Educational Smartphone

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedIl mio smartphone al netto di tutto, 2018.

Smartphone e fotografia… un dualismo superato dagli eventi, anche tecnologici.
Che sia parte integrante del corredo di diversi fotografi, è un fatto.
Di più: certificato dal prodotto fotografico che in alcuni casi vediamo.
E che non si differenzia affatto dalla qualità espressiva degli stessi spostati su altre piattaforme ottiche.
Zero dicotomia, fine del preambolo.

Non è mia intenzione insistere su argomenti di retroguardia, e questo è soltanto un intervento direi didattico. Nient’altro.

Quello che invece c’è è che lo smartphone può essere un ottimo strumento educativo.
Ed è la prima fotocamera che consiglierei a chi inizia, a chi non ha la più pallida idea di cosa sia produrre fotografia, a chi magari un’idea ce l’ha… ma ciò che gli è più chiaro è la vaghezza di ciò che produce, la sua estemporaneità, che è un punto di coscienza.

Ma soprattutto a chi questa coscienza non ce l’ha ma è convinto che va tutto bene perché quella sua foto lì gli piace e punto.
Eh… ma a questi ultimi chi glielo dice che farebbero bene a fermarsi e mettere sotto carica lo smartphone?

Se non ce l’hanno, lo comprino. Insieme a un televisore.
E cominciare a guardarsi attorno per scoprire che esiste un mondo esterno.
Che magari non è proprio il nostro, ma col quale volenti o meno ci relazioniamo.

È educativo perché solleva da alcune incombenze tecniche, che sono fondamentali altro che no. Magari non adesso però… una cosa per volta visti i presupposti.
Adesso la priorità è cominciare a vedere ciò che guardi.
Quindi spalmare per bene nel perimetro fotografico che stai usando.
E a disposizione c’è un ampio display che non ti costringe alla visione stretta di un mirino.
Che stretta non sarebbe se non ci fosse l’abitudine di occuparsi esclusivamente del centro…
Ma non ci pensi. La periferia, i margini, non li guardi nemmeno e dulcis in fundo: da dove sbuca quel pezzo di sedia su nell’angolo sinistro del file?

Succede col posato, figuariamoci col resto.
Di fatto non possiedi la tua fotocamera già a partire dall’acchito.
Un ampio display, bello piatto davanti, favorisce il controllo senza perdere eccessivo tempo.

E cominci ad abituarti alla presenza contemporanea di più centri focali.
Magari può venire in mente che davvero tutto quello che vedi su quel parabrezza partecipa alla definizione dell’immagine.
E che alla fine il soggetto è il rettangolo nella sua interezza.

Secondo punto, fondamentale: l’ottica è fissa. Mediamente equivalente a un 28 mm.
Se non ti piacciono i grandangoli sei fregato.
Oppure impara a usarli.
In qualsiasi caso il punto vero è che non puoi smanettare nulla: zero masturbazione ottica.
Magari dispiace… però oltre a evitare la cecità, in realtà cominci a vedere fotograficamente.
Perché ciò che i tuoi occhi colgono non basta.
Il percorso è questo: guardi – vedi – trasformi.
La realtà con la quale ti misuri è un’altra.
Il prodotto è altro: non continuiamo a menarla con l’originale!
Non c’è alcun originale inviolabile. Ci sei solo tu.

E lo strumento in subordine.
Ma se non prendi atto delle sue specifiche balbetti.
Lo smartphone guarda e basta: fa’ che la tua visione occupi totalmente il suo spazio.
Sovrapponiti.
Vale per tutti gli stumenti, qualsiasi fotocamera.

Ma l’immediatezza di uno smartphone, in questo, è un plus utile.
Abituarsi a vedere – non a guardare – con una lunghezza focale, una sola, non inquina la visione, non è un compromesso borghese, ma una dialettica ineludibile al fine di produrre materialmente ciò che vedi.
E che senza di te non esisterebbe.

Sembra finita qui. Chiaro che no.
Infatti chi conosce anche tutto il resto della grammatica fotografica dispone meglio del proprio strumento qualunque sia.
Non vedo perché non con lo smartphone. Boh.

