Il Duomo di Milano


Un frastuono devastante.

Non ricordo Milano così. Non ricordo la Lombardia così.
Oltre non posso andare.
Posso solo immaginarlo il frastuono degli altri silenzi.

Qui è mutismo.

Ma c’è il Duomo.
E non so come spiegarlo ma per Milano è un riferimento.
Che tu sia credente o no la sua presenza è un conforto.


Volevo essere lì ieri notte.
Nel deserto di Piazza del Duomo.
Nessuno. Nessuno…

Solo degli agenti della Polizia di Stato lungo i portici a lato.
Distanti.
E io. Con un cavalletto e una fotocamera.

Visibilissimo agli agenti.
Visibilissimo al Duomo.

Ho mollato il cavalletto e questo è quanto.
Solo il Duomo e la sua faccia di adesso.

Il Duomo di Milano © Efrem Raimondi - All Rights ReservedIl Duomo di Milano: 11 marzo 2020 – H. 22:35

Il duomo di Milano
è pieno d’acqua piovana
Il duomo di Milano
è pieno d’acqua piovana,
ce l’han portata con gli ombrelli
ce l’han portata con i pianti
ce l’han portata con i pianti
per la redenzione delle puttane.
Enzo Jannacci – estratto dal brano  Il Duomo di Milano, 1970.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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IN STUDIO

In studio non è la stessa cosa.
Ovunque non è mai la stessa cosa ma in studio di più.
Sembra un paradosso.

Anzi lo è. Perché lo spazio è dato e non muta.
Lo conosci. Conosci le luci che hai, anche quelle che eventualmente noleggi.
La luce ambiente che proviene dai finestroni è stagionale.
E rimbalza di conseguenza sulle pareti.
Quindi anche lei è un dato consolidato.
E si ripete a tal punto da non mutare mai.

Eppure in questa immutabilità dettata da un volume inalterabile, lo studio è luogo dinamico.
Ed è ciò che accade a renderlo tale: tutto uguale ma non è mai lo stesso.
Perché non è un contenitore vuoto, ci sei tu.
E lo studio, qualsiasi studio, non è indifferente alla tua presenza. Anche se non è il tuo.

Se penso alle tante persone che ho ritratto in studio, ai fiori e altri lavori, assignment o no, so e lo vedo: questo spazio è presente.
Accondiscende alla fotografia che fai.

E garbatamente si sposta. Nessuno lo vede. Tu sì.

Nell’ultimo studio che ho avuto, Milano via Orti, avevo una conoscenza in più: un ragnetto.
La prima volta che si palesò ero al telefono, alla scrivania. Vidi come un’ombra a una ventina di centimetri dalla mia faccia. Cacciai un urlo e volai indietro. Giù con la sedia.
Da terra lo vidi correre in verticale, rapidissimo, lungo il filo di ragnatela. Su fino al soffitto. Che era piuttosto alto.
Fu uno shock. Per entrambi.
Imparammo a convivere in quello spazio che era davvero underground come oggi non si può neanche immaginare: ricordo ancora la faccia di Miuccia Prada quando inaspettatamente passò a dare un’occhiata al lavoro che stavo facendo – collezione storica borse, art direction Italo Lupi. Anno Domini 1992.

Poi me ne sono andato. Da lì e da un po’ tutto. Non avevo bisogno di un mio studio, noleggiavo. Ero sempre in giro.
Ho sbagliato. Mi manca.
Chissà il ragnetto… So che ci siamo amati.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedQuest’angolo è un mio tributo allo studio di Laura Majolino.
Saltuariamente ci lavoro e quella sedia adesso lì così fino a un paio di minuti prima mi ha ospitato.
Non è il mio studio e ha una sua identità.
Ma se la riconosci diventa parte della tua dialettica fotografica.
Come fai a non capirlo?
Nessun luogo è uguale. Lo studio di più.

Ho contato le volte che nomino lo studio: tredici. Più una fotografia.

© Efrem Raimondi. All rights reserved

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Beppe Sala – ICON DESIGN

Beppe Sala sindaco di Milano, per ICON DESIGN.
Palazzo Marino, 18 novembre 2019, sera.
Una di quelle rare volte che a priori so con assoluta precisione cosa farò: la faccia.
La faccia e basta.

