L’idiozia della fotogenia!

PIANO AMERICANO - DUE by Efrem Raimondi - All Rights Reserved                 Piano Americano – DUE. Ottobre 2002

L’idiozia della fotogenia: bigino da combattimento sulle convenzioni del ritratto.

Mi piace ripetermelo: raramente una bella immagine è l’immagine di qualcosa di bello.
Dico ripetermelo perchè tanto poi a esserne fautori non si è mica così tanti: in una assemblea di addetti ai lavori, magari dal tono annoiato che non guasta, tutti pronti a levare la mano… ma poi, non appena ci si distrae dal trend – quella cosa che si insegue come un aperitivo o una inaugurazione, lo stesso – ecco le levate di scudi.

Finché si parla d’altro va bene, ormai tutto è stato digerito e vomitato.
Ma col ritratto no.
Soprattutto col proprio, che se non è edulcorato a puntino non lo si riconosce.

E  lo si rispedisce al mittente.
Il problema della riconoscibilità diventa un fatto di dignità, di passaporto per l’immagine: è il problema della memoria, della relazione tra noi e il ricordo di noi stessi.
Il ricordo di noi stessi… un’icona inviolabile e inalterabile. Una roba simile al look.

Primo punto sostanziale: chi se ne frega.

Non ritraggo con la demagogica presunzione di restituire una memoria che non mi appartiene: io racconto la mia storia.
E la memoria è la mia.
Con tutto il resto funziona: col paesaggio urbano e non, con la moda e lo still-life, persino col food, il formaggio svizzero e le famiglie dissestate inglesi.
Con le tentazioni pedofile.

Col reporatage, quello colto e un po’ saccente, tanto incline alla lacrima e alla miseria – rigorosamente altrui.
Si è disposti a tutto col resto, a ubriacarsi d’immagine e stracciarsi entusiasti le vesti e far finta che va tutto bene e che ci piace la minestra.
A comando ci ficchiamo in code chilometriche per la visione de La Dama con l’ermellino, quella leonardesca o di chiunque altro.
Ce ne stiamo umili in saio pronti alla rivelazione del ritratto. Sicuri che così sarà.


Secondo punto sostanziale: così non è.

Il ritratto rivela solo all’autore, che è l’unico a goderne nell’essenza.
Le popolazioni che temevano il furto dell’anima operato dalla fotografia avevano parzialmente ragione: l’anima resta dov’è, nella stessa sede, solo che è quella di un altro.
Ma non si tratta di una deriva inconsapevole: è una scelta imprescindibile per chiunque usi un linguaggio, a discapito anche delle convenzioni grammaticali e dei riti sociali.
Per questo la fotogenia è un’idiozia, un concetto vuoto, perché ha a che fare con la gradevolezza, che è puro fatto mediatico.
Il linguaggio è altrove.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Piano Americano – DUE. Ottobre 2002.
Polaroid 55. Riproduzioni RX. Le mie…

Nota: questo testo è stato la traccia di due conferenze, la prima nel 2003 a Savignano sul Rubicone in occasione del SIFEST. La seconda a Milano a Fondazione Forma in occasione di Fotografica 2009.
Inoltre: è stato qui già pubblicato nel marzo 2012.

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Fotografia e Design


Fotografia e design. In poche parole.

Ci provo…
È un grande luogo di crescita, una vera scuola.
Ti misuri con delle specificità che hanno la necessità di una vera dialettica per diventare espressione, fotografia: l’oggetto; i materiali e la lavorazione; lo spazio, quello fisico, quello che dialoga con le proporzioni.
La luce…
Quale, come e perché cazzo il rosso del divano rosso non è rosso.