Pensare che può diventare lo strumento quotidiano…
Quello del tempo libero.
Che libero non è mai.
A meno di non avere un interruttore VEDO – NON VEDO.
Che intermittenza del cazzo…

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Sottrazione

© Efrem Raimondi - All Rights Reserved  INSTA 99, 2018

Sottrazione è il leitmotiv della fotografia che mi riguarda.
Tutta quanta: la mia più quella nella quale mi rifletto, fatta da chiunque.
Fatta…
Quindi non strafatta.
Sottrazione è un dato percepibile. Una condizione iconografica imprescindibile.
Non si vede. Eppure è la struttura portante.
Ed è forse questa sua condizione di scheletro che la rende impercettibile.

Ma regge tutta l’impalcatura.

Vive di un paradosso: non è data dagli elementi mancanti, ma da quelli presenti.
Dalla dialettica che questi hanno con lo spazio che gli appartiene e che coincide col nostro perimetro fotografico sia esso fotogramma o file.

Come si fa a spiegare…
Abbiamo il nostro spazio predeterminato: non è evitabile, non è modificabile.
Possiamo solo prendere atto del formato.

Che è vuoto. Se non interagiamo tale resta.
Ed è lì che tutto succede.
Non altrove, non a parole. Lì e basta.
Possiamo anche chiamarla composizione.
Che altro non è che la presa di possesso di questo vuoto.

E dell’interazione tra questo e ciò che aggiungiamo.
Come lo aggiungiamo determina l’esito di questa relazione.

Ciò che si vede è, ciò che non si vede non esiste.
Tutto qui.
Sottrarre in una operazione di somma significa occuparsi solo di ciò che serve dal punto di vista espressivo.
Tutto il resto è un surplus.

Sottrazione
è anche la parola d’ordine a ISOZERO Lab – il laboratorio iniziato a febbraio di quest’anno.
Ed è qui, in questo spazio creativo e didattico, che nel confronto coi lavori che si stanno producendo – o con le intenzioni di lavoro – che è emersa prepotentemente la necessità di sottolinearne l’importanza.
Con alcuni – siamo una trentina – questa sottolineatura è superflua.

Con altri invece occorre lavorarci.
Non è grave, c’è di molto peggio nel mondo.
Ma se è di fotografia che parliamo, capire cosa vuol dire sottrarre cambia l’esito del percorso.

Non è facile. Ma è semplice: basta riconoscere alcune convenzioni, passate ma anche attuali, e spazzarle via. Ricominciare.
E ricominciare è una bella sensazione.
Perché ci si è fermati. Ci si è guardati attorno… cos’è che non funziona? Com’è che non riesco a definirmi nella fotografia che produco? Ma cos’è tutta ‘sta roba che non avevo notato…
E ti accorgi di quanto vedere sia importante.
E per vedere, occorre in primis leggere lo spazio e ciò che contiene.
Il nostro spazio.

Ad alcuni ho dato un esercizio: l’analisi oggettiva della fotografia che hanno davanti. Propria o di altri.
Un inventario di tutto ciò che c’è.
Ed è incredibile come certe cose, alcune presenze, belle evidenti, non si vedano.
Motivo per cui non si distingue una fotografia da un fumetto, da una figurina.

E si fraintende sulla semplicità, pensando che sia una roba facile.
Sì? Allora falla.
E ti rendi conto di quanto LA maledirai.

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Presente imperfetto – New Old Camera – 12 maggio, Milano

Presente imperfetto. Lectio versione intima…
Organizzata da New Old Camera.
Milano 12 maggio.

È diversa da quelle pubbliche che ho fatto. Per numero di persone, qui limitatissimo, una quindicina, e per svolgimento.
Innanzitutto è una giornata insieme, con un break a pranzo, e poi il piano della visione e della conversazione è decisamente più dialettico.
Volutamente più lento.
E sulle cose si torna. Se necessario, si torna. Ne abbiamo il tempo.

Però occorre iscriversi. Qui tutte le info, incluso il costo – 80,00 €.
eventi@newoldcamera.it tel. 02 3658 92 16.

