bene.
E sono tanti.
A qualunque vita…
Ma non a tutti. Agli stronzi no.
A chi accondiscende, anche col silenzio, allo scempio di questa Nazione, NO.

Auguri! Che sia un anno sereno.
Se serve, spacca tutto.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Condividi/Share

29 thoughts on “Dopo di noi

  1. sarà che da ragazzino ho ritagliato così tante foto da riviste e depliant ( le palanche erano poche per una macchina fotografica) che custodivo in una cartellina. Foto fatte con un paio di forbici che ancora oggi a distanza di molti anni continuo a pensare a quelle forbici, alla mia reflex che uso come un paio di forbici…….. e le forbici scagliate contro un muro non si rompono. Arrivano tardi ma buon anno Efrem, dimenticavo grazie.

    • c’è stato un periodo che anch’io da bambino facevo più o meno la stessa cosa. chissà che fine hanno fatto quelle cartelline?
      grazie a te Egidio

  2. Una fotografia che descrive mille cose, meglio di un intero progetto…hai perfettamente ragione. Dobbiamo assolutamente rompere con quello che ci influenza e liberare le nostre menti…grazie di tutto Efrem, come sempre…ti auguro un sereno e nuovo/nuovo anno….Frank

    • no. direi di no Eligio. la tecnologia non c’entra. e non è neanche un rifuggire. è quando esplodi. quando capisci che bisogna rimettere a posto l’ordine dei fattori.
      quando perdi il controllo di una serie di certezze. e la fotocamera, in questo caso, ne fa le spese.
      ma c’è tutto un mondo che gira intorno. e comincia ad avere un peso. e allora…

  3. Ecco ho pensato di farlo innumerevoli volte, ma il coraggio mi è mancato. Forse paura di non aver più niente a cui aggrapparsi.
    Tanti auguri per un buon 2019.

    • si può reagire. guardando altrove. uscendo da habitat e convenzioni. non è facile. ma se si riesce…
      poi c’è da dire che il nostro soggetto vero è la fotografia. e la fotocamera solo lo strumento.
      certo che se poi subentra l’affetto…
      auguri anche a te Patrizia.

  4. La stessa domanda spesso aleggia nella mia mente
    Spesso mi piacerebbe schiantarla su un muro poi penso a quanto mi è costata e mi trattengo.
    La colpa non è sua.
    Buon anno a te Caro Efrem
    A me tanto caro.

  5. Carissimo Efrem, tanti auguri per ogni momento del nuovo anno e di quelli a venire, ovvero per ogni momento della tua esistenza! Come dice Murakami “il puro presente è il processo impercettibile in cui il passato avanza divorando il futuro. A dire il vero ogni percezione è già ricordo”. Ecco, partendo da questo spunto ti direi che se un progetto vale l’altro, restiamo noi, con il nostro mezzo attraverso il quale vediamo e comunichiamo agli altri ciò che “vediamo”, e questo è, almeno per me, il mio apparecchio fotografico. Più che schiantarlo contro un muro credo sia meglio ridurlo all’essenziale e usarlo come prolunga della nostra sensibilità. Un abbraccio, Matteo

    • ma è un gesto, carissimo Matteo. al pari di quelli apparentemente meno cruenti che riguardano la fotografia che facciamo. stessa cosa.
      un abbraccio grande anche a te.

  6. Non saprei dire perché, ma l’immagine di Nicole che, con gesto liberatorio, lancia contro il muro la fotocamera mi ha immediatamente richiamato alla memoria la scena iniziale di “2001: Odissea nello spazio”, quando una scimmia di quattro milioni di anni fa lancia in aria un osso dando inizio ad un diverso futuro……..
    Non si offenda Nicole, la scimmia è una metafora, ciò che conta è il gesto.

  7. Un concentrato esplosivo di parole ed immagini… ipnotico, quasi un manifesto che condivido profondamente pur da un percorso mio, diverso… grazie

  8. A volte rompere con qualcosa che ha costituito per noi un tale senso di appartenenza, è doveroso. Si ricostruisce all’infuori e dentro di noi qualcosa di molto più ampio. Le tue parole, devo dirtelo, sono scagliate con la stessa potenza con la quale Nicole ha scagliato la sua macchina fotografica contro quella parete. Sono così perché sono VERE, perché a volte dopo di NOI non rimane che il ricordo di NOI, e quello deve bastare, comunque. Grazie Efrem, mi piace leggerti, è come guardarti. Ciao. Letizia T.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *