Lectio per quindici.

Questa è un po’ diversa dalle mie abitudini: sì una lectio, ma a differenza
della solita  ora e mezza/due, dura l’intera giornata di sabato 28 ottobre.

A Bologna, presso Darkroom Gallery via Mazzini 113 d.
Per un numero limitatissimo di presenze: quindici.
Per cui occorre prenotare.

Chi ha già assistito a una mia lectio ha un’idea di cosa sarà.
Ma solo un’idea, perché si andrà molto più dentro alle questioni.
Con una interazione decisamente maggiore.
E francamente ne ho proprio voglia.

Potrei dire davvero trasversale: sia nei contenuti che nello svolgimento.
Più libera. Più diretta.
Insomma è questo: un faccia a faccia.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedSNEAKER, 2007 © Efrem Raimondi. All rights reserved.
Per INFO e prenotazione: fotodigitalservice@virgilio.it

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Milano – Siena – Pordenone: ottobre.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedMilano, poi Siena quindi Pordenone.
Questo mese di ottobre chiude un ciclo didattico.

Per aprirne un altro col prossimo anno.
Completamente diverso se non per un paio di eccezioni che verifecherò strada facendo.
Poi certo, si può ritenere che la didattica sia inutile. O che si equivalga.
Non è così.
E proprio perché non è così, l’intenzione, la mia, è di cambiare molto.
Ma intanto ottobre…

Parto dalla situazione più articolata: Siena: 6 – 8 ottobre.
Un tour de force organizzato in collaborazione con Lombardi Arte.
E grazie all’energia e all’impegno, serio, di Niccolò Cesarini e Stefano Fantini.
Però non ho capito cosa è successo al loro sito…

Per cui rimbalzo alla pagina Facebook:
https://www.facebook.com/lombardiartegallery/

Per lo specifico del workshop questo il link:
https://lombardiarte.com/pages/la-sede-del-ritratto-workshop-di-efrem-raimondi

E alla mail per le eventuali informazioni:
info@lombardiarte.com

Efrem Raimondi a SienaIn primis il 6 alle 18.00, con la lectio Presente Imperfetto.
Molto simile a quella tenuta con Benedetta Donato al MAXXI di Roma a giugno.
Mi accompagnerà Alessandro Pagni questa volta.
Se riesco a convincerlo.
Amo la sua scrittura e l’acutezza del pensiero.
Anche la sua garbata riservatezza. Vediamo…

La stessa sera inauguriamo PORTRAIT FOR SALE.
Una piccola mostra di 19 opere in tiratura limitata: ritratto.
Quello che mi riguarda… trasversale.
Ho mischiato un po’ le carte, per cui non anticipo nulla, almeno io.
FOR SALE perché sono decisamente in vendita.
Proprio senza girarci intorno, a fronte di stampe che sono proprio stampe.
E insisto, la carta è un’altra cosa se trattata come si deve.
Perché sa restituire matericità.
Mentre vederla non costa nulla, e chi ha piacere venga.
O vada. Sino al 22 ottobre.

Il 7 e l’8 il workshop La sede del ritratto.
Che è un percorso tosto. E prevede disponibilità: da parte mia e dei partecipanti.
Il ritratto al centro. Ma l’impegno è quello di trascendere il genere.
Di evitare i cliché. Di impossessarsi del dubbio e non di esserne in balìa.

Stesso workshop a Pordenone il 21 e 22 ottobre.
Organizzato con DUE PIANI.
Qui sotto tutte le info

Efrem Raimondi a PordenoneLo scorso novembre ero in Friuli e sono passato a trovare Leonardo Fabris, deus ex machina di questo spazio davvero gradevole: bello lo spazio, belle le persone.
Quindi eccomi qui.
Le premesse sono sempre le stesse per quello che riguarda i partecipanti: non è necessario coincidere con la mia visione del ritratto.

Ma resettare sì, ed essere disponibili a mettersi in gioco pure.
Un workshop non è ”Aperitivo con”.
E l’impegno, sottolineo ancora, è reciproco.
Massimo 16 partecipanti.

Quindi Milano. A partire dal 3 ottobre.
Che ho lasciato in fondo perché qui il discorso comincia a mutare: 10 incontri, uno alla settimana – il martedì dalle 20 alle 22 – sino a gennaio 2018:
http://www.bottegaimmagine.it/ritratto-efrem-raimondi/

Organizzato con Bottega Immagine dopo una chiacchierata con Stefano Bernardoni, che la dirige.
Un percorso mutuato dall’esperienza del workshop sul ritratto, solo più spinto.
Proprio andando a cercare il dettaglio.
E le contraddizioni.
Con al centro la figura umana avendo chiaro che tutto dipende da noi: niente alibi, e la consapevolezza di ciò che facciamo è fondamentale.