Salone limitrofo all’ufficio del Sindaco…
Maria Cristina Didero editor at large del magazine, Marco Sammicheli che farà l’intervista, Nicole Marnati la mia assistente.
Si chiacchiera un po’ del più e del meno.
Anzi, del più. Perché io continuo a pensare alla faccia e lo dico.

Maria Cristina e Marco dal sindaco mentre Nicole e io allestiamo un set minimalissimo, povero c’è chi direbbe. Ma io continuo a pensare alla faccia e non mi serve altro.
Il radiocomando non funziona. Non si capisce perché. Va be’, uso il cavo sincro come ai vecchi tempi, nella cirsostanza non è così di impiccio.

Arriva Beppe Sala. Due chiacchiere e gli dico cosa mi farebbe piacere fare: la sua faccia. Stop.
Si accomoda sul grande divano e io comincio.
La fotografia di backstage di Marco Sammicheli – che ringrazio per la cortesia – rende bene l’idea.
Efrem Raimondi shooting by© Marco Sammicheli - All Rights Reserved

Sette minuti tra la prima e l’ultima flashata. Non mi serve altro, non saprei cosa fare. Compresa una variante di inquadratura che magari potrebbe essere utile.
Non ci credo molto ma in termini di impaginato, che ne so, è comunque un magazine ICON DESIGN, non la parete della mia cameretta.

Sento il bisogno di una faccia così.
In edicola adesso.

Beppe Sala by Efrem Raimondi for ICON DESIGN

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

UPDATE 12 gennaio
Poi succede che pubblico sul mio profilo INSTAGRAM.
E Beppe Sala commenta.
Non succede così spesso. E niente, mi ha fatto piacere.

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ISOZERO Lab. IIª edizione

Questa la call del II° ISOZERO Lab. Che inizia a ottobre.
Una serie di informazioni si trovano qui

ISOZERO LAB by Efrem RaimondiMentre adesso vorrei entrare nel dettaglio, quello ambientale, di questo particolarissimo percorso.
Quando dico che la fotografia è al centro, intendo dire che il prodotto, l’opera, è al centro.

Questo l’obiettivo: ridurre la distanza che separa l’intenzione dal risultato.
ISOZERO Lab si occupa del percorso per far sì che questo avvenga.
Su due livelli: uno individuale e uno condiviso.
Con due calendari separati. Entrambi affrontabilissimi.
Tanto che i partecipanti della prima edizione provengono da tutt’Italia più uno da Tirana.
Quindi logistica e tempo non sono un problema.

ISOZERO Lab by © Andrea Moretti - All Rights Reserved© Andrea Moretti – All Rights Reserved

Edizione finita formalmente a maggio, ma in realtà siamo alle prese con l’editing per quello che sarà il primo Quaderno. Che è la sintesi visibile di ciò che abbiamo fatto.
Personalmente sono ultra soddisfatto. Perché è stato fatto tanto e moooolto bene.
Servono motivazioni e serietà. Perché è un impegno. Per tutti e in misura ampia per me.

Due passi indietro uno avanti. Tutto comincia col sottrarre.
E poi…
Poi, a chi è rivolto?
A tutti coloro che antepongono il linguaggio al genere – che non significa perdita di identità… in questo saremo chirurgici.
A chi vuole sul serio affrontare il piano fotografico e progredire.

A chi è fuori dal trend. Qualsiasi trend.
A chi si pone il problema del rapporto tra tecnica e linguaggio.
A chi non ha tempo da perdere. Ma quando è in gioco non si risparmia.
A chi non pensa che la fotografia sia un luogo competitivo. Nesuna gara.
A chi si incontra. E si riconosce. Magari solo per un dettaglio.

Sai coglierlo quel dettaglio?

Un percorso serio. Molto serio.
Chi vuole saperne di più, o guarda il link sopra o mi scrive qui:
isozero@efremraimondi.it

Uno non esclude l’altro.
Ciao!

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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Cosa cambia una fotografia

Cosa cambia realmente una fotografia?
Il mondo? No.
Alcune fotografie certamente hanno scosso, orientato e disorientato.
Ma siamo in un ambito strettamente legato all’informazione.
Quella che ha a che fare col fotogiornalismo e col mito del reportage.
Che in alcune circostanze, per alcuni autori, la mitologia ha un suo motivo.
E malgrado ciò, anche limitatamente all’Italia, cosa cambia?