Il soggetto è il linguaggio. E la fotografia bella al centro: sei slideshow per un percorso che va dal 1980 a oggi.
Trasversale. Che è la fotografia nella quale credo.

Mica solo la mia…
Discutibilissima, ma è ciò che ho e che mostro.
Al netto di tutto.

Dalle usa e getta al banco.
Dall’assenza della fotocamera e per luce un accendino Bic.
Dalla Polaroid allo smartphone.

Da un’andata a un ritorno arbitrario…

Non si tratta di una chiacchierata, è proprio un momento di serio confronto.
Partendo dalla fotografia prodotta, non quella parlata. O immaginata.
Un excursus dinamico che ha un obiettivo: trovare, o ritrovare, l’orientamento.
Oggi, soprattutto oggi, penso che la riflessione sia importante.
A una condizione: esporsi.
Smarcandosi anche senza alcuna cautela da tutto ciò che è tendenza.
E non per chissà quale allergia intellettuale e un po’ fighetta, ma proprio per un’esigenza vitale.
Cercando di trovare la matrice espressiva che davvero ci riguarda.
Rischiando la nicchia.
Quasi auspicandola…

La fotografia che produci è ciò che sei.
La faccia, la tua.

Questo l’auspicio.
Ha un riscontro? Bene!
Non ce l’ha? Pazienza.
Ma a tutti noi, chi ce lo fa fare di fotografare?
Quale l’urgenza?

Inseguiamo che cosa?
Dove diavolo stiamo andando?

Se produciamo esattamente ciò che siamo, se pensiamo che non esiste alcun soggetto deputato, se il nostro differenziale è l’invisibile e come lo traduciamo, allora la fotografia è luogo confortevole.
E l’arbitrio il modo.
Non sarà universale, ma chi se ne frega.

Tutto semplice.
Tutto qui.

Presente imperfetto – 12 maggio, New Old Camera, Milano.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedSet per INTERNI magazine. Ottobre 2017.

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Portfolio – Lettura – PSPF

Portfolio. E lettura.
Chi pensa che il portfolio non serva, si sbaglia.
Un errore indotto dalla confusione, dall’ignoranza, dalla malafede e dal fatto che in genere chi lo sostiene non ne ha bisogno, quindi spaccia convenienze relative per verità assolute.

Il portfolio non è altro che uno strumento di lavoro.
E ha caratteristiche proprie.

Costruito per la presentazione di un singolo percorso, che diffusamente viene denominato progetto – mi viene sempre il prurito tanto è inflazionato il termine – è una cosa.
Se invece il percorso sei tu, quindi si presume una realtà più complessa che col circostante e la sua rappresentazione si relaziona trasversalmente, la questione è altra.

Entrambi i portfolii devono essere in grado di esprimersi in tua vece.

Lettura: serve eccome! Solo dipende dal lettore e dal suo grado di alfabetizzazione.
Nonché la mira che ti riguarda, cioè dove vuoi andare a parare: a cosa ti serve far leggere il tuo portfolio? Quale lo scopo?
Che destinazione ti prefiggi?

Personalmente mi fiderei solo di alcuni e non di altri…
Il distinguo, piaccia o no, lo fa il curriculum.
E qui si apre un capitolo ampio che evito.

Comunque per chi ha voglia, sfogliando il blog, di roba ne trova.

Quando Antonello Turchetti e io ne abbiamo parlato, si è convenuto che un tempo idoneo fosse di quaranta minuti.
C’è chi legge meravigliosamente in venti, io no.

In linea di massima potrebbero bastarne cinque di minuti, che è lo standard quando non c’è alcuna necessità dialettica.
Cioè quando si tratta di decidere se dare un assignment o no.

Quindi un altro spazio, che è quello al quale bisognerebbe aspirare.
Ma non è questo il luogo: qui al PSPF, la dialettica è propedeutica.
A cosa, lo scopriremo insieme.

Tre lettrici: Sara Emma Cervo, Teodora Malavenda, Emanuela Mirabelli. E il sottoscritto.
10 e 11 marzo, durante il Perugia Social Photo Fest.

Qui tutte le informazioni.

Vi aspettiamo.

Nel mio caso, lo dico subito, è possibile assistere.

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ISOZERO Laboratorio Prima.

