Before

Before – After…
Tutta la vita BEFORE!
Un’azienda che produce e/o distribuisce software – non me ne sono preoccupato – pubblica sulla sua pagina FB questo:

Before - After, Efrem Raimondi BlogUn software che pialla, sembrerebbe a tradurre la comunicazione. Uno dei tanti.
Solo che pone in tutto rilievo i due stati: before – after.
E c’è la possibilità di commentare.
Come si può vedere, non so astenermi, proprio non ci riesco, e commento…
11 novembre 2016, ore 07:54.

Stesso giorno ore 11:18… commento censurato e tanti saluti da lì all’eternità…

Before - After, Efrem Raimondi BlogMe ne son fatto una ragione. Istantaneamente.
Più un sorriso.
Ognuno naturalmente produca e distribuisca ciò che gli pare, visto che è assolutamente legale e in più in questo caso si tratta di qualcosa che contribuisce direttamente all’esito della nostra immagine.
E quindi presumo abbia un’utilità.
Solo che…
Solo che, se l’esito è ciò che vedo non contribuisce alla mia.
Solo che, l’uso comunicato entra fortemente nel merito di una questione non riducibile a un fatto meramente tecnico, ma va direttamente al linguaggio.
E al gusto.
E questo la rende discutibile.

Non le potenzialità del prodotto, di questo come di qualsiasi altro, Photoshop in testa, sono il soggetto.
Ma l’uso. E la mira che abbiamo.
Ci interessa davvero togliere qualsiasi traccia della texture epidermica e ridurre il tutto a una maschera?

La pelle è un soggetto non eludibile.
Partecipa direttamente alla cifra espressiva dell’immagine.

Esattamente come qualsiasi altra cosa compaia.

La postproduzione c’è sempre stata. Anche con l’analogico.
Quello che è davvero cambiato è il tempo che dedichiamo alla produzione.
Che sembra essere diventato un tempo utile solo all’acquisizione di una matrice qualsiasi. Praticamente un supporto.
Che tanto, dopo…
Dopo un cazzo!
La fotografia non è un luogo delegabile al dopo.
Vive del presente. Un tempo, uno spazio, determinato da una dialettica che è già espressione.
Qualsiasi post è solo subordinata a precisare l’intento.

Ma qual è l’intento?

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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63 thoughts on “Before

  1. Perfettamente in linea con te !
    L’ intento forse è l’ omologazione; di tutto . Dello stile fotografico, delle faccio della gente , del concetto di bellezza, delle abilità, delle attitudini …….ecc

  2. E pensare che il Maestro, sempre lode a Lui, diceva

    “My photographs don’t go below the surface. They don’t go below anything. They’re readings of the surface. I have great faith in surfaces. A good one is full of clues.”

    E questi la ‘surface’ la piallano, la limano, la impastano. La trasformano, come dici tu, in maschera. A che scopo, mi chiedo? Anzi: hanno uno scopo? Si sono mai posti il problema?

  3. qual è l’intento, caro Efrem, lo dovresti chiedere alle riviste femminili, che pubblicano le foto solo se sono “piallate”

  4. Concordo, Efrem: meglio sempre “before”. Suppongo anche tu abbia notato come l'”after” doni un turgore incredibile alla borsa sotto all’occhio. :)
    E questo sulla foto… pensa un attimo a quante “maschere” simili vanno in giro facendosi in qualche modo “photoshoppare” dal vero. Mi vengono i brividi all’idea (all’idea che sta dietro a tutto questo…scrivo idea, perché dire “pensiero” è decisamente troppo). :)

  5. concordo e dico una cosa che magari non c’entra ma per l’apparire diversi “migliorati” un giorno una domanda me la sono fatta…perché truccare un morto prima di chiudere la bara? era mio padre…

  6. Completamente d’accordo, Efrem.Personalmente cerco, da un anno e mezzo a questa parte(coincidenze? :) ) di post-produrre il meno possibile e solo quando richiesto e quindi strettamente necessario. Nell’ambito del ritratto trovo un abominio l’uso di photoshop;discorso diverso nella moda o nel beauty.Lo so, esiste solo la Fotografia e tutte queste ramificazioni, generi e/o sottogeneri, almeno in parte, tendono alle volte a svilirne il concetto; purtroppo, se si vuol campare,passami il termine, con la fotografia (davvero ci si riesce, mah…) si è costretti a mediazioni. O forse no?Che casino, ahahahah…

  7. Dici tutto nella penultima riga…
    Forse non sarebbe stata necessaria l’ultima!
    Ma sai, forse (sempre forse), ci piace lisciare… Ed essere lisciati. Non sto scherzando!
    Se non ti depili, ti piace il before di sicuro ah ahahahahah
    L’intento? Che sia solo di piacere? (Ho paura di sì): alle modelle lisciate ed ai fotografi che si sentiranno a loro volta lisciati dai like…
    …è questa la “matrice” di cui parli?