Qualcosa che cambi tutto. Definitivamente.
E nulla è più come prima. È di questo che parlo.

Quello che realmente può cambiare una fotografia, è l’autore.
Ma dev’essere proprio quella fotografia lì.
Che non è mai casuale. Mai.

E infatti è accompagnata da altre fotografie. Che hanno una relazione ma anche una vita autonoma.
Per incidere sulla propria consapevolezza non ci si trova mai davanti a un caso isolato: serve un corpus, cioè una serie di immagini con lo stesso peso specifico.
Sottolineato: lo stesso peso espressivo.

E chi se ne frega, giusto?
Sbagliato.
Sfogliare un archivio, qualsiasi archivio…
Quello che scaturisce sul piano emotivo non è così prevedibile.
E infatti eccomi ancora qua.
Ma al centro c’è ciò che vedi. Tutto il resto viene dopo. Anche la riflessione viene dopo.
L’elemento fondante è l’opera. Quella fotografia lì che mostri o che nascondi al netto della volontà mediatica e/o del riconoscimento che cerchi. O eviti.
Non ha alcuna importanza: se non hai in mano niente che ti scuota, il riconoscimento e il successo, sono l’ultimo dei tuoi problemi.

Quindi occupiamoci del prodotto.

Cosa cambia una fotografia?
Quale fotografia?
Quando te ne accorgi?
Ma il bello di tutto ciò è che non può essere una riflessione allo specchio: con ciò che ci circonda una relazione dev’esserci.
Capiterà di guardarsi attorno?
È fondamentale. Perché questo è il parametro.
Poi decidi come ti pare.

A me è successo proprio così.
Altrimenti non sarei stato un fotografo.

Tre le fotografie che mi hanno cambiato la vita.
Nella loro unità e nel corpus iconografico al quale appartengono.

Quindi è tutto il malloppo che conta.
Però queste tre come una matrice.

Novembre 1980, Irpinia terremotata.

© Efrem Raimondi, 1980 - All Rights ReservedPerché ha chiarito defininitivamente il mio rapporto con l’esposizione e la sua manipolazione.
E perché mi ha insegnato a guardare al soggetto come a un tutt’uno: il soggetto è tutto ciò che si vede entro il perimetro.
Non c’è frazione.
Non ho più fatto reportage. Se non di altro tipo – disimpegnato, direi con un sorriso…

Settembre 1985, Fuorisalone, quello del Salone del Mobile, che allora si svolgeva appunto a settembre.

© Efrem Raimondi, 1985 - All Rights ReservedQuel lavoro era – ed è – composto da un centinaio di immagini.
Senza alcuna presunzione: ha cambiato INTERNI magazine nel documentare il Fuorisalone.
Ero un incosciente, e se non ci fosse stata Dorothea Balluff alla guida di quella rivista, quel lavoro sarebbe rimasto nel mio cassetto. O nel suo.
Il mio inizio con INTERNI si deve materialmente a questo lavoro. Che non c’entra niente. Ma c’entra tutto. Esattamente come questa baby sitter col suo bambino.

E questa. Che mi ha segnato profondamente. Per questo non è in evidenza.
Febbraio 1981, centro ANFFAS di Legnano.

© Efrem Raimondi 1981 - All Rights ReservedLei, proprio lei, mi ha fatto capire un sacco di cose sul rapporto spaziotemporale, sulla manipolazione del tempo fotografico e della relazione con quello reale.

Poi sì, è ora che esca dal tunnel di questo archivio.
Sinceramente? Non  pensavo mi avrebbe così coinvolto.
E non se ne parla più.

Ciao!

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HUMAN SPACES – Fuorisalone 2019

HUMAN SPACES è stato il tema di questo Fuorisalone.
Una settimana davvero tosta di lavoro, per INTERNI magazine: media ore dormite per notte, quasi cinque. Quasi.
Ma è solo così che funziona. Se no si può sempre ringraziare e declinare.

Direttamente dalla Statale, nell’aula magna adesso deserta: da solo su in platea in un silenzio assoluto. E accogliente.
Quest’anno niente ritratti, per vari motivi.
Magari è più semplicemente la famosa crisi del settimo anno…
Che cadeva giusto con questa edizione.