ISOZERO Laboratorio Prima.
E ultima chiamata.
Tra mail finite chissà dove e un tourbillon di corrispondenza da mettere in ordine, qualcosa temo di essermi perso.

Qualcuno più che altro.
Anche perché non mi aspettavo una risposta così numerosa.
Con la quale adesso bisogna fare i conti.

E li facciamo il 4 FEBBRAIO a Rimini.
Un incontro preliminare su tutti i punti: logistica, percorso, calendario eccetera.
Dubbi e certezze, tutto a Rimini domenica 4.

Una giornata totalmente dialettica la cui partecipazione non è sinonimo di adesione a ISOZERO: saremo lì per capire tutti.
Ma proprio tutti, me compreso.

Giusto per ricordare, è a questo articolo che faccio riferimento:
http://blog.efremraimondi.it/isozero-laboratorio/

isozero lab by Efrem RaimondiDavvero ultima chiamata. Chi non ha ricevuto o saputo nulla ma è seriamente interessato mi scriva qui:
isozero@efremraimondi.it

Per chi ci sarà è un arrivederci.
Per chi no, comunque un caro saluto.

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ISOZERO – Laboratorio

ISOZERO. Sì, come la mia rivista inesistente… quella alla quale ho rilasciato un’intervista nel 2014, a Los Angeles direttamente sotto il fuoco incrociato di Claude Fisher.

isozero mag by Efrem RaimondiSolo che nella forma laboratorio esisterà davvero. E son qui per parlarne.
Alcune persone hanno già ricevuto una mail a riguardo.
Altri no. Chi perché per diversi motivi no; chi perché proprio non ho la loro mail; chi perché gli è finita, naturalmente, in spam.

Cos’è.
Ecco, NON è un percorso didattico fine a se stesso ma un laboratorio che si pone degli obiettivi tangibili.
E state tranquilli che finiremo anche in tipografia.
Una struttura orizzontale, solo con me al timone.

Fin dove possiamo arrivare insieme?
Insieme significa confronto serrato, intenzioni condivise, contraddittorio dialettico: nessuna ragione nessun torto, solo un confronto finalizzato.
E crescita. Perché vorrei uscire dall’equivoco demagogico che qui non si insegna…
Precisando il tiro e senza azzardo sostengo che qui si impara: metodo, grammatica, condivisione, gestione, mira.
E condivisione vera, non virtuale.
Al centro la semplicità. Accompagnata da una questione fondamentale che mi è chiara da sempre, ma proprio anche urlata da sempre: trasversalità.
Non dobbiamo coincidere nell’espressione, ognuno ha la propria.
Dobbiamo però possederne una.
Come?
Crediamo davvero di avere talento? Discipliniamolo.
Poi procediamo.

Liberare lo sguardo, renderlo leggero e invulnerabile.
Dare davvero consapevolezza all’arbitrio – quella roba che meno a tutti ogni volta che posso.
Attraverso un percorso di puntualizzazione anche tecnica.
Usandola la tecnica, per non farsi usare.
E i deficit li affronteremo NEL percorso finalizzato all’obiettivo che di volta in volta ci daremo – uno dal quale partire mi è chiaro.
Per uscire dalla debolezza dell’approssimazione, che inevitabilmente ha il suo riscontro nella fotografia che mostriamo.
L’unico parametro: la fotografia è ciò che mostri, non ciò che parli.
A saper leggere, si vede tutto. A non saper leggere, muori nelle tue certezze.
Che spesso sono le certezze di altri.

Due passi indietro e uno avanti… è questo che faremo.
Col contributo saltuario e mirato di alcune altre persone: art director, stampatori, curatori, storici, makeup artists e altre figure professionali che di volta in volta riterremo – è tutto al maschile ma visto che so di chi sto parlando, declinatelo al femminile, meglio.
Solo… tutto ma proprio tutto finalizzato a un obiettivo comune: produrre.

A chi è rivolto.
Poniamoci una domanda: perché fotografiamo?
Quale la necessità, quale l’urgenza?
Non è un obbligo fotografare… diamoci una risposta.

