Una domanda semplice

 

Efrem Raimondi iPhonephotography.

 

Scusa, ma dov’è il soggetto?

Prego?

Sì… chi è il soggetto?

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

INSTA 74
Dalla serie INSTARANDA.

Sant’Elia – Palermo, 2016.

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58 thoughts on “Una domanda semplice

  1. Bella questa in ogni “senso” quale non import, senza vocale finale ché ci spieghiamo dappresso. E già con l’orizzonte storto, va a sapere se l’autorale “artista” ha alzato il gomito per l’ennesimo cicchetto. E sia.
    Quello che è intollerabile, falso e bugiardo come gli dei è questo sfinimento di coglioni d’immagini cui regna sovrano lo sfuocato, senza virgolette, prego!
    E’ una moda importata, manco i cani, dagli Yankee di Cia&Mossad. Infatti il “confuso” il poco “chiaro” è funzionale al Sistema e che genera, guarda caso quando si dice il caso, perdita di sé (aumento tumorale se uno capisce i simboli e i segni, ché di questo è l’esistere non le chiacchiere ciarliere) per cui più pecorelle e non nel paesaggio (!) ci sono meglio è, nevvero: Yesir! E con gente a telecomando uniformati o dei tanti Efrem et sodali finti-tondi gli puoi vedere (unica ragione dell’esistere) ciò che vuoi, meglio cetrioli banane…ortaggi turgidi, insomma. Come dire chi si “contenta” orgasma, mah!
    Vogliamo continuare nel giochino cretino per bambini deficienti, Efrem? Anche perché per pudore questo tipo d’immagine, sfocata, una volta in era Analogica la si cestinava! Certo a meno di essere amico degli amici, insomma tra cumpari, ah. Baciamo le mani. Yankee go home!

  2. caro Manunzio…
    non è uno sfuocato ma un mosso. lo faccio dal 1980… che sì, ero ancora un bambino. proprio ai primi vagiti di allucinazione e di ripudio della certezza.
    mi spiace tirarti le orecchie, ma se tu fossi più attento, se ti impegnassi insomma, lo sapresti. dico, almeno evita l’approssimazione…

  3. Bungiorno a tutti,
    a volte le foto vengono concepite già in formato ” ricordo ” cosi’ inconsciamente, bella!
    Efrem ti chiedo se alla foto abbini suoni e o odori, perché a me capita cosi’. Il ricordo, la foto suona e odora.

  4. Vero che lo sfuocato lo si cestinava, noi amatoriali. Chi aveva creatività da “vendere” sapeva valorizzarlo benissimo , basti pensare a Man Ray o Hausmann. Il mosso al
    pari dello sfuocato, è parte integrante del vedere fotografico ed in questo tuo scatto la mia attenzione, il mio soggetto, è il motoscafo e la sua scia nell’acqua che da vita e contestualizza la visione di un mare , che seppur in lontananza, possiamo sentire e “respirare “. Certo che sei un abile provocatore, ma dai da pensare .

  5. buongiorno a te Na_Pa. interessante la questione del formato ricordo…
    credo però che riguardi soprattutto il lettore – se preferisci chiamalo fruitore.

    no, non abbino suoni e odori mentre fotografo. non c’è intenzionalità insomma. certo che però la costruzione di un’immagine è il prodotto di una commistione, di vari fattori che ci riguardano direttamente. e quindi…

  6. anche l’orizzonte in discesa (o in salita per i pessimisti, credo) avrà motivo d’essere

  7. ma perché farlo per poi cestinarlo, Roberto?
    se ti appartiene davvero e non è un semplice manierismo, te ne freghi e vai avanti. che tu sia amatoriale o altro.
    perché provocatore? ripeto: è dal 1980 che produco mosso. e c’è chi lo acquista pure – a qualcuno parrà incredibile…

  8. tutto quanto ha motivo d’essere, irene. perché tutto ciò che mostri è lì da vedere.
    discesa o salita? in effetti non ci ho mai pensato :)