Quindi mi sono concentrato su altro: una sorta di reportage tra installazioni, conferenze, luoghi. Il mio percorso è utto qui, Università degli Studi di Milano.
E allora sì, gli spazi dell’uomo. Solo che lo spazio è uno.
Tra l’altro condiviso con tutti gli altri ospiti.

Che sono incommensurabilmente meno invasivi e dannosi dello human.

Pubblico solo cinque immagini, quelle che…

© Efrem Raimondi - All Rights Reseved© Efrem Raimondi - All Rights Reseved© Efrem Raimondi - All Rights Reseved© Efrem Raimondi - All Rights Reseved© Efrem Raimondi - All Rights Reseved© Efrem Raimondi – All Rights Reserved

Installazioni:
DESIGN ISLAND by Ludovica Diligu per Labo.Art
LA PORTA DEI SOGNATORI by Dario Curatolo per Nerosicilia e Mosaicomicro
GIRAFFE IN LOVE by Marcantonio per Qeeboo
HUMAN SPACES BAG – Guan Fu Hao/Tainan per INTERNI magazine
THE PERFECT TIME – by Ico Migliore – M+S lab per Whirlpool

Più due della lectio magistralis di Guido Canali per il ciclo di conferenze del CNAPPC.
Il reportage delle conferenze è un luogo fotograficamente a parte, tra la documentazione e la rappresentazione: un equilibrio fragile, basta poco e…
Comunque si impara molto. Per esempio a muoversi come un gatto e diventare invisibili. Quasi invisibili…

© Efrem Raimondi - All Rights Reseved© Efrem Raimondi - All Rights Reseved

Anche per questo tutto il lavoro è fatto con uno smartphone.
E il fatto di incrociare qualche – raro – sguardo di sufficienza mi faceva sentire perfettamente a mio agio: invisibile appunto.
La destinazione è il sito di INTERNI ed è la sesta edizione che seguo in coppia con Danilo Signorello, che firma i testi.

Finito.

© Efrem Raimondi - All Rights Reseved© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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HUMAN SPACE – INTERNI mag

Efrem Raimondi - INTERNI mag - All Rights ReservedHuman space, human design: INTERNI magazine adesso in edicola.
Il numero di aprile, quello che ha un elevato peso specifico perché questa rivista
ha la paternità del Fuorisalone.
Forse forse la maternità, essendo una rivista.

Human space, lo spazio dell’uomo…

Ecco, il mio statement stampato in apertura però sottolinea una cosa per me importante. Che è appunto la struttura del percorso:
Un ambiente ridotto a sé stessi non è più un ambiente.
Ma un luogo permanentemente incluso. Mentre è di valichi che abbiamo bisogno.
Traslocare dal perimetro antropocentrico sarebbe già un primo ambiente condiviso.
Quelli successivi vedremo. Forse.

Valichi da valicare. Molto rapidamente.
Piazza della Repubblica, Milano. Lì con fotocamera, quella “vera”; ring flash; lampeggiatore; questa e quella torcia…
Persone addette: una stylist, due assistenti, due “traslocatori” e un fotografo.
Poi a un certo punto mi accorgo che mi serve più immediatezza.
Proprio così: tutto il lavoro è prodotto con uno smartphone.

Efrem Raimondi - INTERNI mag - All Rights ReservedEfrem Raimondi - INTERNI mag - All Rights ReservedThea, Fendi Casa, Luxury Living Group – Pascal by Piero Lissoni per Porro
Nara by Jean-Marie Massaud per Poliform – Adamant by Roberto Lazzeroni per Giorgetti

Stylist Carolina Trabattoni.
Assistenza fotografia Giulia Gibilaro – Giulia Lucchetta.
Staff M8 STUDIOS.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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ISOZERO Lab – 2

ISOZERO LAB by Efrem Raimondi

ISOZERO Lab è un laboratorio nato un anno fa.
La prima edizione sta volgendo al termine.
Questa call è per la seconda.

Cos’è
Ecco, NON è un percorso didattico fine a se stesso ma un laboratorio che si pone degli obiettivi tangibili.
Della durata di un anno circa.

Una struttura orizzontale, solo con me al timone.
Fin dove possiamo arrivare insieme?

Insieme significa confronto serrato, intenzioni condivise, contraddittorio dialettico: nessuna ragione nessun torto, solo un confronto finalizzato.
E crescita. Perché vorrei uscire dall’equivoco che i fotografi non insegnano.
Poche balle, il curriculum ha un peso specifico: il punto è come tradurlo didatticamente.