  8. ecco Federica, l’intento che riguarda l’autore e al quale si presume, almeno lui, sia fedele

  9. no ma non è questi, Alessandro: evidentemente c’è richiesta. basta guardare quei terribili selfie ultra piallati. che se vengono pubblicati, con orgoglio, evidentemente…

  10. Immagino sia vendere o far accettare, e usare l’insicurezza delle persone mi sembra la pratica più diffusa.

  11. l’avevo letto Alberto. il fatto è si sta assistendo a un cambiamento proprio del gusto. e possiamo chiamarlo disgusto quanto vogliamo, ma prima o poi sarebbe il caso di affrontare seriamente la questione. serve una riflessione alta

  12. l’intento al quale mi riferisco monica, è quello dell’autore. di chi è lì che prima scatta. e poi smanetta. chiunque sia.
    se manca lo sguardo, l’intento boh. la questione che riguarda alcune riviste più di altre è il frutto di un appiattimento su dei desiderata popolari del tutto supposti. sarebbe interessante sapere quale l’origine. personalmente trovo rifugio nella nicchia che ha al centro il linguaggio, l’espressione.
    e c’è.

  13. cara lubi, è un terreno un po’ diverso in effetti. nello specifico è cercare di edulcorare, di rendere presentabile la morte. che già quella di una persona amata è un trauma terribile…

  14. mi viene da chiedere, Marco, dove sta l’appeal di una faccia, un corpo, una qualsiasi roba piallata.

  15. non proprio quella la matrice Adriano. almeno la mia. è che per quello che mi riguarda un percorso così lo trovo respingente… come uccidere il motivo del fascino

  16. l’intento non del produttore, Daniele, ma del fotografo chiunque sia. perché diavolo fotografa?

  17. Ma di cosa ci si stupisce, non è solo la moda o la presenza mediatica che “impongono” determinate presenze “fatali” , Siamo nel mondo dell’estetico vorrei, non del sono , dell’apparire, non della sostanza . Quanto erano belle le rughe della Montalcini.
    Il ritocco fisico, reale, mediatico, del pensiero, quello che conta è avere il centro dell’attenzione

  18. è vero esula dal contesto ma è la prima cosa che mi ha ricordato. edulcorare da vivi o da morti per me è la stessa cosa. forse peggio da vivi

  19. -Dopo un cazzo!
    La fotografia non è un luogo delegabile al dopo.- e qui la questione esplode.
    Se spazio e tempo vengono schiacciati e quindi la dialettica si azzera, allora le cose fotografiche e non, saranno sempre più barbaramente tali e quali.

    E poi, e come sempre, grazie.

  20. Se è vero, e lo è, che ogni ritratto è un autoritratto i fautori e fruitori dell’ after con cosa coincidono? Edulcorare, piallare, fluidificare aiutano a colmare le insicurezze o servono, in maniera anche più subdola, ad annullare l’ individualità ed unicità?

  21. Beh le tecniche per togliere le imperfezioni nel ritratto e per restituirlo un po’ soft già esistevano, e non sto parlando di post produzione, ma di filtri flou o con l’uso della calza collant davanti all’obiettivo, sebbene si perdesse in nitidezza. Oggi con la post produzione mantieni la nitidezza e intervieni dove ti interessa sulle imperfezioni della pelle o semplicemente sulla porosità della pelle o texture epidermica come l’hai definita tu . Le stesse macchine fotografiche hanno un impostazione per i ritratti soft. Personalmente condivido la tua opinione e a un ritratto con la pelle di Barbie (che in quanto bambola è una non pelle, ma solo una vaga imitazione) preferisco un ritratto che restituisca una pelle più vicina alla realtà del soggetto. Cosa restituiscano queste immagini solitamente destinate alle riviste e alla promozione lo sappiamo bene: una perferzione illusoria da “acquistare” e con la quale poi si scontra spesso la frustrazione di non poter agire con le creme come si può fare invece facilmente con photoshop ;) … e per quelle non destinate al mercato forse la volontà di lasciare un ricordo o postare un immagine che riporti un viso “immacolato” senza macchia e peccato …il peccato del tempo che passa. Restituiscono questo, un vago senso di eternità che vuole eliminare i segni del tempo e la nostra vita mortale, e farci dei e dee immortali. Siamo lontani dai coloro che promettevano elisir di bellezza e giovinezza? Non so. Il ritratto di un vecchio senza rughe e macchie e segni del tempo mi lascerebbe perplessa e come dici tu farei fatica ad individuarne identità, personalità e storia.