Qui l’intento è produrre Fotografia, quella con la effe maiuscola.
E le fotografie sono solo lo strumento che definiscono l’idea che abbiamo di fotografia.
Una visione ben più ampia che non ha nemmeno nel soggetto la sua risposta: una sedia equivale a una star o a un pezzo d’asfalto chiamato street.  O a una figa per chi declina e intende solo se lì o nei paraggi.
È unicamente come tu traduci che fa la differenza…

Quindi a tutti coloro che antepongono lo sguardo al genere.
A coloro che intendono far coincidere l’intenzione col risultato.
Col prodotto che materialmente mostriamo.
Quello finito, al netto di tutto il percorso e del travaglio.
Noi ci occuperemo del percorso e del travaglio.

Professionisti e fotoamatori, nessuna differenza.
Tanto l’eventuale accesso ha un setaccio: devo vedere reale volontà espressiva. Confortata da una cognizione operativa di massima.
E alcune nozioni le do per scontate. Quelle più dettagliate invece si affrontano in relazione al percorso. E comunque subordinate all’intento espressivo.

Dulcis in fundo è rivolto a chi ha intenzione di fare qualcosa che gli faccia bene e che abbia il piacere di farlo.
Per sé e per un obiettivo comune.

Come.
Un anno di percorso.
Tre o quattro incontri da tre/quattro giorni – da verificare.
In origine avevo pensato a due incontri. Ma per vari motivi ho escluso.
Massimo dieci persone.

Luogo.
Al momento in pole position Rimini. Perché raggiungibile egregiamente, per accoglienza e servizi, per il rapporto qualità/prezzo nel fuori stagione.
Perché quando esci hai voglia di respirare.
Settimana prossima sarò lì e verifico due possibilità.
Se tra gli interessati c’è chi è in grado di offrire di meglio, si vaglia.

Prezzo: 1.500 € detraibili per possessori di partita iva – nel caso + IVA.
Più costi di permanenza e viaggio. Sui primi, appunto, ci sto lavorando.
Alla fine del primo ciclo è opzionabile un ulteriore percorso che verrà definito.

Quindi, chi è DAVVERO interessato e intende capire meglio, può scrivermi qui: isozero@efremraimondi.it

isozero lab by Efrem RaimondiAntefatto.
Credo che i workshop abbiano in qualche modo perso la spinta originaria. Per diversi motivi, non ultimo un certo inquinamento che fa sembrare tutto uguale. Non è così.
Ma soprattutto non c’è soluzione di continuità: chiuso il weekend tanti saluti.
E questo, per me, è il limite.
Perché ho incontrato anche persone realmente dotate di sguardo e forza espressiva autentica. E poi?
Poi salvo eccezioni non resta niente. Nemmeno a me.
E non mi piace.
Ma ho voglia di intercettarne ancora. Verificare con queste se intendono alzare ulteriormente l’asticella.
Così ne farò due/quattro all’anno. Dipende da diversi fattori.
Tre giorni e non due. Organizzati direttamente da me.
Con un costo che ritengo adeguato e che definirò, ma certo diverso dallo standard.

Detto tutto. Quasi tutto…
Ciao!

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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Workshop. Che chiude il ciclo.

Workshop…
Si fa in fretta, molto in fretta a dire workshop.

Poi bisogna farlo, e la questione cambia.
Chi ha partecipato a La sede del ritratto – la prima volta nel maggio 2015
a Fondazione Fotografia Modena – sa esattamente di cosa si tratta.
Quale il percorso e cosa sedimenta.

Un solo obbligo: resettare e mettersi in gioco.

Perché il ritratto è luogo complesso, più che altrove.
Non fosse altro per la quantità di luoghi comuni e cliché iconografici che lo accompagnano.

E questo è il punto della resa di molti.
Della difficoltà a immaginare che possa essere affrontabile serenamente…
Semplicemente.

Che la ricerca dell’anima di chiunque ci sia davanti, che la sua restituzione fotografica, siano entrambe solo una perdita di tempo, è il primo punto. E vale per tutto e tutti.
Pensa a restituire la tua!
Sempre e indipendentemente dal soggetto.
Oltre la gabbia del genere, che è una prigione espressiva.

