Gioele #1 by Fabio Moscatelli

Gioele #1. Quaderno del tempo libero: titolo per esteso.
Io non lo chiamo neanche progetto.
Che data l’inflazione, solo a scriverlo, mi viene la nausea.
Questo non lo è. Questo è un libro meraviglioso.
Con un peso specifico editoriale alto.
E una densità che si riscontra raramente.
Bello, bello, ma proprio bello!
Fabio Moscatelli l’autore… il coautore, ci tiene a precisare.
Perché Gioele è stato soggetto attivo.
Gioele è un bambino autistico.
E sull’autismo sappiamo non molto.
Io niente.
Però intercetto questo libro, non ricordo neanche come, e lo compero http://www.dollseyereflex.org/shop/    – scorrere
E quello che vedo, tutto quello che sfoglio, mi rende felice.
Poi contatto Fabio.
Ed eccoci qui.
Con una breve chiacchierata.

La speranza di un mondo diverso, in una Fotografia migliore, alta, risiede in noi.
È nelle nostre mani.
In uno sguardo educato che sa perfettamente cosa lo riguarda.
E ce lo restituisce.
Ormai lontano, molto lontano salvo alcune eccezioni, dall’establishment editoriale.
Sempre più confuso.
E soprattutto lontanissimo dalle frenesie pseudo autoriali.
Che di artistico e autoriale non hanno niente.
Personalmente mi fanno sorridere. Anzi ridere.

Qui no. Qui la semplicità è davvero soggetto.
Ed è difficile a farsi.
Finalmente un po’ di ossigeno.

ER – Partiamo subito dalla questione centrale: perché questo lavoro? Da che urgenza nasce?
Non pensare troppo… come fosse un’intervista!
Fabio Moscatelli – La fotografia è un mezzo di comunicazione ma anche di ricerca. Ero ignorante in materia di autismo e al tempo stesso quasi affascinato: attraverso amicizie comuni ho conosciuto Gioele e con lui un mondo davvero particolare, fatto non soltanto di stereotipi legati a questo tema così delicato e per certi versi ancora misterioso
Perché affascinato?
Per quell’aspetto quasi fiabesco e romantico che spesso cinema, ma nel mio caso il riferimento è alla letteratura, hanno cercato di trasmettere.
Toccare con mano, vedere con i propri occhi è naturalmente più veritiero e restituisce una visione al netto dell’interpretazione fantasiosa.

Quali i riferimenti letterari?
Uno su tutti Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, di Mark Haddon.
Dove un bimbo affetto dalla sindrome di Asperger assume le vesti di un piccolo Sherlock Holmes per risolvere un piccolo giallo.
Libro divertente, utile forse anche a scuola, ma che descrive una realtà poco verosimile…
Asperger?
Il cosiddetto autismo ad alto funzionamento, quello che in parole povere potrebbe essere facilmente riscontrato nelle persone geniali: ma è a tutti gli effetti una forma di autismo.

Quali sono gli stereotipi intorno all’autismo?
L’isolamento di chi vive questa condizione, l’alienazione e l’impossibilità di comunicare con l’esterno.
È pur vero che le casistiche sono molteplici ma è altrettanto vero che gli autistici hanno un modo personale di comunicare e di vivere l’esterno.
A tal proposito la definizione più calzante in merito è questa: l’autismo è una diversa percezione del mondo attraverso i 5 sensi.
Per esempio?
Ad esempio il sottofondo, o meglio il brusio che i normodotati possono avvertire in un centro commerciale, viene percepito come un boato continuo da una persona affetta da autismo.

Chi è Gioele?
Gioele è un ragazzino che si sta affacciando all’età adolescenziale, con le sue stravaganze, la sua quotidianità fatta di gioie e delusioni e le difficoltà legate a questo delicato passaggio.
Tempo fa mi dicesti che il soggetto di questo libro è il bambino, non la malattia. Tuttavia questo è un percorso sulla condizione autistica. O no?
Senza dubbio, ma non ho mai voluto rendere protagonista la condizione, non considero l’autismo una malattia.
Ho seguito Gioele nella sua quotidianità evitando di scattare determinate situazioni. Uno dei complimenti più belli ricevuti, anche se arrivato come critica, è stato “bel lavoro ma non sembra autistico!”