  22. Vedi l’ultimo tuo commento è fondamentale, dici ci vuole una riflessione alta, bene il problema è se il fotografo accetta l’effetto pialla è perchè, a mio avviso non è un fotografo, ma un semplice strumento che per campare farebbe qualsiasi cosa e visto che non riesce a fare altro gli hanno messo in mano un apparecchio super completo, figo e perfetto che scatta una matrice per poi lavorarci di sopra… e giù di pialla…
    Ma appunto questo è un fotografo? Non penso, non c’è ricerca, non c’è gusto estetico, non c’è margine per l’errore che rende unica un immagine…
    Ma il mondo attuale tende sempre di più a dividere il patinato finto da quella che lui stesso definisce una “ricerca fotografica” che viene ormai vista quasi o come una scelta estetica da artista di altri tempi o come un capriccio di un momento. Poi esistono personaggi che si dicono fotografi e che fanno la loro fortuna piallando le signore bene che sono felici di assomigliare tutte a una specie di barbie (e a Palermo ne abbimo alcuni esempi…) ma alla fine sono considerati fotografi e anche bravi…
    E allora ci si può opporre e ci si deve opporre in una sorta di rivoluzione che porti la gente a capire che questo tipo di immagine non è fotografia ma solo riproduzione di realtà aliene e inverosimili…

  23. Dipende da ciò che il soggetto “oggetto” in questo caso fotografato desidera insomma chi mi commissiona il lavoro, se desidera essere ritoccato e desidera eliminare i segni del tempo perchè desidera piacersi non ci vedo nulla di male, insomma chi paga ha il diritto di decidere ciò che più desidera, e poi dipende dalle immagini certo troppo ritoccate non mi piacciono ma ammorbidire, rendere piacevole un volto ad una donna per esempio in là con gli anni non ci trovo nulla di male, i ritattisti usano farlo, anche se penso che utilizzando le luci al meglio morbide ammorbidiscano poi qualcosina si può ritoccare… per me il fotografo è un pittore posso accentuare alcuni dettagli e smorzarne altri… sono un’esteta amo il bello …. amo abbellire … poi posso pure sbagliare

  24. Mi pare che tutto origini da ciò che dice sopra Daniele: in principio è una visione che ha uno scopo preciso, vendere sfruttando le insicurezze. Poi da lì diventa il Canone, ché da sempre il Canone lo decide chi detiene il potere: e “la massa” si adegua come può.

  25. Il titolo della nota doveva essere necessariamente “Dopo un cazzo!”

  26. Non so, io non me la sento di demonizzare tutta la post produzione, certo è fondamentale la presenza nel momento dello scatto, ma quella è un’abilità che bisognerebbe imparare in ogni cosa che si fa. Oggi si tende sempre ad essere altrove. Molto spesso mi capita di usare non photoshop perché non condivido il suo marketing, ma un altro software altrettanto potente che non nominerò per non fare pubblicità, e per me è importante accentuare l’intento che magari per problemi atmosferici o di sfortuna sul momento non mi hanno aiutato. Inoltre non ci sono solo software che piallano ci sono anche altri software che simulano ad esempio il famoso effetto Dragan. Insomma demonizzare secondo me non è mai buono, il digitale oggi consente di fare cose che prima in analogico era difficilissimo e molto costoso. Non sono completamente contro il “Dopo”.