  9. Chi è? Qualcuno a cui non interessa la messa a fuoco e l’orizzonte, forse l’albero o il ramo solitario che si protende verso il basso …forse uno scatto fortuito, non voluto, mentre si ripone la fotocamera, che ribelle come il ramo vuole la sua indipendenza. È lei il soggetto dell’azione ? Ma…tuttavia e scusa la sincerità, a me questa foto lascia perplessa e mi sfugge il suo senso o la sua bellezza o il suo intrinseco concetto di una foto che scrivi essere in Sicilia ( ma potrebbe essere in qualsiasi luogo) davanti al mare. Se stai cercando di dire qualcosa i casi sono due: non ti capisco io o il messaggio non è così chiaro. Illuminami.

  10. janes… spiegare una fotografia è impossibile per l’autore. almeno per me. anche perché non si tratta di convincere nessuno: o la leggi e ti riguarda, oppure no. e non c’è nulla di male… fa parte del percorso di ognuno di noi.
    non è che sto cercando di dire qualcosa, anzi lo dico!solo non cerco di convincere.
    e davvero – non è una boutade – non ho messaggi. di nessun tipo: racconto esclusivamente la mia storia e uso lo sguardo di cui dispongo. che non ha alcuna pretesa universale.
    a questo proposito, se hai voglia, leggi questi due articoli:
    http://blog.efremraimondi.it/photo-no-message/
    http://blog.efremraimondi.it/mala-synthesis/
    che rendono perfettamente il senso di ciò che mi riguarda.
    e non c’è alcun obbligo di adesione.

    però è davvero in sicilia. se vuoi come nota biografica. un po’ come se fotografassi una persona e dicessi dove, che è esattamente ciò che sempre faccio – se non è così è per un motivo specifico.
    secondo però: non potrebbe essere qualunque luogo o qualunque mare. potrebbe sì non essere in sicilia, questo vero.
    comunque è del tutto secondario dove questa fotografia – con un normalissimo iPhone, no fotocamera – è stata fatta.

    quanto alla questione del soggetto è semplice: per me il soggetto è SEMPRE la fotografia che si restituisce. tutta quanta. tutto ciò che si mostra per come si mostra.

    spero di essermi spiegato, janes

    dimenticavo: nessuna fotografia è per me fortuita. sul fatto che ogni tanto usi il mosso ha a che fare solo con ciò che intendo dire. e come dicevo precedentemente in risposta a un commento, lo faccio dal 1980… da quando ho preso la fotocamera in mano – se scrivi mosso in search credo che qualcosa trovi.
    ciao!

  11. Letto i tuoi post di cuii hai fornito i link, in parte condivido il tuo pensiero, e capisco quando dici che non c’è o non ci dovrebbe essere competizione. Nemmeno io vivo la fotografia in questi termini, principalmente scatto quando si stabilisce una ” relazione” fra me e quello che mi sta intorno, quando vedo e riconosco qualcosa, e volevo precisare che non mi disturba il mosso in certe foto, quando sono in grado di leggerne un altro senso sebbene vada oltre i classici criteri con cui si classifica la “bella foto “o quella che rispetti canoni tecnici di foto perfetta. Anzi solitamente certi canoni non mi interessano per nulla. Tuttavia capisco anche, che una volta ottenuta la fotografia e pubblicata, si stabilisce un altro tipo di relazione, ci si aggiunge per così dire, una relazione fra me, la fotografia e chi la guarda. Cosa passa e se passa, quella fotografia? Ci leggono le stesse cose, emozioni, stupore, anche non- sense che c’ho visto io? Posso prestare i miei occhi e chi legge- vede , può prestarmi i suoi per vedere quello che non vi ho visto, intenta a mettere a fuoco altro.? La fotografia ha anche questa magia. Mi incuriosisce anche capire gli altri e come e cosa o percepiscono, capire perché una foto colpisce e altre un po’ meno, mi aiuta a comprendere il mondo visuale altro da me. Non per adeguarmici eh! Chiaro che continuerò, come penso anche tu, a fare le foto che sento/i , ma solo perché anche in questo modo cerco di entrare in relazione con il fuori da me. Allora volevo capire, tutto qui. Ma non è per convincere qualcosa del valore o meno, insomma se a un certo punto, finisco per dare vita a una sorta di monologo fotografico in cui rischio solo di parlare a me stesso, forse la probabilità che si stabilisca una relazione con il fuori, a cui io non sto dicendo nulla di comprensibile, è reale. Se sto inventando un linguaggio incomprensibile, forse è il nulla che voglio comunicare? E allora perché mostrarlo nel caso di una foto o nel caso di una frase incomprensibile ?
    Ma ci sta che forse sia solo io a non capire la tua foto, leggo dai commenti che altri ci sono riusciti, quindi il limite e mio. In questo caso, non parliamo la stessa lingua. Dico in questo caso, perché per altre tue foto non è così ;) Però non condivido il ridurre una foto a un si e un no…non è così semplice, sempre che non si voglia parlarne. Di un cibo posso dire mi piace o non mi piace e certo la posso chiudere li in modo semplice, ma in realtà tra un cibo che mi piace o no, ci stanno differenze di consistenza ,sapori profumi anche ricordi, cura nella preparazione, che mi fanno dire si o no.