Come è nato il vostro rapporto “lavorativo”? Come ha reagito inizialmente alla tua richiesta di fotografarlo? E i suoi genitori hanno acconsentito con o senzza remore?
Il nostro rapporto è nato con il tempo, mentre i genitori sono stati disponibili da subito.
Inizialmente non è stato facile… per un adulto è sempre complicato farsi accettare da un bambino. All’epoca Gioele aveva 10 anni. E dopo aver accettato me, ha accettato anche lo strumento fotografico tanto da realizzare alcune fotografie che fanno parte del libro.
Oggi posso dire tranquillamente di considerarlo quasi un figlio, con tutto il rispetto per i suoi genitori.

Ah! Quindi ha partecipato anche in termini di produzione fotografica!
Come? Con un suo mezzo… con il tuo…
Non solo! Molta della sua normale produzione fa parte del libro: i suoi disegni in cui compaiono animali degni di una mente tolkieniana sono parte integrante ed in qualche modo interattiva. Inizialmente ha scattato con la mia macchina fotografica, dopodiché per curiosità di entrambi con una snapshot.

Quindi potremmo dire che questo libro è una produzione a due…
Ho sempre considerato Gioele il coautore, parlo sempre del nostro libro, non del mio. È un segnale molto forte secondo me.
Un bambino autistico che realizza un libro, qualcosa di impensabile per molti!

Già… dunque Gioele aveva 10 anni quando avete iniziato: questo racconto è la sintesi di un percorso durato quanto tempo?
Sono due anni è mezzo che ci conosciamo e noto quanto Gioele sia cambiato: non è più un bambino, la voce è cambiata, sono spuntati i primi radi peli sul viso e la prima acne giovanile. È bello per me sentirmi parte della sua crescita.
Be’, un bellissimo percorso insieme. Davvero insieme.
Non amo tanto definire per generi la fotografia, almeno quella maiuscola – e questa lo è: diresti che è un reportage? E se no, cosa?
Non è un reportage ma un percorso condiviso tra un adulto ed un bambino speciale, tradotto in immagini.
Che poi sI fa spesso un abuso spropositato del termine reportage…. il mio è un diario da conservare e da riguardare un domani, magari insieme a due adulti come Gioele e mia figlia Syria.
La fanciulla che compare con Gioele?
Esatto, un altro aspetto che impreziosisce questa esperienza.
Seppur distanti per età e sesso sono diventati grandi amici, senza barriere di alcun tipo, senza distanze.

In qualche immagine Gioele si nega: o coperto da un lenzuolo o di spalle dietro a una tenda… c’è un motivo?
No, non si tratta di una negazione, piuttosto di momenti spontanei, forse particolari ma spontanei. Gioele in questo senso non si è mai opposto, anche quando magari ho ritenuto utile e preziosa una foto in posa.

Il titolo… quel #1 fa pensare che ce ne saranno altri.
È mia intenzione dare un seguito a questo primo capitolo: parlavo prima della fase di cambiamento, dell’attuale età adolescenziale di Gioele… ecco, è un aspetto che mi interessa molto… cercare di dare un seguito sottolineando questo delicato passaggio e realizzare un quaderno diverso, non più quello di un bambino bensì di un ragazzo.

Parliamo del libro: nel retro di alcuni inserti c’è sempre una frase, cosa rappresenta?
Sono pensieri liberi di un libero pensatore come Gioele.
Nessuna relazione con l’immagine?
Non necessariamente, anzi quasi mai. Sono estrapolati dal suo quaderno del tempo libero, che ha dato il titolo al libro.