  27. PS già che ci siamo rievoco questo editoriale della direttora di Elle, che qualche anno fa, intercettando in rete “moti di rivolta” contro certe immagini, azzardò una copertina e un servizio con attrici fotografate senza photoshop (rimasto ovviamente un unicum, nonostante i plausi delle lettrici – a dimostrare che certe scelte non sono fatte per andare incontro al gusto, ma anzi per condizionarlo) https://unaltradonna.files.wordpress.com/2011/04/img-073.jpg

  28. Ma che domande!!! Si vede che non capite nulla di bellezza
    È una cosa seria si, ma credo che questo problema, su cosa sia il
    Gusto o cosa sia la bellezza, sia un problema che è sempre esistito e spesso va di pari passo con la cultura del fruitore, come il proliferare di foto mozzafiato dove la ricerca è solo nella spettacolarizzazione e non nel contenuto e comunque è il motivo per il quale esistono autori e semplici cloni.
    Per onestà non ho mai usato questo software ma ho ingurgitato tutorial per piallare la pelle, poi fortunatamente sono rinsavito.

  29. Una casa editrice di Pechino, la Cheers Publishing, propone “il primo volume di poesie prodotte da un’intelligenza artificiale per la prima volta nella storia dell’umanità”, l’autore è un algoritmo che si chiama Xiaoice, il titolo è ‘La luce del sole si dissolse sulla finestra di vetro’.
    Ci può stare anche una faccia piallata, che poi più che altro pialla il linguaggio. Ma tanto, se il linguaggio non c’è, non c’è neppure il danno.
    Ma qual’è l’intento?
    L’omologazione: parafrasando Tolstoi, le facce sono tutte diverse, ma quelle piallate si somigliano tutte. Ci stiamo (o ci stanno) preparando alla perdita di un’identità critica, inculcandoci il concetto che, come predisse Orwell,”fino a quando la macchina sia presente, si ha l’obbligo di usarla. Nessun attinge acqua dal pozzo, quando si può girare un rubinetto.”

  30. io faccio fatica a vedere la differenza, mi sembra un bel volto e non vedo l’utilità di photoshop

  31. appunto Janas, un conto è intervenire sapendo cosa si sta facendo, e questo non solo è possibile, ma è proprio subordinato aanche a una idea banalmente estetica: ma sta cambiando il gusto?
    ora, c’è però chi interviene sulla pelle in ben altro modo.

    sul fronte realtà e bellezza delle rughe eccetera, bisognerebbe riflettere anche sull’estetica del bisturi. forse.

  32. sì vero umberto, ma intanto ci sono. senza necessariamente voler fare l’elogio della cellulite

  33. ma mica demonizzo la postproduzione Alessandra. solo che non la penso come un effetto.
    gli effetti mi sono sempre sembrati degli escamotage per nascondere una lacuna espressiva. anche fosse un sasso.
    terribile l’effetto dragan… mi sembra negare la visione dell’autore. chiunque sia.
    inoltre attenzione, la postproduzione seria, che manco si vede, soprattutto sulla pelle, costa eccome! ed è il caso che la affronti chi la sa fare, alias un professionista della post. il problema resta però lo stesso: ma che idea abbiamo del mondo? e di noi…

  34. be’ Laura, esiste il libero arbitrio. solo che per esercitarlo occorre sapere cosa fare. e come.
    perché il sospetto che in realtà non si tratti più di insicurezze ma di reale cambiamento del gusto non ti è mai venuto? a me sì.
    e forse sarebbe davvero il caso di rifletterci

  35. è proprio l’identità la questione vilma.
    ma perché pensiamo che venga spacciata ‘sta storia della fotografia democratica?

  36. il fatto è questo Vlad: tu vedi un bel volto. anche se in modo a volte grossolano, l’idea che muove è quella della perfezione. e qui crolla tutto

  37. Un viso racconta sempre una storia, ogni singola ruga, anche la più piccola racconta di quel viso. Perché cancellare questa storia usando simili programmi? L’imperfetto diventa la cifra della perfezione, quella vera.