Contrariamente alla norma preferisco la luce flash. Spesso.
Perché quella realmente più duttile.
Quella che mi asseconda nel rapporto con l’insieme.
Perché anche col design è una questione di insieme e il soggetto è l’intera fotografia.
E al di là di alcune fondamentali specifiche ineludibili, trascendere il genere è la mira. Questa la vera, grande difficoltà.
Qui non si scherza, non c’è bluff: qui la conoscenza di tutti gli elementi è la condizione di lavoro.

Amo confrontarmi col design, per me un luogo di sintesi… la convergenza di molteplici elementi: persone, ricerca, creatività, e quel fondamentale collante che è l’industria.
Ho ritratto diversi architetti e designer, con alcuni di loro ho collaborato a tutte le fasi del progetto.
Andando anche in fabbrica, confrontandomi direttamente con chi il pezzo lo produceva.
Un grandissimo, ne cito uno, perché nei suoi confronti provo vero affetto, e per quanto mi ripetesse di dargli del tu proprio non ci riuscivo.
È passato tanto tempo, ero un ragazzo: Achille Castiglioni.

Avanti e indré dal suo studio alla Cassina… nel mio studio a sfogliare Polaroid.
E giù a procedere all’unisono.

ACHILLE CASTIGLIONI by Efrem Raimondi

                         Achille Castiglioni nel suo studio. Milano 1992

Non mi spiego un certo disinteresse fotografico, non capisco la superficialità di chi liquida come fotografia commerciale: se c’è un luogo dove il linguaggio è elemento di distinzione è questo.
Un linguaggio applicato.
Un linguaggio iconografico trasversale dove la dialettica area-volume consente dilatazioni e compressioni altrove impensabili.
Il rapporto con lo spazio, con qualsiasi circostante, diventa soggetto.
Persino la negazione diventa segno e il contraddittorio è elemento vitale.
Nella fotografia che si confronta col design riconosco la convergenza naturale di molteplici linguaggi, di visioni, di utopia… la risposta potente alla debolezza del sistema iconografico contemporaneo che svicola nella reiterazione, sempre uguale, e nel monologo, sempre più noioso.
Singolare… nel confronto con le aziende, con le riviste e coi designer ho sempre trovato tutti gli elementi per poter fare la fotografia che voglio.

Meno paura e più conoscenza.
Meno isteria, più sobrietà e un’eleganza leggera.

© Efrem Raimondi. All Rights Reserved

Efrem Raimondi for INTERNI magINTERNI mag. 1991-  Hannes Wettstein per Baleri Italia. Valeria Magli performance

Efrem Raimondi for INTERNI magINTERNI mag. 2014 – Pedrali per Pedrali. Rossella Rasulo irriconoscibile. Ma seduta

Efrem Raimondi for ABITARE magazineABITARE mag. 1994 – Milano, Città Studi

Efrem Raimondi for FLEXFORMFlexform, 1992

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 1993 – Studio DDL per Zerodisegno

© Efrem Raimondi for GRAZIA CASA mag. All Rights ReservedGrazia Casa mag. 2014

Talvolta un po’ ironici non guasta…

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 2008. Roberto Barbieri per Zanotta – Ludovica e Roberto Palomba per Sawaya & Moroni

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 2015. Milano, Isozaki Tower. Vitra – Nodus – Arper – Panzeri

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 1989

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedFlos, 1992

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 1990. Roberto Pamio per Matteo Grassi – Oscar Tusquets per B.D. Ediciones

© Efrem Raimondi for Abitare mag. All Rights ReservedABITARE mag. 2000. Fernando e Humberto Campana per Edra – Ron Arad per Vitra

© Efrem Raimondi- Gaetano Pesce, Nobody's PerfectNOBODY’S PERFECT, Gaetano Pesce per Zerodisegno. 2002

©Efrem Raimondi for Cassina - All Rights ReservedCASSINA, monografia RITRATTI. 1993 – 412 CAB and 413 CAB by Mario Bellini

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedGiovanni Levanti per Campeggi SRL. 2007

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 1994/1995. Piero Lissoni per Living