Precisando il tiro, senza alzare la voce ma non arrossendo dico che qui si impara: metodo, grammatica, gestione, mira. E condivisione.

Al centro la semplicità – da non fraintendere. Accompagnata da una questione fondamentale che mi è chiara da sempre, ma proprio anche urlata da sempre: trasversalità.
E sottrazione. Senza la quale non c’è crescita.
Forse forse, bisognerebbe prima imparare a non fotografare.

Fermarsi…

Non dobbiamo coincidere nell’espressione, ognuno ha la propria.
Dobbiamo però possederne una.
Come?
Crediamo davvero di avere talento? Discipliniamolo.
Poi procediamo.

Liberare lo sguardo, renderlo leggero e invulnerabile.
Dare davvero consapevolezza all’arbitrio, il proprio.
Attraverso un percorso di puntualizzazione anche tecnica.
Usandola la tecnica, per non farsi usare.
E i deficit li affronteremo NEL percorso reale, non aprioristicamente.
Per uscire dalla debolezza dell’approssimazione, che inevitabilmente ha il suo riscontro nella fotografia che mostriamo.

L’unico parametro: la fotografia è ciò che mostri, non ciò che parli.
A saper leggere le immagini, si vede tutto. A non saper leggere, annaspi nelle certezze. Che spesso sono quelle di altri. Proprio così.

Due passi indietro e uno avanti… è questo che faremo.
Col contributo saltuario e mirato di alcune altre persone: art director, stampatori, curatori, storici… figure professionali riconosciute, non degli improvvisati.

L’obiettivo comune è uno solo: sapere come produrre.
Perché il come è tutto. Il cosa un dettaglio.

A chi è rivolto
Poniamoci una domanda: perché fotografiamo?

Quale la necessità, quale l’urgenza?
Non è un obbligo… diamoci una risposta.

Qui l’intento è produrre Fotografia, quella con la effe maiuscola.
E le fotografie sono solo lo strumento che definiscono l’idea che abbiamo di fotografia.
Una visione ben più ampia che non ha nemmeno nel soggetto la sua risposta: una sedia equivale a una star o a un pezzo d’asfalto chiamato street. 
A un nudo o a un vaso di fiori piantato al centro della consolle anni Venti regalo della nonna…
È unicamente come TU traduci che fa la differenza.

Quindi a tutti coloro che antepongono lo sguardo al genere.
A coloro che intendono far coincidere l’intenzione col risultato, col prodotto che materialmente mostriamo.
Quello finito, al netto di tutto il percorso e del travaglio.
Noi ci occuperemo del percorso e del travaglio.

Professionisti e fotoamatori, nessuna differenza.
Tanto l’eventuale accesso ha un setaccio: devo vedere reale volontà espressiva. Confortata da una cognizione operativa di massima.
E alcune nozioni le do per scontate. Quelle più dettagliate invece si affrontano in relazione al percorso individuale. E comunque subordinate all’intento espressivo.

Dulcis in fundo è rivolto a chi ha intenzione di fare qualcosa che gli faccia bene e che abbia il piacere di farlo.
Per sé e per un obiettivo comune.
Perché come la prima edizione ha dimostrato, la condivisione quando diventa percorso reale, è un plus.

Come
otto mesi circa.
Quattro incontri le tout ensemble. Più uno da valutare alla fine.
Per esempio quest’anno lo facciamo. Perché ci serve.

E un one to one, frontale con me, lungo l’intero anno – non è una minaccia.
Perché i percorsi non sono mai uguali. Possono esserci delle similitudini, vero, ma le modalità di approccio mutano.

Luoghi
Gli incontri collettivi sono a Rimini.
In uno spazio molto confortevole dove abbiamo ampio margine di manovra.
E di accoglienza.
Gli incontri frontali, quelli individuali, sono gestibili in più modi. Incluso il fatto di vedersi.
La piazza è Milano.

N.BChi è DAVVERO interessato e intende capire meglio, può scrivermi qui:
isozero@efremraimondi.it

Poi un master. Sul ritratto. Solo, c’è una prelazione appannaggio di chi ha già frequentato il laboratorio. Quindi una eventuale adesione ex novo è da verificare.

