La pianta – Self portrait

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedTra questa pianta e me,
c’è una relazione.
Questa.

Tra questo muro e me,
tra questi tubi e me,
tra queste due finestre e me,
e anche tra quel poco di erba che spunta,
e me,
c’è una relazione.
Questa.

Nessun messaggio.
Nessuna spiegazione.
Tra questo angolo di Sicilia e me,
c’è una relazione.
Questa.

Non c’è un perché.
Non c’è un risvolto.
C’è solo questa fotografia.

Che dichiara un’appartenenza.

E tutto finisce qui.
In questo rettangolo.

© Efrem Raimondi - All Rights Reserved    INSTA 88. From the series INSTARANDA – Palermo, giugno 2017

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

update – 20 giugno
Questo articolo ha anche – ha avuto – la funzione di test.
Da una parte una fotografia, dall’altra un testo.
Leggendo qua e là commenti vari via social,
mi sembra emergere una difficoltà di lettura dell’una e dell’altro.
Una difficoltà a stabilire una reale relazione tra due percorsi distinti.
Guardiamo, certo, ma cosa vediamo?
Come avere una visione parziale… ma come possiamo tradurre poi in fotografia l’invisibile?
Che è il vero elemento distintivo di un fotografo.

Credo che è da qui che dovremmo partire.
Io anche.
E ne parleremo l’1 luglio a Torino. Eccome se ne parleremo…

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41 thoughts on “La pianta – Self portrait

  1. però maestro no, Antonio. dai…
    trovo ci sia un proliferare di maestri. senza averne il titolo. io tra questi

  2. Credo che attraverso questa fotografia potrei descrivere una personalità molto definita, credo di capire l’intimo umano dell’autore, una frazione di vita fino a qui vissuta . Certamente capisco ciò che io voglio e riesco. Lo spazio tra chi fa e chi guarda è troppo, ma già solo il fatto di dire e leggere mi sembra speciale . Inutile dire che fotografia e parole mi fanno riflettere …….come tutte le cose di Efrem

  3. ognuno, Elena, di fronte a una fotografia percorre la propria strada. l’unica cosa che posso dire io è che per me la fotografia è l’origine. e lì, solo lì, confluisco pienamente. ed è per questo che sono fotografo. le parole sono una conseguenza. utile per delineare un ALTRO percorso. in questo caso specifico, lo dico senza presunzione alcuna, servono a delineare una piccola, piccolissima lezione sul come guardare, vedere, leggere la fotografia. tutto qui.
    grazie davvero per il tuo commento, apprezzo molto

  4. Fantastica! E poi è vero quello che dici: è tutto qui dentro. Mi emoziona enormemente questa fotografia. Quello che cerco è qui: grazie Efrem

  5. Coincide, coincido.
    Non solo perché conosco, ma perché mi rimanda alla mente ricordi.
    E questo mi piace della fotografia: anche quando non la realizzo io, a volte mi ci ritrovo.

  6. qui passiamo dal Punk al Delta Blues ;-)
    … ma infondo che differenza c’è ?
    Un abbraccio Efrem.
    a::t

  7. assolutamente no, andrea. io resto nel mio garage punk :)
    e comunque sì a proposito di differenze: a volte non serve farne.
    un abbraccio

  8. definizione di maestro: Persona che in virtù delle cognizioni e delle esperienze acquisite risulta all’altezza di contribuire in tutto o in parte all’altrui preparazione o formazione.
    e per me, maestro eccome :-)

  9. Tutto finisce, in quel rettangolo? o quello diventa un punto di partenza verso nuovi inizi, anche se in forma di rettangolo? :)
    Caro Efrem, penso che ci siano tante idee di fotografia quante sono le persone che fotografano, professionisti come te, o sedicenti fotografi di cui il web è pieno o semplici appassionati come questa vecchia signora che sono e che raramente commenta (ma ti segue sempre). Ovviamente non posso prescindere, commentando, dalla mia idea di quel c’è in quel rettangolo, quindi se mi copro di ridicolo perdonami e sorridi.
    Mi ricollego a quello che tu avevi scritto ultimamente e cioè che la fotografia si occupa dell’invisibile cosa su cui sono assolutamente d’accordo. La mia idea è che l’invisibile, in quel rettangolo, siamo soprattutto noi, che prima lo abbiamo visto ( o siamo stati visti, che è la stessa cosa, comunque) e poi gli abbiamo dato quella forma. Ergo: ogni foto è un autoritratto o forse non esattamente: meglio, quel rettangolo è quel 3 che molto spesso è il risultato di 1 + 1, nello specifico chi scatta la foto e il soggetto che sta nel rettangolo ( anche se a volte mi piace farne un quadrato.) Un insieme di due sguardi, un riflesso reciproco, se vuoi.

    Sull’uso delle parole, purché non siano una didascalia, se nascono insieme alla foto, se sono un’emozione aggiunta o quella che ti fa andare in giro a cercarle un orizzonte visibile…perché no? e tu sei scrittore, oltre che fotografo, lasciamelo dire…basta leggere quello che scrivi qui.

    Che la semplicità non sia vincente…d’accordo anche in questo.. in questo mondo no di sicuro..in altri, forse, se mai ce ne sono.
    Un abbraccio.