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. Fuorisalone 2013

© Efrem Raimondi - All Rights Reserved - Baleri ItaliaBALERI Italia, 1994 – Big Calendar 1995

© Efrem Raimondi - All Rights Reserved - FLEXFORMFlexform,1988

© Efrem Riamondi for Campeggi SRL - All Rights ReservedSakura Adachi per Campeggi SRL, 2014

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 2016. Jean-Marie Massaud per Poltrona Frau

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 2005. Patricia Urquiola per B&B Italia

© Efrem Raimondi for Cassina - All Rights ReservedAchille Castiglioni per Cassina, 1992

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 2007, Joe Velluto per Coro – Alessandro Loschiavo per Maoli

Un appunto sull’impaginazione di un lavoro. Con alcuni magazine questo dialogo è ancora
presente. Dovrebbe essere prassi

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 2013. Zaha Hadid per SLAMP

© Efrem Riamondi for Campeggi SRL - All Rights ReservedPoppy, Campeggi SRL, 1993

Se l’errore è il soggetto di un intero percorso…

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. Fuorisalone 2008

…e il backstage.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedINTERNI mag. 2013. Backstage. Rodolfo Dordoni per Minotti

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. 2016. Mario Ferrini per Living Divani – Marcello Ziliani per Opinion Ciatti

E poi c’è Ozzy, che mi ha accompagnato durante un reportage proprio dentro il Salone Internazionale del Mobile, tra stand e persone… caldo, rigore e confusione.
Adesso è tranquillamente a casa mia. Che è diventata anche la sua.

© Efrem Raimondi for INTERNI mag. All Rights ReservedINTERNI mag. Salone Internazionale del Mobile 2009. Reportage in Fiera. Con Ozzy

© Efrem Raimondi. All Rights Reserved

La stragrande maggioranza di questo percorso – che è una sintesi estrema – non sarebbe possibile senza la collaborazione di diverse persone. Ciascuna con un ruolo preciso.
Ma è solo attraverso un rapporto dialettico che gli intenti convergono e prendono forma.
E sostanza.
Coi magazine, il rapporto con la redattrice e la stylist è fondamentale.
Sono davvero grato a Luciana Cuomo, Nadia Lionello, Maddalena Padovani, Mia Pizzi, Diana Sung, Carolina Trabattoni.
Senza di loro molte di queste immagini non sarebbero qui.

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Io cerco te

Annarita by Efrem Raimondi

Io cerco te.
Io cerco chi non si vede.
Io cerco chi mi sta davanti.
Io cerco te.
Io cerco tra le pieghe del gesto, lungo la smorfia delle tue labbra.
Io cerco te. Io cerco il tuo riflesso e al suo barlume m’aggrappo.
Io cerco te, così come ti giri e mi guardi.
Che cosa vedi? Fin dove arrivi?
Ti ricordi? Anch’io ho avuto vent’anni.
Anche qualcuno in più. Anche un po’ meno.
Adesso è ieri: a cosa credi serva la memoria?
Io cerco te.
Se ti nascondi io ti vedo.
La tua maschera…
Non ti serve alcuna armatura: sei nuda.
Io cerco te.
Non ho bisogno di niente e ’st’aggeggio che pesa, ‘sta roba che scatta è il nostro specchio.
Io cerco te.
E a volte mi trovo.

 