Chi e con che ruolo ha partecipato alla cucina del libro?
Lo studio Der Lab, di Roma, di Irene Alison e le sue collaboratrici Agnese Capalti e Alessandra Pasquarelli.
La mia partecipazione emotiva era troppo grande per poter realizzare tutto da solo.
Ad esempio sarebbe stato impossibile per me rinunciare a una fotografia in fase di editing, sarebbe stato come cancellare un momento di vita insieme. E così è nata questa collaborazione.
Der Lab ha fatto la curatela, e io sono l’editore.
E l’art direction?
Ci ha dato lo spunto Gioele stesso, che ha un vero quaderno in cui raccoglie le sue creazioni grafiche e testuali.
Ecco volevamo riprodurre proprio questo concetto, il tutto è stato sempre condiviso con me, che ho sempre avuto l’ultima parola. L’art direction vera e propria è di Irene Alison e Alessandra Pasquarelli.

Il tuo è uno sguardo molto delicato ma potente: cos’è per te fare fotografia?
Scoprire e contemporaneamente esprimere me stesso… nella mia fotografia ci sono io, il mio pensiero, la mia essenza. In due parole prima ancora del fotografo c’è l’uomo.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

 

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Gioele #1. Quaderno del tempo libero, 2015 – Fabio Moscatelli.
54 pagine, illustrato, con inserti + stickers + taccuino.
Rilegato a spirale – 26,5 x 18 cm.
€ 35,00

La prima edizione è stata stampata in 150 copie numerate e firmate – sold out – cui è seguita una seconda edizione di 100 copie.
Parte dei proventi di questo libro sono destinati a Gioele per contribuire a realizzare i suoi desideri di bambino/ragazzo e venire incontro alle sue grandi esigenze di persona affetta da condizione autistica.

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11 thoughts on “Gioele #1 by Fabio Moscatelli

  1. Il libro mostra uno sguardo interessante, avvolgente e sensibile dell’autore. Mi ha molto emozionato ed affascinato il coinvolgimento di Gioele così è passato da soggetto passivo ad attivo del progetto. Complimenti!
    Il raccoglimento delle foto, dei disegni e appunti realizzati in un libro che da l’idea di un taccuino, quindi appunti di un viaggio tra Fabio Moscatelli e Gioele, perché l’incontro, il conoscersi, è un viaggio in una nuova relazione, esperienza silenziosa tra due anime, risulta entrare in maniera molto spontanea ma crea una sinergia con chi sfoglia, guarda… prende vita. Brave le realizzatrici dello Studio Der Lab.

  2. grazie Efrem per Gioele e per Fabio.
    grazie Gioele è grazie Fabio.
    la vita non è lustrini e paillettes

  3. lubi… non è lustrini, però questo è un gran lavoro. per nulla speculativo e lacrimoso. quindi esulta!

  4. esulto si!!! ho il libro in casa sempre lì sul tavolino. Gioele mi fa compagnia!
    è una riflessione sulla vita la mia!
    è un gran lavoro si! so come lavora Fabio anche se lo conosco da anni solo virtualmente…e spero un giorno di poter conoscere lui e anche Gioele.
    come te!

  5. La Fotografia a pensarci bene serve per vedere il mondo senza sentire il ” boato continuo” , per avere tutto in ordine catalogato, per rifugiarsi. Normodotati?
    E’ un mio pensiero.
    Ringrazio di cuore Gioele e Fabio.
    Efrem ti ho già ringraziato più volte per il tuo modo di parlare di Fotografia in modo libero che avvicina sempre di più l’immagine al sentimento e non all’istinto.

  6. grazie Na_Pa. eppure, va detto, ci sono percorsi istintivi, puramente istintivi che fanno la differenza.

  7. Certo Efrem ! quelli con un progetto . Io da foto amatore vedo spesso foto istintive e vedendo la ripetizione sembrano compulsive. Sempre a proposito di normodotati. Quell intendo.

  8. Bellissimo! Complimenti a tutti e tre. Tu Efrem sei generoso: una dote rara

  9. Diletta… non sono generoso. distinguo solo sulla base del lavoro. un atto dovuto per un lavoro che trovo splendido.

  10. Sono felicissimo di questo tuo sguardo su questo lavoro e sicuramente posso confermare che Fabio per quel poco che ho avuto modo di conoscerlo è una persona umile ma fantastica allo stesso tempo.

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