Ma la domanda è: vuoi alzare l’asticella e non essere vittima dell’ansia da prestazione?
Puoi pensare che anche col ritratto sia possibile fare fotografia?
Il COME affrontare per COSA restituire è il percorso didattico che ci riguarda.
Proprio così come l’ho scritto.

Questo a Blue70 – Roma – è di fatto l’ultimo di un ciclo.
Più in là, molto più in là se ne riparlerà. Forse e dipende.

11 – 12 novembre, Roma.
Tutte le   I N F O  

Monica Bellucci by Efrem Raimondi - All Rights ReservedMonica Bellucci, 1999.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

P.S. La pelle, la sua testura, è parte integrante della fotografia.
Ed è a sua volta soggetto.
Va trattata bene…
Non prevista la pialla.

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Lectio per quindici.

Questa è un po’ diversa dalle mie abitudini: sì una lectio, ma a differenza
della solita  ora e mezza/due, dura l’intera giornata di sabato 28 ottobre.

A Bologna, presso Darkroom Gallery via Mazzini 113 d.
Per un numero limitatissimo di presenze: quindici.
Per cui occorre prenotare.

Chi ha già assistito a una mia lectio ha un’idea di cosa sarà.
Ma solo un’idea, perché si andrà molto più dentro alle questioni.
Con una interazione decisamente maggiore.
E francamente ne ho proprio voglia.

Potrei dire davvero trasversale: sia nei contenuti che nello svolgimento.
Più libera. Più diretta.
Insomma è questo: un faccia a faccia.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedSNEAKER, 2007 © Efrem Raimondi. All rights reserved.
Per INFO e prenotazione: fotodigitalservice@virgilio.it

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Milano – Siena – Pordenone: ottobre.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedMilano, poi Siena quindi Pordenone.
Questo mese di ottobre chiude un ciclo didattico.

Per aprirne un altro col prossimo anno.
Completamente diverso se non per un paio di eccezioni che verifecherò strada facendo.
Poi certo, si può ritenere che la didattica sia inutile. O che si equivalga.
Non è così.
E proprio perché non è così, l’intenzione, la mia, è di cambiare molto.
Ma intanto ottobre…

Parto dalla situazione più articolata: Siena: 6 – 8 ottobre.
Un tour de force organizzato in collaborazione con Lombardi Arte.
E grazie all’energia e all’impegno, serio, di Niccolò Cesarini e Stefano Fantini.
Però non ho capito cosa è successo al loro sito…

Per cui rimbalzo alla pagina Facebook:
https://www.facebook.com/lombardiartegallery/

Per lo specifico del workshop questo il link:
https://lombardiarte.com/pages/la-sede-del-ritratto-workshop-di-efrem-raimondi

E alla mail per le eventuali informazioni:
info@lombardiarte.com

Efrem Raimondi a SienaIn primis il 6 alle 18.00, con la lectio Presente Imperfetto.
Molto simile a quella tenuta con Benedetta Donato al MAXXI di Roma a giugno.
Mi accompagnerà Alessandro Pagni questa volta.
Se riesco a convincerlo.
Amo la sua scrittura e l’acutezza del pensiero.
Anche la sua garbata riservatezza. Vediamo…

La stessa sera inauguriamo PORTRAIT FOR SALE.
Una piccola mostra di 19 opere in tiratura limitata: ritratto.
Quello che mi riguarda… trasversale.
Ho mischiato un po’ le carte, per cui non anticipo nulla, almeno io.
FOR SALE perché sono decisamente in vendita.
Proprio senza girarci intorno, a fronte di stampe che sono proprio stampe.
E insisto, la carta è un’altra cosa se trattata come si deve.
Perché sa restituire matericità.
Mentre vederla non costa nulla, e chi ha piacere venga.
O vada. Sino al 22 ottobre.

Il 7 e l’8 il workshop La sede del ritratto.
Che è un percorso tosto. E prevede disponibilità: da parte mia e dei partecipanti.
Il ritratto al centro. Ma l’impegno è quello di trascendere il genere.
Di evitare i cliché. Di impossessarsi del dubbio e non di esserne in balìa.