Laura by Efrem Raimondi

Laura, 1986

Vanessa Beecroft by Efrem Raimondi

Vanessa Beecroft, 2011

Cat Power by Efrem Raimondi

Cat Power, 2012

FERNANDA PIVANO by Efrem Raimondi

Fernanda Pivano, 2005

ZHANG JIE by Efrem Raimondi

Zhang Jie, 2008

VALENTINA by efrem Raimondi

Valentina, 2010

Fiammetta Bonazzi by Efrem Raimondi

Fiammetta Bonazzi, 1995

Maddalena by Efrem Raimondi

Maddalena, 2016

MONICA BELLUCCI by Efrem Raimondi

Monica Bellucci, 1999

Laura by Efrem Raimondi

Laura, 2013

Laura by Efrem raimondi

Laura, 1998

MARIA TERESA by Efrem Raimondi

Maria Teresa, 1999

GIORDANA by Efrem Raimondi

Giordana, 1998

ALESSANDRA FERRI by Efrem Raimondi

Alessandra Ferri, 1996

FOOTBALL PLAYER by Efrem Raimondi

Football player, 2000

Dana de Luca by Efrem Raimondi

Dana de Luca, 2016

Azzurra Muzzonigro by Efrem Raimondi

Azzurra Muzzonigro, 2016

SILVANA ANNICHIARICO by Efrem Raimondi

Silvana Annicchiarico, 2012

INNA ZOBOVA by Efrem Raimondi

Inna Zobova, 2005

Francesca Matisse by Efrem Raimondi

Francesca Matisse, 2015

Anastasiia by Efrem Raimondi

Anastasiia, 2015

PIA by Efrem Raimondi

Pia, 2007

ADRIANA ZARRI by Efrem Raimondi

Adriana Zarri, 1984

Valeria Bonalume by Efrem Raimondi

Valeria Bonalume, 2015

Madri & Figlie: Miri Elias Rettagliata e Simona Segre. 2002

Miri Elias Rettagliata e Simona Segre. Madre e figlia, 2002 – non ricordo il nome del cane…

Annarita by Efrem Raimondi

Annarita, 1995

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

La donna… sì certo, la fotografo. Ed è al centro.
Un altro centro.

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Prada, 28 ritratti

Prada by Efrem Raimondi

 

La fashion week milanese…
Ho girato qui e là e quello che mi resta è niente.
Perché ciò che si vede durante, coincide con perfezione millimetrica a tutto ciò che non mi piace vedere. Limousine incluse. E a me le automobili piacciono, ma quella roba lì…
Milano due eventi… design e fashion, distanti e a confronto: il primo apre la città, il secondo la blinda e tu sei in coda, dovunque fuori.
E alle ragazzine accalcate per vedere la Herzigová, Roberto Bolle e le varie star adunate per l’occasione, restano toraci, spalle e teste rasate di bodyguard in grigio 2×2 metri… tutto dentro gli smartphone.
Questo è il fashion system. E si vede. Quanto amavo Moschino…
Mentre la moda è ciò che non si vede. E cioè un duro lavoro dietro le quinte.
Io non la conosco. L’ho frequentata per una breve stagione molti anni fa.
Fotografando sul serio. Poi basta.
Perché quando si ritrae la star, cioè quello che mi capita di fare, con tutto il nécessaire, trucco & parrucco, griffe & stylist, redattrici eccetera, non è moda, è ritratto.
Che è un altro pianeta. Non più o meno nobile, semplicemente altro.

E adesso veniamo alla fotografia… quella nella quale mi rifletto non ha generi.
Solo attenzione espressiva per ciò che ritrae.
Mi risulta difficile pensare alla borsa e alla scarpa come accesori.
Se così fosse farei degli still life.
Invece ventotto ritratti per Prada, collezione storica delle borse dal 1913 a più o meno l’anno in cui ho fatto questo lavoro, cioè il 1992.
Durante lo shooting vennero a trovarmi Miuccia Prada e Italo Lupi che curava quello che nelle intenzioni doveva essere un libro.
Ero davvero molto imbarazzato… il mio studio era autenticamente underground.
Uno scantinato alto ficcato nelle viscere di via Orti, milanesissima vietta tra Porta Romana e il Policlinico.
Nell’occasione impresentabile. Va be’…