  10. perché temi il ridicolo Riyueren? non direi proprio.
    concordo – discorso – preciso: l’invisibile è prima della fotografia. ciò che restituisci è visibile. finalmente a tutti. solo che non è a tutti comunque leggibile.
    e certo, siamo noi. lì che ci mostriamo. e certo anche – o almeno concordo – ci sono diverse idee di fotografia. a me basta che se ne mostri una.
    se invece facciamo l’analisi grammaticale, la fotografia per me è una. che poi ognuno la declini come gli pare, per me resta una.

    il testo, qualsiasi roba che scrivo non accompagna – sempre secondo me – ma fa partita a sé: esattamente come la fotografia. dalla quale parto. e ritorno.
    perché ti ringrazio, ma non sono uno scrittore. fuori dalla fotografia che faccio e che mi riguarda non saprei dove sbattere.
    infatti questo testo è una sorta di test: elenca ciò che la fotografia contiene. niente altro. il linguaggio iconografico è altro.
    discorso lungo e complesso… non affrontabile qui.
    perché non vieni a torino il 30 giugno e l’1 luglio?
    il link lo trovi nell’articolo che precede.

    un abbraccio a te! oltre a un grazie sincero

  11. Sai, Efrem, quando una persona della mia età si mette a parlare ( o a scrivere) di come la pensa sulla fotografia pur non essendo una professionista bensì una visionaria dal 2008…beh, il ridicolo è dietro l’angolo.
    Amo Torino, perché la trovo magica. E verrei, se me lo potessi permettere, come pure stamperei portfolio in fine art invece che pubblicare sul web ma ho potuto farlo solo una volta ( in quell’occasione avevo pure vinto, finendo nella Gallery di Fotoit ..questo sì che sfiora il ridicolo) e ora solo carta normale per i lavori che espongo, 20 x 30, oltretutto.
    Tutti possono fotografare, oggi, ma la Fotografia non è accessibile a tutti, in parte perché in questo nostro mondo la maggior parte della gente pur di essere vista si dimentica di vedere, e poi perché se non lo fai di mestiere costa troppo…ed io sono una semplice casalinga. Ma ti ringrazio per l’invito. <3 Un giorno o l'altro, magari a Milano, chissà.

  12. non c’è nulla di ridicolo. ci sarebbe invece da parlarne, Riyueren.
    e capisco perfettamente tutto.
    spero di vederti. ciao!

  13. E non può essere altrimenti, siamo partecipi, attori e spettatori di tutta la vita che ci circonda . Non sentirsi tali è povertà d’animo e poi quando entrano nel nostro vedere soggetti come gli alberi, considerati da molti miti il centro della vita ed il collegamento tra la terra ed il cielo, la faccenda si fa ancora più interessante

  14. Estasiata e sospesa da questa visione e da questa lettura che somiglia a un decalogo. Ciao Efrem!

  15. parafrasando…basta un poco di sensibilità ed una foto vien via…hai ragione, penso che tra il pensiero ed il risultato gli spazi di incomprensione siano enormi, ma si prova e si prova ancora, si guarda e ci si confronta, si discute e ci si sofferma a pensare e forse, dico forse, alcuni riescono a rendere visibile l’attività dei neuroni

  16. Ha ha…allora lo hai visto…..sembrava un commento vuoto!
    . perché non ho altro da aggiungere alla tua riflessione che condivido!
    Il . è un segno di interpunzione forte, prevede una pausa forte in un testo. E allora mi piace pensare che dopo il punto …il tuo pensiero possa procedere.
    Ciaoooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  17. direi, claudia, che è lo spazio bianco, tutto quel vuoto che induce a procedere…
    ma qui, a riguardo, non ho più niente da aggiungere – anche se il vuoto tenta.
    e davvero lo riaffronto a torino. e tostamente. ciao!

  18. è perché Alberto, mi ha permesso di sottolineare una divergenza tra ciò che si guarda e ciò che realmente si vede. e non è la stessa cosa. o almeno, l’esito sembra confortare la mia ipotesi: non c’è lettura.

  19. Mi piace anche l’ update, l’ aver svelato il ruolo di test della fotografia. Serve ed è servito anche a me a confermare l’ essenzialità del coincidere con quel che fotografiamo/restituiamo. Il nostro filtrare il mondo oggettivo attraverso la lente è l’ unico modo di affermare la nostra unicità, più o meno criptica, più o meno attraente per gli occhi e gli sguardi altrui.

  20. Mi piacerebbe affrontare un lavoro fotografico iin comune, spesso se non spessissimo mi ritrovo in quello che fai e dici,non so come e neanche perché ma l’idea mi affascina . Spero di non venir letto come presuntuoso, la mia è solo ammirazione

  21. il ritratto, in realtà, non esiste, né come genere, né come documento, né come istantanea, né come posato….. eppure c’è sempre uno che guarda, che scatta, che sceglie tempo, luogo, modo, e un altro che subisce…… e c’è una interazione, non voluta, non cercata e forse mai trovata….. e ci sono vari percorsi distinti che in qualche modo si intersecano, quello dell’immagine e quello del testo, quello del guardare e quello del vedere, quello visibile e quello invisibile…..
    La chiave, secondo me, è una: SELF-portrait, basta il titolo per farci capire cosa stiamo guardando.

  22. Relazione. Intima, privata. Sussiste una relazione tra spazio autore, immagine e sentimenti. Una relazione che non c’è bisogno di vivisezionare.

  23. condivido in toto vilma. solo la questione dell’intersecarsi… che più che altro, secondo me in questo caso, il testo è totalmente subordinato all’immagine. ne è la traduzione visiva. analitica quasi.
    in altri casi i due luoghi sono autonomi.
    ovviamente daccordissimo sulla considerazione finale. ma questo sempre

  24. se alludi, Niccolò, al senso del testo, lui come strumento di vivisezione, ti dico che invece qui è un fatto volontario. specifico. preciso.
    per me è un indizio palese di cos’è questo articolo. o almeno dell’intenzione. e ha funzionato.

    se invece ho equivocato, dimmelo per favore

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