Efrem Raimondi a MilanoNon partiremo da zero, ma se dovessimo accorgerci di qualche lacuna ”grammaticale”, abbiamo il tempo per affrontarla.
Pensando sempre, e questo è l’obiettivo, che qualsiasi strumento abbiamo a disposizione è subordinato all’uso che vogliamo farne.
Questo è un corso didattico che ci permette di affrontare con maggiore disponibilità sia il cosa che il come.
Sul perché tralascio. Ne parleremo in aula.
E ci lavoremo. Perché proprio si lavorerà.
Di cranio e di mani. Anche di gambe, che valgono sempre di più di qualsiasi obiettivo.

Questo al momento è quanto. E mi sembra abbastanza.
Poi si vedrà.
Tutti gli aggiornamenti sul calendario, nel menù alla voce WORKSHOP ECCETERA.

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Workshop. Mi fido di me… adesso.

Workshop - Efrem Raimondi

Workshop…
Fino a poco tempo fa non ne volevo fare.
In generale non li trovavo utili, soprattutto i miei.
Questo per iniziare… come una dichiarazione.

Più di due anni fa feci un post sul tema della didattica, maggio 2012.
Nel quale, tra l’altro, manifestavo la mia diffidenza per i workshop.
Come un fastidio. E pensavo ai miei, non a quelli di altri fotografi. Ai miei e a quei pochi che avevo tenuto.
Dal risultato inadeguato per ciò che ritengo uno standard buono.
Per questo trovavo sempre una scusa e declinavo gli inviti.
Perché costringere in due/tre giorni un percorso che fosse significativo sul ritratto, mi sembrava limitato. E per me limitante.
Ho bisogno di aria, di soffitti alti e che il tempo si fermi…
Il ritratto più di qualsiasi altra fotografia è un tempo sospeso. Quindi anche i relativi workshop si adeguino.
Questo per me.

Non avendo nulla da sommare, io sottraggo.
Ed è nella sottrazione che trovo la fotografia che mi riguarda.
Solo che fare questa fotografia è più semplice che dire come farla.
Perché non si tratta di fissare un binario e montarci sopra, e l’approccio non solo è molto importante, ma soprattutto non è univoco.
Questo era il vero limite, quello che riscontravo.
Aggiungevo però, a fine post, che ne stavo rodando uno.
Cioè un workshop dove il tempo fosse davvero sospeso.
E la sottrazione diventasse elemento visibile.
Dovevo trovare il modo per coniugare la struttura e l’idea che ho di fotografia con un percorso teorico-pratico realmente significativo sul ritratto, che per me ha delle peculiarità non declinabili.
Come l’assenza di effetti speciali dal sapore posticcio, per esempio.
O l’individuazione dell’elemento, magari marginale, che in realtà è l’architrave di tutto il rettangolo fotografico.
Un percorso che mantenga intatta la centralità del linguaggio e la sovranità dell’autore e che proprio nel fare, nel misurarsi praticamente con una situazione standard, sia in grado di rispondere alla domanda Dove ha sede il mio ritratto originario?
Perché si tratta di trovare la propria matrice, senza la quale produrremmo solo delle parodie.
Mi hanno aiutato molto una serie di conferenze che ho tenuto.
E anche la lettura di alcuni portfoli, prevalentemente di giovani autori, dove convivevano determinazione del gesto e una certa balbuzie espressiva. Cosa c’era che non quadrava?
A me era chiaro. A loro no. E proprio nel confronto ho trovato la chiave che mi riguarda. Che riguarda la serie di incontri in programma.

Adesso mi fido di me… adesso ho il workshop che mi mancava.
Bello secco. Modulabile sia in due che in tre giorni.
Non è la verità… in fotografia non esiste.
È solo il mio modo di fare ritratto.
Per cui l’unica condizione all’adesione, è che esista un’affinità.
E che ci sia la disponibilità a disintegrare i cliché.
Non ci sono effetti speciali, confermo.
Né fuochi d’artificio: c’è solo da andare dritti al punto.
Un face to face col soggetto, quello autentico. Cioè noi.
Perché è solo in noi che risiede l’origine del ritratto.
Se c’è, si trova. Se no amen.

Sottrazione è la parola d’ordine.

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C A L E N D A R I O
Comincio a maggio, presso la Fondazione Fotografia Modena.
Poi Venezia a giugno, presso CIVITA, Casa dei Tre Oci.
Il calendario si trova nel menù in alto WORKSHOP – ECCETERA, e sarà aggiornato di volta in volta.

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Portfolio e Workshop

Efrem Raimondi, portfolio

 

Portfolio…
Innanzitutto è un luogo.
Ordinato e di bella presenza.
Una bellezza essenziale.
Sobria. Dove le immagini sono il soggetto… alias, un percorso visivo che si esprime in tua vece.
Non importa se relativo a un cosiddetto progetto risolto in dieci immagini o alla visione – faccenda più ampia e complessa – che si ha di un tema, tipo ritratto, design, moda, architettura, reportage ecc, dove venti diventa il numero minimo per definire la cifra espressiva.
Quello massimo tra trenta e cinquanta, dipende dall’impaginazione. Che conta anche lei.
Perché è a questo che serve un portfolio: dare un’identità, che non coincide con l’infilare una serie di fotografie emozionanti.
L’emozione, oggi, è alla portata di tutti. Il linguaggio no.
E non è neanche una mostra, né un sito, né tantomeno un blog in rima baciata.
Il portfolio sei tu al netto di qualsiasi scusa e spiegazione.
Al netto anche del tuo cappottino all’ultimo grido.
Quando lo presenti, fai finta di essere altrove, meglio… io facevo così: se interpellato parlavo, se no nisba.
Il mio era cartaceo.