Borse fantastiche, tutte usate, tutte con una loro storia: come facevo a pensare in termini di still life? Erano vivissime!
Nella moda c’è, a volte, un insieme che proprio mi affascina ma qui in più c’era un dettaglio e un livello manifatturiero che era pura lirica.
Poi il libro non si fece. Non so perché.
Chissà dove sono, adesso, le stampe originali? E le borse?
Che per una settimana son state mie.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Prada by Efrem RaimondiPrada by Efrem Raimondi

 Prada by Efrem RaimondiPrada by Efrem RaimondiPrada by Efrem RaimondiPrada by Efrem Raimondi

Prada by Efrem RaimondiPrada by Efrem RaimondiPrada by Efrem Raimondi

Prada by Efrem Raimondi

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Fotocamera: Toyo 45G con Rodenstock 180 mm.
Luce: Flash Profoto.
Film: Polaroid 55.

Aggiornamento – FRAMED, LA CORNICE

Efrem Raimondi iPhonephotography.

Ho detto che l’avrei fatto e quindi questo è l’aggiornamento, molto leggero, al post che precede, cioè questo: http://blog.efremraimondi.it/fotografia-europea-2014/
Ieri mattina, poco prima di partire per Reggio Emilia, apro FB e vedo la fotografia qui sotto… una porzione della mostra FRAMED.
E momenti svengo: la mia, lassù nell’angolo a destra, non è ciò che avevo mandato… ne manca oltre metà! 10247378_10152215809173778_8769357830500581787_n
E da orizzontale che era, me la ritrovo verticale che è.
Ergo, non è più la mia.
Ergo, momenti svengo: m’incazzo quando alcune riviste tagliano immotivatamente, figuriamoci una mostra! Inaspettato e mai successo…
Per prima cosa vado a controllare cosa davvero ho inviato, mica di aver sbagliato… perché in effetti avevo fatto anche una verticale.
No no no! Ho mandato quella giusta.
Scrivo a Chico De Luigi. Mi risponde. Lo chiamo e ci chiariamo.
Al volo stampo e parto. A me basta chiarirsi.
Che poi, proprio una mostra con tema la cornice… che è vero che segna un limite, ma mica lo inventa arbitrariamente!
E per le riviste non si adducano motivi di impaginazione, perché è una balla… se taglio
dev’essere, non può snaturare il senso dell’immagine. Io taglio in macchina e quindi si tratta sempre di formati compatibilissimi con la stragrande maggioranza delle gabbie grafiche: qualsiasi immagine è impaginabile.
Capisco perfettamente com’è andata una volta che arrivo: le opere sono tutte contrassegnate con un numero… da 1 a 61.
La mia è la 17. Fine di qualsiasi querelle.
Ci sono evidentemente condizioni che vanno oltre la volontà.
Non sono particolarmente superstizioso, non almeno in modo convenzionale… devo però prendere atto della coincidenza.
Che poi, una volta che Chico ha rimesso le cose a posto – come da documentazione qui annessa – la fotografia in questione non ne voleva sapere di stare diritta. Come a ribadire. E infatti è storta. Almeno fino a ieri lo era.

Efrem Raimondi iPhonephotography.Efrem Raimondi iPhonephotography.

La mostra è però molto interessante. Anche lei in modo poco convenzionale: va vista come fosse un tutt’uno.
Un unico blocco esposto. Con un suo movimento compatto.
Non ha alcuna importanza chi ha fatto cosa: è l’impatto visivo dell’insieme.
A me non è neanche quasi venuto in mente di avvicinarmi.
E non ho provato curiosità alcuna nell’andare a scoprire a quale autore corrispondesse il numero espositivo.

Efrem Raimondi iPhonephotography.Perciò mi vien da dire che in realtà questa, proprio presa così, è un’opera di Chico De Luigi. Nel vero senso della parola.
Non è una collettiva se non accidentalmente, se non per necessità logica.
Ma artisticamente appartiene a Chico.

Efrem Raimondi iPhonephotography.