  38. Io credo che, in modo molto più ampio e forse “pericoloso” si sta canalizzando il gusto e si, una profonda perdita di identità.
    L’idea dell’eterna giovinezza alias immortalità, secondo me.
    I segni del tempo rendono gli individui unici, le rughe e le imperfezioni sono come le impronte digitali per certi versi, no?
    Volti piallati (fotograficamente o “bisturalmente”) continuamente propinati in ogni dove, scavano negli animi degli individui, condiziona profondamente, nostro malgrado, a tal punto da tirare una riga profonda tra gli “dii” che hanno una sola faccia e tu umano, che porti a spasso la tua e sei “troppo umano”. Troppo fragile (In senso più ampio e sotto tutti i punti di vista)
    Lo vedo nel mio piccolo con mia mamma per dire. Lei adora le donne rugate della sua generazione eppure eppure… sia mai una foto ricordo! Troppe le sue rughe.
    Lo vedo in mio padre! Che si definisce un uomo brutto perché vecchio.
    Nessuno di loro è apparentemente condizionabile da i nuovi “dii” ritoccati, eppure eppure… La loro visione di se stessi è drammaticamente e gratuitamente severa.
    Lo vedo spesso nelle mie coetanee, Angosciate dalle piccole imperfezioni dei loro corpi, che sia il tempo o le gravidanze o malattie anche.
    Il disagio che si contrappone però anche col turbamento, perché un viso perfetto lo lascia un turbamento all’umano, non solo per l’irrangiungibilità… C’è qualcosa di orrendo in quella perfezione, però forse forse… è così che bisognerebbe essere?
    Il tarlo.
    Questo a parer mio è una roba estremamente grossa.
    Nei miei grossolani ricordi scolastici (e potrei ricordare malissimo e chiedo perdono a tutti, soprattutto a Vilma) nell’Iliade e Odissea i brutti e rugati non li ascoltava nessuno e morivano nell’indifferenza. Gli eroi invece erano bellissimi e semidei e morivano belli e le loro gesta li rendeva immortali.

    Platone, nel Simposio ci descrive un Socrate vecchio e brutto e la sua sapienza era insidiosa e contrastata. Lo stesso bellissimo Alcibiade confessava sconvolto di amare tanto un essere brutto come lui che però nascondeva grandi tesori (sapienza) e lamentava il fatto che costui non si lasciasse corrompere dalla bellezza.
    (Ho appena semplificato all’estremo alcune parti de il Simposio… Ho chiesto perdono poche righe sopra)
    In sostanza, secondo me,
    “L’immortalità è perfezione piallata”, è potere,
    potere inteso anche come “io potrei, io posso, io avrei potuto” (cosa, è relativo e astratto, un sacco vuoto che si può riempire a piacimento). Poter potere.
    (forse) si muore uguale, ma vuoi mettere?”

    Questi i miei pensieri nel girare lo spazio di mondo che io vedo.
    Opinabili, ovviamente.
    Ciao!

  39. Efrem, dici “il sospetto che in realtà non si tratti più di insicurezze ma di reale cambiamento del gusto non ti è mai venuto? a me sì.”
    più che un sospetto una certezza, negli ultimi anni. Nel discorso marketing dell’insicurezza vedo però – se posso usare in questo senso il termine – la matrice, l’origine del diktat che forma il gusto mainstream e mal-educa lo sguardo (per cui oggi anche delle foto come la gallery sopra della “cellulite” possono essere spacciate per foto “vere”: ma le avete guardate bene??).
    Poi possiamo non discutere più dell’origine, e concentrarsi sul problema attuale del gusto, ma a questo punto oramai il danno è fatto :)

  40. altra cosa poi mi fermo: ho sempre pensato che il tabù della grana della pelle, al di là del marketing, celasse il tabù della morte.

  41. credo, laura. che le due cose non siano scindibili. ma quella sul gusto è semplicemente una riflessione che mi prende di più.
    perché l’esito non è scritto

  42. Boh mi pare, alla fine i segni sulla pelle sono segni del tempo, che sappiamo dove ci conduce tutti. Certo sono anche segni (espressioni) di un individualità e di un vissuto che spesso non è un valore – e qui tocca biforcare la discussione: non è un valore per la donna, secondo stereotipo, e infatti le donne sono più “piallate” nelle foto. Ormai però si pialla abbastanza anche l’uomo…e questo ci conferma che ormai è un fatto di gusto, che si è affermato scindendosi dai valori. Dunque dandoti ragione, spostando cioè la discussione sull’oscillazione del gusto…ci vorrebbe un deciso spintone in altra direzione. Per ora ci sono zone protette di resistenza dove rifugiarsi…come questo blog.