  12. ci sono sostanzialmente due ambiti per produrre fotografia – che è altro rispetto a fare fotografie – janas: uno che non risponde pressoché mai a una committenza, l’altro che invece con la committenza si misura. qualunque sia, fosse anche la parete di una galleria o di un museo. e quest’ultimo è un vero luogo di crescita. qui, soprattutto qui, diventa interessante l’ampiezza di uno sguardo e la misura espressiva che raggiunge. perché cedere al ricatto della divulgazione tout court è facile. la misura è questa: quanto sei in grado di esprimerti in ogni luogo con la coerenza del linguaggio che ti appartiene?
    questo è il luogo che mi ha permesso di fare fotografia. altrimenti non sarei mai stato un fotografo.

    il lavoro di un autore, di qualsiasi livello sia, si esaurisce con la produzione e la “divulgazione” dell’opera prodotta. per sé o per qualunque committente.
    e certo, può anche incuriosire il riscontro, può gratificare o meno l’amor proprio… ma sinceramente credo che sia l’ultima cosa che debba interessare. almeno per ciò che mi riguarda. se no è un altro lavoro. che ha a che fare più con la dialettica mediatica e meno col linguaggio. e col lavoro.
    e non si tratta di inventare. ma di essere coerenti. di avere uno sguardo e di riuscire a rappresentarlo.
    non è questa una posizione polemica. né ostile. è esattamente quello che cerco di fare da quando ho iniziato. non sempre riuscendoci, però…
    altrimenti, giuro, avrei fatto altro.
    insomma, io ‘sta roba la vivo e ci vivo davvero

  13. Leggevo che una foto, pur non modificandosi come oggetto, tuttavia cambia continuamente ai nostri occhi poiché noi stessi cambiamo continuamente e quello che oggi l’immagine non riesce a dirci magari tra un mese lo capiremo. Questo preambolo per dire che credo che di fronte a una foto sono sempre le nostre sensazioni a imporre un giudizio che però sarà sempre personale. Giudicare in base a regole può portare un pò d’ordine ma il rischio di diventare “manieristi” è troppo grave per dover anche scattare in base a regole (senza nulla togliere che anche in quel caso si può ottenere un capolavoro). E quindi ben venga questa strana foto storta e mossa se piacerà anche solo a una persona. Sono consapevole tuttavia di un altro rischio: l’abuso di questo genere di immagini. L’invasione di un’arte un pò astratta che in qualche fortunato caso riesce ottimamente a raccontarci qualcosa ma che in molti altri casi risulta fine a stessa se non velleitaria. Comunque ben venga se piacerà anche a una sola persona :-)
    P.S. personalmente, e chiedo perdono all’autore, non trovo interessante la foto postata, ma sottolineo il “personalmente”. Il motivo per cui non la trovo interessante è che mi sembra quasi “di maniera” nella sua intenzione di non rispettare alcuna regola, senza però far intravvedere alcun tipo di superamento delle stesse. E comunque grazie per questa vivace lavagna su cui ci consente di scrivere.