Per ciò che riguarda il resto del ricco programma, suggerisco di andarci non nel weekend, se è possibile, se no ci si prepari a delle code:
http://www.fotografiaeuropea.it/
Ultima cosa, non andavo a Reggio Emilia da un secolo: è veramente bella.

Efrem Raimondi iPhonephotography. CHIOSTRI DI SAN PIETRO

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Questo il report di Chico De Luigi:
http://www.chicodeluigi.it/home/2014/05/03/3-mag-5/

Fotografia Europea 014 – FRAMED – La Cornice

LA CORNICE


Fotografia Europea 2014…
Premessa.
Chico De Luigi è un pazzo meraviglioso. Infatti lucidissimo.
Nel contesto di Fotografia Europea 014 – Reggio Emilia, ha concepito FRAMED, mostra collettiva di 61 autori.
Il soggetto, LA CORNICE.
Nell’invito che mi ha mandato leggo il testo di Marco Zauli, che apre così La cornice è una corona che consacra, eleva di rango una fotografia e quello che rappresenta, impone una genuflessione dello sguardo, deferenza dovuta a qualcosa che si riconosce valere (essere) più in alto del resto.
Chissà, può essere… non sono certo che mi riguardi. Però ci provo.
Poi altre riflessioni sul rapporto cornice – fotografia.
A me l’architettura della mostra piace, e il tema della cornice l’ho già affrontato. Diversamente, e tanto tempo fa.
Nello specifico attuale c’è un fatto che mi incuriosisce molto, ed è il motivo per cui aderisco senza pensarci un secondo più del dovuto: i 61 mandano una fotografia, ma la cornice la sceglie FRAMED.
Come chiedermi di andare nudo allo stadio. In un derby.
Però voglio vedere l’effetto che fa.
Quindi realizzo la fotografia che pubblico in testa, e la invio. Nuda.
La realizzo per questa occasione specifica, non rovistando nei cassetti. Che qualcosa a ben cercare c’è sempre, ma per me non è la stessa cosa. Almeno in questo caso.
Sabato 2 maggio vado a Reggio Emilia, e un minimo di report su questa mostra lo faccio. Magari.

foto europea

Quello della cornice è un lavoro duro.
Oltre a essere un tema forte della filosofia dell’immagine, perché raffigurazione di un limite evidente. Sia di qua dell’opera, che di là, dove c’è tutto il resto.
Non mi frega niente dire di come son fatte, è il concetto di cornice la vera questione. Anche se, vero, l’idea che ognuno si fa influenza la scelta dell’oggetto che si usa intorno all’opera. E che la segna, la definisce appesa nello spazio che le è stato deputato.
Parlo di cornici, non di supporti modello sandwich: fotografia schienata a un compensato del cazzo e faccia contro un vetro che le toglie quasi tutto l’ossigeno… ma quel niente che resta, perché qualcosa resta, le omaggia umidità e muffa, compressa com’è da delle mollette d’acciaio.
E vedi che fine fa la tua bella fine art…
Tanto valeva stamparla al minilab sottocasa.
Comunque ‘sto sandwich a giorno non segna niente, non è una cornice, quindi non c’è motivo per parlarne.
La cornice invece sottolinea un confine tra l’opera, che è comunque un’astrazione, e il reale circostante, qualunque esso sia.
Questo in sintesi è il suo scopo, quello di creare una discontinuità evidente.
Paolo Ulian e io facemmo una cornice impalpabile, per la Association Jaqueline Vodoz et Bruno Danese, oggi Fondazione Vodoz Danese. Nell’ambito della mostra Intorno alla fotografia. 37 cornici per 37 fotografi, esposta nel 1998 a Milano e a Parigi.
E poi itinerante.