ISOZERO LAB by Efrem RaimondiAntefatto
Credo che i workshop abbiano in qualche modo perso la spinta originaria.

Per diversi motivi, non ultimo un certo inquinamento che fa sembrare tutto uguale.
Non è così.

Ma soprattutto non c’è soluzione di continuità: chiuso il weekend tanti saluti.
E questo, per me, è il limite.
Perché ho incontrato anche persone realmente dotate di sguardo e forza espressiva autentica. E poi?
Poi salvo eccezioni non resta niente. Nemmeno a me.
E non mi piace.
Ma ho voglia di intercettarne ancora. Verificare se c’è davvero chi vuole alzare l’asticella. Affrontando un percorso più lungo concretamente redditizio.

E appunto più impegnativo. Vale per tutti, me incluso.

Detto tutto. Quasi tutto…
Si parte a ottobre 2019. Ma già adesso si comincia a ragionare: portarsi avanti è meglio.

Ciao!

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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Don Gallo – Una fotografia

Questa immagine di don Andrea Gallo è stata realizzata il 5 dicembre 2009.
Finalizzata alla copertina del suo libro Così in terra, come in cielo uscito nel febbraio 2010. L’ultimo libro del ”prete di strada” per Mondadori. Poi basta.
Come lui, su questo fronte, solo Giorgio Bocca.
Altri autori non pervenuti, a proposito di coerenza…

Don Gallo by Efrem Raimondi - Così in terra, come in cielo - MondadoriLa genesi di questa copertina è interessante. Perché è ciò che assolutamente non doveva essere. Che anzi neanche era immaginabile.
A testimonianza del fatto che l’improvvisazione e la capacità di cambiare in corsa è una prerogativa che si deve avere.
Non dichiarata ma richiesta nelle specifiche di un assignment.

Può anche andar male. Ma a volte se non cambi in corsa va certamente male.
Le situazioni non coincidono sempre con il quadretto che ti sei fatto. O che altri hanno fatto in tua vece.
Sul campo, che è roba più ampia e complessa di una riunione preliminare, ci sei tu e la responsabilità è tua. Sempre.
Anche se fai macro in giardino.
Assumersela significa sostenere ciò che fai mentre lo stai facendo. Mica dopo.
Dopo tu sei muto. Per te parla ciò che si vede. Stop.
Vale per tutto, cosiddetti progetti inclusi.

Quando dico copertina mi riferisco a una singola immagine.
Ma il ventaglio prodotto è ovviamente più ampio.
In questa circostanza sei immagini per due set.
Poche? Non lo so. Son sempre stato moderato nello scattare.
Talvolta decisamente castigato. Sarà stata la scuola banco ottico, non lo so.
E il digitale non mi ha cambiato significativamente.
Non è né giusto né sbagliato: ognuno trova la propria misura.

In redazione se n’era discusso dettagliatamente di questo libro.
Ma io non conoscevo personalmente don Andrea Gallo…
Tutto preciso: l’immagine di un uomo predisposto al sorriso, anzi alla risata… un po’ pretaccio di strada… un barricadero gioviale. Esagero un po’.
Già, e tutt’intorno disagio sociale, prostituzione, alcolismo, tossici. E altro.
Comunità di San Benedetto al Porto, Genova, lì a chiacchierare aspettando che lui arrivasse. Ma non arrivava mai e nessuno sapeva dove fosse.

Non ero esattamente in un salottino dell’800 e non sorseggiavo Sherry.
Ma è stato molto meglio.
Anche per capire che bisognava cambiare rotta al percorso che
mi riguardava.
Quando è arrivato era buio pesto e io sotto la doccia a Milano.
Per cui la settimana dopo appuntamento alla Trattoria A’ Lanterna, gestita dalla comunità – adesso la gestione è altra e tutto cambiato mi dicono.
Giusto per fare due chiacchiere tra un boccone e un bicchiere di vino m’ha detto don Gallo al telefono.

Bene. E più bocconi e più chiacchiera, più il telaio redazionale andava a ramengo.
Perché di fronte avevo una persona sottile e complessa. Profondamente arguta.
E cinica nei confronti del potere e della fama. Della ricchezza smargiassa.
Gesuitico nell’eloquio mi stava convincendo che in fondo non era poi così necessario fare questa copertina, cioè qualsiasi copertina lui presente.