  14. Per me, questa, è una foto che parla… è stata fatta al mare della mia Sicilia, in un giorno di caldo in cui il mare è non è arrabbiato, lo capisci dal motoscafo o dal gommone che lascia la scia… è una foto fatta al cielo della mia Sicilia e ad un albero fermo lì, un po’ storto, forse un po’ piegato dal vento che quando arriva dalle mie parti, non dà tregua; un albero che è tale e quale all’albero che sta di fronte la mia casa al mare, che guarda caso, fotografo sempre. Chissà perché… Non so spiegarlo, ma per me questa foto è splendida…

  15. non c’è alcun motivo di chiedere perdono Rolando… piace o no. ci riguarda o no. e questo è davvero tutto.
    ma non c’è alcuna intenzione nel rispettare o meno le regole.
    che poi dipende anche a quali regole si allude… tutto è lecito se incline a ciò che si intende raccontare. e c’è, esiste un parametro: il linguaggio. la cifra espressiva. che ha una sua coerenza o no. e che non è, perdonami, manierismo.
    non fa il verso a niente. e questo dipende anche dal percorso che hai fatto. e che in fotografia è facile individuare: basta guardare. scorrerlo.
    perché nulla si improvvisa.

    per me è molto più semplice: non penso quando fotografo. giuro.

  16. in genere Antonella, quando qualcosa ci riguarda non ha bisogno di spiegazioni.
    poi ognuno ci legge, giustamente, anche il proprio.
    a volte addirittura oltre le intenzioni dell’autore.

  17. Mi piace quando dici: io ‘sta roda la vivo… Come in uno shaker che non ci consente di fissare lo sguardo… Un orizzonte che non può mai essere in bolla se non per un fugace e casuale istante. Non vi è nulla di statico nemmeno un albero con le sue radici può avere certezze!!!

  18. più o meno Virgilio… almeno… sul mosso l’incertezza è sottolineata. forse il contraltare a tanti anni di banco ottico e alle sue certezze.
    insomma… meglio spaccare il mazzo e sia quel che sia.

  19. quest’immagine sfugge alla mia comprensione, perchè fotografare un pino e un orizzonte storto e sfocato e poi chiedere chi è e dov’è ? immagino ci sian dietro tutto un discorso che non conosco

  20. le due cose non sono necessariamente in relazione, ennio. però questa fotografia – mossa – si presta perfettamente alla domanda: chi è il soggetto?
    per quello che mi riguarda è solo una domanda retorica… che mi è chiarissimo, in questa ma in qualsiasi altra, chi è il soggetto.

    a margine: la fotografia non è analisi logica… la sua lettura è più complessa. direi direttamente proporzionale alla semplicità di linguaggio

  21. avrei preferito un mosso vero, naturale….vento !!!
    tronco fermo….rami e mare mossi

    …..non mi convince

  22. io ho solo detto quello che pensavo !!
    …..non è compito mio rifare niente !!

  23. vale per questa e per quella prima: Josè… tu hai espresso a parole un’altra fotografia. ciò che avresti preferito. da cui l’invito a farla.
    la critica è un’altra roba e riguarda ciò che hai davanti realmente

  24. io ho espresso la mia opinione
    …..se vuoi possiamo parlare di “critica fotografica”
    ….siamo qua

  25. Susan Sontag in un suo libro del 1964 oggi introvabile, “Contro l’interpretazione”, contesta che esista un giudizio estetico che possa andare oltre la “capacità di vedere le cose per quello che sono”, in polemica con Sartre giudicato ‘moraleggiante’ proprio per la sua ostinazione nel voler riempire di significato l’esperienza artistica. Che non è né giusta né sbagliata, né bella né brutta, è frutto del tempo, del luogo, del modo in cui non solo l’artista, ma ognuno di noi, può lasciare traccia di sé.
    “Un’opera d’arte vista come opera d’arte è un’esperienza, non una dichiarazione né una risposta a una domanda. L’arte non è soltanto su qualcosa, ma è qualcosa.”