072

Per meglio dire, Paolo Ulian fece la cornice, io la fotografia.
Il risultato è un’opera a sé stante.
Da prendere nel suo insieme precario e matematico. Binomio assolutamente possibile.
E che allora presentammo così …Col nostro sguardo che un po’ declina gli ammiccamenti e le certezze dell’alta definizione, funamboli lungo un’impalpabile diagonale di luce, ci piace davvero proiettare quest’ombra, questa recinzione inesistente eppure visibile. Si allunga, si deforma, palpita in una sorta di rapporto omologico col rettangolo fotografico, assumendo di volta in volta forma diversa ma mai casuale, sempre rispondente ad una precisa logica matematica. Una cornice dinamica dai contorni liberi, instabile per propria natura. Impegnata in una continua dialettica col circostante è unica o molteplice, piena o soffusa. Precaria la sua stessa esistenza: appesa com’è a un filo elettrico basta davvero poco… staccare la spina… ed è finita.
Questo è l’unico concettuale che sposo. Perché ha forma.
Per chi si regola con le arti visive, una condizione imprescindibile.
Se no fai altro. Anche l’intellettuale se ci riesci.
O la performer balcanica. Col mondo per cornice.

rai_ulian

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Do you like fiorellini?

Si fa in fretta a dire Fiori.
E allora io faccio ancora più in fretta: taglio tutto e mi fermo oltre. Appena oltre.
Recisi…
Cadaveri presentabili grazie a un po’ d’acqua e ghiaccio… alchimie del fiorista.
Come stare in un obitorio.
Una stanza prima, diciamo. Perché respirano ancora.
Moribondi allora.
Si fa in fretta a regalarli.
E pensare che erano i padroni del mondo: il primo respiro intorno a 200 milioni di anni fa. Milione più milione meno…
Non c’era ancora manco un mammifero. Manco un bel niente.
E l’ossigeno l’hanno inventato loro.
Appena prima le piante, vero… comunque è ai vegetali che dobbiamo tutto.
Figli dei fiori… anche senza treccine e una raffica di cioè a disposizione di eloquio.
Si fa in fretta allora a fotografarli, come un album di famiglia.
Ma se ci piacciono tanto, perché li ammazziamo?
A fine anni ’80 ho cominciato a chiedermelo.
Guardando i fiori di Robert Mapplethorpe… bellissimi!
La scelleratezza dei vent’anni non guarda in faccia a nessuno.
Ho preso il mio banco ottico e ho detto ”Faccio anch’io!”
Solo che era molto diverso il fiore che io avevo davanti rispetto a quello che vedevo nelle foto di Mapplethorpe.
Cioè – figlio dei fiori – i suoi erano ultrabelli… come dopo il make up delle pompe funebri americane. Come nei film.
Questo è ciò che ho percepito un giorno preciso alla Milano Libri, in via Verdi 2. Mio luogo di pellegrinaggio in un certo periodo.
Erano due ore e almeno la terza volta che sfogliavo i suoi fiori a piena pagina.
Stampati da Dio.
E ho avuto ribrezzo.
È una bestemmia vero?
Ma io non amo bestemmiare. Per cui non lo è.
È solo quello che nel mio modestissimo angolo ho provato.
Si può dire?
Io guardavo i miei. E sembravano urlare.
Io guardavo i miei. E mi ricordavano le Danze macabre del Baschenis.
Se guardavo solo i suoi non avrei mai fatto niente.
Il problema era quindi ancor prima di fotografarli!
E infatti non ho mai pensato fossero degli still life.
Ma dei ritratti. A della gente messa piuttosto male.
In alcuni casi malgrado le apparenze, in altri incluse.
Li ho ritratti fino a metà ’90, poco più. Lo facevo saltuariamente, quando capitava e avevo una buona riserva di energia.
Ed ero completamente solo. Poi ho smesso.
Fino a gennaio 2012. Erano lì, l’omaggio di un ospite.
Erano lì in un vaso.
Li ho raccolti, sono andato a fare una passeggiata sul Ticino e li ho lanciati in acqua.
Prima però li ho ritratti.
E ieri ho fatto lo stesso con degli Iris.
Mi costa abbastanza a queste condizioni.
Ma mi è chiaro che me ne fotto.
Eccolo qua il vero senso della fotografia!