  43. le fasce di protezione Laura, le decidiamo anche noi. ho appena ritratto – e pubblicato giusto oggi su sport week – noemi batki. e a parte un trucco davvero leggero ma sapiente – il truccatore conta, eccome! ma devi sapere cosa dirgli… che luci e come le usi – a parte appunto questo, nessun intervento sulla texture della pelle da parte mia.
    c’è da dire che il percorso in digitale è già in partenza “spalmante” rispetto alla pellicola. addirittura lo è in subordine al sensore che hai. ho usato due tipologie diverse di fotocamera – perché diversi i percorsi – e quella che aveva il filtro anti moiré, di default sulla stragrande maggioranza delle reflex, è più “liscia”. alla fine c’è chi si abitua. e appunto addirittura implementa. a volte, non sempre invece aggiungo una percentuale di film grane. perché tutta ‘sta piattezza…
    ma poi, il caso vuole che sul mio account FB – che puoi vedere – questo link è immediatamente preceduto dalla “mia” monica bellucci. lì la pelle c’è tutta. e la differenza pure.
    com’è possibile non accorgersene?

  44. Non so precisamente se sta cambiando il gusto, o se si sta volutamente portando all’estremo l’ideale di “perfezione” e non solo dal punto di vista estetico, pensa al doping per migliorare “barando” le prestazioni del corpo. Ecco siamo arrivati a una sorta di “doping” anche nella fotografia. I presupposti c’erano in una mentalità generalizzata che è presente in tutti i campi; ovunque è un invito a vincere l’età che avanza, i limiti del corpo con le sue particolarità che non rientrano in certi “standard” …(da una parte mi vengono in mente le modelle anoressiche, quasi prive delle caratteristiche femminili, mascolinizzate senza più fianchi e seni, e poi per paradosso, quelle che si fanno interventi enfatizzando seni e labbra etc etc fino a eliminare qualsiasi piega espressiva che l’età regala). In un mondo così creato, vuoi che la fotografia, “certa fotografia” non si faccia prendere la mano? Il messaggio continuo inviato dalla riviste, dalla tv e non ultimo internet è : così come sei, non vai bene. Fondamentale per poterti vendere di tutto. Allora la risposta è che il gusto hanno provato a cambiarlo da molto tempo, e piano piano come una piovra con i suoi tentacoli, è arrivato ovunque. Certo ad essere sincera mi preoccupa di più quando arriva a modificare un corpo più che una fotografia, perchè una cosa è presentarti in tv con la faccia spalmata di cerone, un’altra è che qualcuno sia disposto ad incollarsi quel cerone sul viso in modo permanente. Poi questo offre spazio ai nuovi mercati per i software di foto ritocco, per i corsi che ti insegnano a fare alla perferzione il foto ritocco etc etc…Vuoi che non sfruttino pure loro questa opportunità? E’ molto facile giocare sulle insicurezze del fotografo e della fotografata, e naturalmente del prodotto “fotografia” da vendere. Nemmeno tanto originali perchè il prima e il dopo, era un prassi che usavano nelle riviste ossessionate dal dubbio se le Super Star si erano “rifatte” in qualcosa….poi il prima e dopo di quelli che devono venderti una dieta….ah ah ah :D, le hai mai viste le quelle foto di donne tutta “ciccia e brufoli” che poi diventano strafighe? Ecco…si sono perfezionati.

  45. Riguardando le foto che hai inserito in questo post, non è poi un problema di insicurezza del fotografo e ancora meno della bellezza della ragazza, è chiaro che la prima fotografia sia decisamente meglio :D ma magari chi ha fatto le modifiche non è molto bravo ad usare il software ;) Spero non sia lo stesso fotografo…perchè allora è meglio come fotografo.

  46. Janas, non fa’ una piega.
    resta da dire che la perfezione non esiste. quindi è una tendenza suicida. un vortice culturalmente anoressico.
    e dentro, vero, tutto quanto. fotografia probvilmente in primis. certa fotografia.
    perché poi ce n’è un’altra. ed è quella che mi riguarda.

    quanto al gusto, è normale che cambi. mi viene solo da chiedere se qualcuno non stia facendo,o ha già fatto una seria nalisi sulla questione.

  47. Bellucci vista….vedrò Sportweek…!
    (e le fotocamere degli smartphone che hanno il piallavolti di default dove le mettiamo, a proposito di mal-educazione del gusto?)

  48. basta non usare l’applicazione.
    ma il bello che se glielo chiedi “ma che photoshoppata è?” ti rispondono ” ma non uso PS”.
    e allora insisti e LE – quasi sempre le – chiedi se le sembra così attraente… una sono riuscito a fargliela togliere.

    il problema vero però si pone a livello più alto.

  49. tutti abbiamo visto i pori della “tua” Bellucci…..non la abbiamo vista senza “trucco”…inganno

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