Don Gallo a chiacchierare, io ad ascoltare. Ma decorosamente attivo.
Entrambi molto seduti: la rappresentazione dello stallo.

Poi scorgo la mia assistente guardare l’orologio: le tre pm!
Bellissima chiacchierata: andiamo a far queste benedette  fotografie don Gallo, dai…

Prima in una zona del Porto Nuovo se non ricordo male.
Scatto. Ma non mi convince.
Ci spostiamo allora dall’altra parte, Porto Antico zona Magazzini del Cotone.
Nel tragitto guardo sul portatile i jpg. E più li guardo più emerge una figura alla Simenon, quasi un Maigret.
Ma che c’entra un commissario? Invece caratterialmente me lo ricorda eccome don Gallo.
Un quarto d’ora dopo insisto. Controluce, bn preimpostato mentalmente, Lastolite a schiarire.

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights ReservedA mano libera. Micromosso che ride mi piace.
Non basta. Non ancora.
Fermo fermissimo; sguardo in macchina come una fucilata; io un po’ più alto…
Questa sì. Questa è esattamente quella che cercavo:

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights ReservedMi piace davvero, ma so che non sarà mai la copertina.

Intanto sono le quattro e qualcosa.
Praticamente tramonto al 5 di dicembre. Non ho molto tempo.
Monto un ring flash, piccolo, e provo la luce al volo… quasi ci sono. Ma sai che faccio?
Do via libera al flash incorporato, tengo il ring a un quarto di potenza e piazzo l’Hasselblad a f 8, me ne frego e scatto…

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights Reserved Scatto fino alle 16,23. L’ora esatta della cover.

don Andrea Gallo by © Efrem Raimondi - All Rights ReservedTutto ciò che di norma non va fatto l’ho fatto.
Incluso il grandangolo – paragonabile a un 35 mm scarso, che però non fa testo perché praticamente lo uso sempre.

In Mondadori all’inizio sono titubanti, scettici: c’entra niente con tutto quello che ci siamo detti. Vero.
Poi qualcuno che evidentemente ha voce in capitolo dice che è perfetta.
E chi se ne frega se non rispetta il brief, evidentemente era sbagliato.
Ha detto proprio così.

Io ci ho creduto durante. Anche se avessi preso una sberla poi.

Di don Andrea Gallo ho un ricordo indelebile.
Rafforzato da una attualità indecente.

©Efrem Raimondi – All Rights Reserved

Assistente fotografia Emanuela Balbini.

N.B. Questo articolo l’ho pubblicato la prima volta nel 2013.
Rivisitato, lo ripubblico adesso. Per diversi motivi.

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Del ritratto

© Davide De Dea - Francesca Ferrari/Efrem RaimondiCon Francesca Ferrari sul set di Fondazione Fotografia Modena – Foto di Davide De Dea

Da oltre un anno non faccio nulla di didattico che non sia il mio laboratorio, ISOZERO Lab.
Di questo ne scriverò più avanti visto che la prima edizione è quasi alla fine. E si parte per la seconda.
Invece a breve ci sono due appuntamenti.
Sul ritratto.
Diversi: un WS organizzato dal magazine IL FOTOGRAFO – 16 e 17 febbraio, Milano.
A margine, Il signore in cover è Joe Strummer.   INFO

E un corso con  BOTTEGA IMMAGINE, sempre a Milano, sviluppato in dieci incontri serali. Il martedì: Febbraio – Aprile.  INFO

Sono due percorsi didattici diversi che rispondono a esigenze diverse.
A questo riguardo ho pensato che non è poi indispensabile avere una reflex per partecipare.
Sarebbe solo meglio. Perché sia nel WS che nel CORSO ci sarà anche un set predisposto.

NO modelle. Sarà proprio inter nos.
Perché, perché… lo spiego quando ci vediamo il perché.

Ma c’è un motivo fondamentale. Per me ineludibile.

La questione fondamentale è rapportarsi al ritratto con l’intento di superare il genere.
Sì lo so, adesso sembra andare per la maggiore.

A parole.
Poi ciò che conta, come sempre, è ciò che si produce.
Come indicazione di massima sulla trama di questi due appuntamenti consiglio la lettura di questo articolo, direttamente dal mio blog:

RITRATTO QUATTRO REGOLE PERÒ

Ci sarebbe anche un’altra cosa…

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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