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

 © Efrem Raimondi. All rights reserved.

Queste immagini sono state realizzate tra marzo 1992 e oggi.

Fotocamere: Toyo 45G con Rodenstock 180 mm, Hasselblad H3D II-39 con 80 mm, iPhone 4S.
Film: Polaroid 55, Agfapan 100, Ektachrome EPN 7058 svl. in C41.

”Tulipano nero” no fotocamera: solo film + accendino Bic:

No Profit ADV

Alessandro e Elisabetta © Efrem Raimondi. All rights reserved.

Se è gratis c’è un motivo. Trasparente e preciso. E a me basta per condividerlo.
Ed è l’unico etico… tutto il resto gratuito è infame, e chi si presta dovrebbe essere costretto a spiegarsi.
Non a caso è l’unica circostanza in cui le grandi agenzie di pubblicità non hanno alcuna ritrosia a rivolgersi senza budget a fotografi che sono tali, autori riconosciuti o giovani di talento non cambia: la faccia è quella.
Niente soldi e niente gloria, solo il piacere di dare il proprio contributo.
Che a volte è significativo.
E il coinvolgimento emotivo è forte: non sto parlando della donazione di un’opera, già bella e pronta, che contribuisce insieme ad altre a uno scopo certamente ugualmente lodevole… ma non è la stessa cosa. Per l’autore non è lo stesso.
Per me non è mai stato lo stesso.
Se parti da zero, se conosci direttamente le persone coinvolte, se parli coi famigliari, se ti addentri e ti mischi, non è la stessa cosa.
E ciò che produci è specifico e non intercambiabile.
Ne ho fatte diverse, anche recentemente, ma le due che pubblico qui hanno un valore per me particolare. E sono diverse tra loro.
La prima, campagna stampa del 1990, per ANFFAS, agenzia Carmi e Ubertis, è tutta immagine.
Alessandro e Elisabetta li ricordo ancora bene, lì in studio, testa bassa e una inaspettata reazione positiva al lampo dei flash, che calmava quel moto perpetuo del busto ficcato sulla sedia a rotelle, vera emanazione del loro corpo.
Del 1993, per AIP, agenzia McCann Erickson, la seconda campagna, stampa e affissione.
La faccia è quella di Paolo Ausenda, allora presidente dell’associazione. E parkinsoniano. Ricordo molto bene anche lui e il suo sguardo dritto in macchina. Ricordo le chiacchierate… in studio e poi al telefono, dopo l’uscita della campagna e della violenta polemica che ci fu.
Perché in questo caso la fotografia era complice dell’headline ”SPERO CHE IL MORBO DI PARKINSON COLPISCA ANCHE TE”.
E in questo caso mi fu chiesto se me la sentivo o meno di aderire con un mio lavoro. E fui totalmente solidale, perché quando sei dentro le cose la solfa cambia. Eccome. Tanto che conobbi anche la figlia di Paolo Ausenda, Raffaella. Che ho rivisto recentemente.
E il suo sorriso è lo stesso.
Questo è una campagna benefica. Per me.
E per farla devi essere un fotografo.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Fotocamera Toyo 45G con Rodenstock 90 mm.
Film Polaroid 55.
Luce Bowens Flash.

Paolo Ausenda, API / McCann Erickson © Efrem Raimondi. All rights reserved.

Paolo Ausenda, API / McCann Erickson © Efrem Raimondi. All rights reserved. 

API / MCCANN ERICKSON, AFFISSIONE 1993-1994 © EFREM RAIMONDI. ALL RIGHTS RESERVED.

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Fotocamera Toyo 45G con Rodenstock 180 mm.
Film Agfapan 100.
Luce Profoto Flash