Stesso workshop a Pordenone il 21 e 22 ottobre.
Organizzato con DUE PIANI.
Qui sotto tutte le info

Efrem Raimondi a PordenoneLo scorso novembre ero in Friuli e sono passato a trovare Leonardo Fabris, deus ex machina di questo spazio davvero gradevole: bello lo spazio, belle le persone.
Quindi eccomi qui.
Le premesse sono sempre le stesse per quello che riguarda i partecipanti: non è necessario coincidere con la mia visione del ritratto.

Ma resettare sì, ed essere disponibili a mettersi in gioco pure.
Un workshop non è ”Aperitivo con”.
E l’impegno, sottolineo ancora, è reciproco.
Massimo 16 partecipanti.

Quindi Milano. A partire dal 3 ottobre.
Che ho lasciato in fondo perché qui il discorso comincia a mutare: 10 incontri, uno alla settimana – il martedì dalle 20 alle 22 – sino a gennaio 2018:
http://www.bottegaimmagine.it/ritratto-efrem-raimondi/

Organizzato con Bottega Immagine dopo una chiacchierata con Stefano Bernardoni, che la dirige.
Un percorso mutuato dall’esperienza del workshop sul ritratto, solo più spinto.
Proprio andando a cercare il dettaglio.
E le contraddizioni.
Con al centro la figura umana avendo chiaro che tutto dipende da noi: niente alibi, e la consapevolezza di ciò che facciamo è fondamentale.

Efrem Raimondi a MilanoNon partiremo da zero, ma se dovessimo accorgerci di qualche lacuna ”grammaticale”, abbiamo il tempo per affrontarla.
Pensando sempre, e questo è l’obiettivo, che qualsiasi strumento abbiamo a disposizione è subordinato all’uso che vogliamo farne.
Questo è un corso didattico che ci permette di affrontare con maggiore disponibilità sia il cosa che il come.
Sul perché tralascio. Ne parleremo in aula.
E ci lavoremo. Perché proprio si lavorerà.
Di cranio e di mani. Anche di gambe, che valgono sempre di più di qualsiasi obiettivo.

Questo al momento è quanto. E mi sembra abbastanza.
Poi si vedrà.
Tutti gli aggiornamenti sul calendario, nel menù alla voce WORKSHOP ECCETERA.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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Prima della Fotografia – Torino

Efrem Raimondi Blog

Il sottoscritto ritratto da Paolo Ranzani nel 2014.
Non ho idea del perché abbia/abbiano deciso di usarlo come cover di questo incontro.

Prima della Fotografia, seconda edizione.
Un incontro di due giorni, venerdì 30 giugno e sabato 1 luglio a Torino.
Al quale ho aderito per un motivo molto semplice: il grado di utilità.

Vero, sono rimproverabile…
Più volte ho sostenuto la mia fascinazione nei confronti dell’inutilità.

Che però è una posizione estetica, filosofica se vogliamo.
Come un’avversione nei confronti della supremazia dell’evidenza.
In fotografia soprattutto.

Dove dal punto di vista dell’espressione mi interessa altro.

Però non è possibile trascurare che esiste un prima.
Un tempo che precede qualsiasi atto. E qualsiasi restituzione.
Ed è un tempo utile.
Questo è ciò di cui mi occuperò nel mio incontro di sabato.
E sarà, mi auguro, un incontro dialettico tosto coi presenti.

Quindi… da venerdì sera, alle ore 19 di sabato tutti interventi utili.
Anzi utilissimi. Da Paolo Ranzani col suo laboratorio a Marino Ravani con un intervento denso sul rapporto tra fotografia e diritto e le contraddizioni che riguardano chiunque affronti il percorso, sia da autore che da operatore.
Anna Contestabile e Patrizia Gregnanin, agenti di fotografi, che affronteranno un’altra realtà: l’individuo fotografo.

Cioè la relazione con la comunicazione, quella realmente operativa, lavoro insomma, da parte di un soggetto che non può essere sbiadito. E che anzi, attraverso il suo percorso, immediatamente leggibile.

In questo, in tutto questo trovo che persino l’utilità, possa essere utile.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Organizzato dalla Associazione 4K e Gruppo Digitale.
INFO
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