Efrem Raimondi, portfolio

Efrem Raimondi, Portfolio

Anzi, i miei quattro più uno erano cartacei.
Uno dedicato al ritratto; uno al design; uno alla pubblicità e comunicazione aziendale; uno al mio girovagare… città, musei e tutto l’ambaradam urbano, niente landscape.
Il più uno riguardava le opere, le prints insomma. Anche landscape.
Parlo al passato ma in realtà sono ancora qui, davanti a me che appunto li sto fotografando.
Però non ci metto mano da anni.
Perché se devo far vedere qualcosa ricorro a pdf, slideshow e compagnia digitale assortita.
Non è la stessa cosa: il cartaceo sarà un po’ romantico, ma la sua potenza ineguagliata.
Perché se la visione è statica, non c’è nulla di meglio di una buona stampa.
Oltre al fatto che è più affidabile, e se anche spedisci all’altro capo del mondo, hai la certezza che ciò che viene visto non può essere frainteso da nessun hardware.
Se si tratta di una presentazione dove la qualità della visione è imprescindibile, ricorrerei ancora alla stampa.
Con la tempistica attuale, che è spesso frenesia pura, succede di rado.

Efrem Raimondi, portfolio

Efrem Raimondi, Portfolio

Efrem Raimondi, PortfolioRicordo che i monitor dovrebbero avere un profilo colore frutto di una profilatura: è più facile incontrarli nei fotoclub che nelle redazioni. Già le gallerie son messe meglio. E comunque poi vogliono il cartaceo.
E la stampa è preferibile anche nei vari reading, quelli che non mancano mai in tutte le manifestazioni del mondo.
A cosa servano, e a chi sono utili, è un’altra faccenda.
Ma se non hai un portfolio, scordati di far vedere seriamente le tue immagini.

Questo è anche un invito a non mandarmi e mail di contenuto iconografico, o link vari… a Flickr e similari: non è così che si mostrano e si guardano le immagini.
Una questione di attenzione innanzitutto al proprio lavoro.
Se di lavoro si tratta. Se è davvero un impegno nel quale si riversano energie e aspettative.
Anche se non è al momento ciò con cui campi, il punto è a cosa miri.
Se è solo un passatempo, non me ne frega niente: la regola è la stessa.

Ogni tanto mi capita di fare dei portfolio reading, individuali e privati. E pubblici, con una persona davanti e il mondo intorno.
Ed è un impegno che prendo molto sul serio. Per un motivo molto semplice: anch’io sono stato dall’altra parte, e ciò che mi premeva, se ero presente, era avere delle risposte.
Perché è così che funziona… la fotografia pone delle domande: tu sei in grado di dare risposte?
Indipendentemente dal livello della domanda, riesci a modulare una risposta che sia utile?
Non tutte le domande sono uguali, così le risposte.
E nessuna risposta è la verità. Ma a seconda della sua qualità può essere davvero utile.
O l’ennesima perdita di tempo. E di denaro.
Non è per niente facile fare un portfolio, soprattutto se il proprio e all’inizio.

Efrem Raimondi, Portfolio

Non è facile neanche la sua lettura.
È un lavoro. Che sempre più spesso mi viene richiesto.
Non so perché, ma è così.
Quindi ho deciso di istituzionalizzarlo. Attraverso due step distinti:

1 – incontro di  due ore sola lettura. Cartaceo preferibile, ma anche digitale se non se ne ha uno pronto.
La questione vera, quella che per me ha davvero un senso, è però andarlo a costruire il portfolio, quindi nel caso ci fossero le condizioni…

2 – altri due/tre incontri, dipende, sempre di due ore, dove si definisce con precisione  l’intero portfolio.

C’è poi un altro percorso, indipendente dal portfolio.
Formalizzo anche questo.

One-to-one innanzitutto, eventualmente estendibili a gruppi di tre persone massimo.
Non è una semplice consulenza… mi fa schifo il concetto.
Si tratta di individuare percorsi personalizzati che siano reale motivo di riflessione e crescita. Dove la tecnica non è bandita, ma presente solo come supporto motivato dalla circostanza specifica.

La si vuole chiamare didattica? Chiamiamola didattica.
Solo che è la mia.

Sembra la figura di tutor? Ma lasciamo che sembri.
Anzi è.
Per i workshop, quelli collettivi, se ne riparla. C’è tempo… adesso detto le priorità.
E cioè la mia idea di workshop. Che non dura un weekend. Ed è altra roba.
Anzi, per dirla tutta e molto chiaramente, è questo il mio workshop.

Per qualsiasi informazione, questa è l’e mail:
  portfolio@efremraimondi.it

Efrem Raimondi, Portfolio

portfolio@efremraimondi.it

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