  26. sono una persona molto semplice. in questo coincido, credo, con la fotografia che esprimo.
    ma anche con ciò che dico… non sottendo, dico. chiaramente mi sembra: parlo per me.
    comunque ci sarebbe una roba che in qualche modo può riguardare tutta questa conversazione.
    se ti fa piacere, è questa:
    http://blog.efremraimondi.it/photo-no-message/

  27. Bravo, infatti è mosso? Uhm ciurliamo nel manico e ci pigliamo da terga, e non ha risposto all’interrogativo e cerca riparo altrove: dietro il dito o della “moda” che dovrebbe annoverarsi, ex novo s’intende, nel genere “sfuocatese con brio” un po’ mosso come certe Opere sinfoniche. Resta, tuttavia, l’ osceno…oops opera d’Arte. Vede? Scrivo Arte come conviene al corrente cambio: quando ma ‘a metti ‘sta foto sur mercato? Efrem!

    Ps1. Strumentale abbaglio e sviamento di massa l’uso sapienziale (muto dal linguaggio mafiomassonico) dello “sfocato con brio”. Estraniazione indotta, alienazione, perdita di sé a favore dei Luciferini del Nuovo Ordine Mondiale, in salsa Metropolis di Fritz Lang paradigmatico di quasi cent’anni fa. Ideologia di Morte e Dominio, il resto è chiacchiere da bar sport e per chi non conosce la “malie” del mestiere di “fottografo” che errore non è, per chi intende si capisce.

    Ps2. Si “misura con la committenza” bella questa da incorniciare, o incatenare secondo bisogna. E sì perché direbbe Sant’Agostino: “Lo schiavo non contraddice il padrone, lo schiavo abbaia all’aria altrui, lo schiavo non è tanto chi porta le catene, quanto chi non riesce ad immaginare la libertà dal dominio”. E poi è storia da notte dei tempi che malamente si attribuisce alle sole donne.

    Ps3. Per me è molto più semplice: non penso quando fotografo. giuro. E per essere vero manca la parte finale, come del collega Pepi Merisio: “Quando faccio una fotografia non ragiono anche se ti posso concedere che ho ragionato prima. “

  28. C’è chi racconta cose che tutti vedono e sanno cose che già si conoscono e che ci tranquillizzano, poi ci sono altri che osano dare emozioni , questi sono da mettere in discussione possono essere pericolosi ! Possono creare uno sconquasso nella mente.Personalmente amo essere sconquassato da queste immagini e mal sopporto chi dice come l’avrei vista i fatta io.

  29. Per quanto riguarda me come osservatrice, è morto un istante prima di scattare. Dopodiché, ti giunga uno scaramantico “lunga vita al fotografo”.

  30. magari la funzione del mosso era quella di un defibrillatore…..non riuscito

  31. le ipotesi, José, non fanno fotografia. c’è solo ciò che si mostra, nient’altro. questo è ciò che fa un fotografo. tutti gli altri che magari ruotano intorno, più o meno coscientemente, facciano come gli pare. e suppongano pure

  32. la speranza è l’ultima a morire….Efrem….era solo un tentativo di salvare il morto

  33. ho sempre apprezzato l’impegno José… la generosità gratuita con la quale c’è chi si adopera per gli altri. quasi infischiandosene di sé…

  34. io non sono generoso quando uno cerca di vendermi un pese non fresco

  35. Provocatore per il titolo dell’istantanea; sul cestinare, mi riferivo ai tempi andati, quando ero alle prime armi imbottito , anche se è giusto per imparare a “sbagliare”, di ricerca della perfezione tecnica e non si dava peso alla creatività del mosso

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