Appunti per un viaggio che non ricordo.

Appunti per un viaggio che non ricordo.
Un lavoro sull’allucinazione e l’intangibilità. Alcune già pubblicate nell’articolo ABOUT POLA  http://blog.efremraimondi.it/?p=1323
Finito per mancanza di Polaroid. E non si dica che quello che si vede in giro è la stessa cosa.
A me non pare. Spero di essere confutato al più presto. E potere riprendere il discorso.
Se no lo riprendo con qualcos’altro.

L I N K    Y O U T U B E :

http://www.youtube.com/watch?v=IzHUnw26fXA

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

14 thoughts on “Appunti per un viaggio che non ricordo.

  1. Bello il video e belle le pola.
    E’ vero che quello che si vede in giro non è la stessa cosa, ma non è così male.
    Bisogna essere pazienti e imparare ad apprezzare i difetti che le nuove pellicole ancora hanno e, magari, provare a sfruttarli.
    Il mezzo è relativo è chi lo usa che fa la differenza (che perla di saggezza)……provale :-)

    • mi fa piacere ti piacciano chiara.
      perdonami, non è così male non basta se hai usato le polaroid…
      il mezzo è relativo solo se neutro secondo me. e costante. che lasci quindi all’autore totale discrezionalità.
      cioè: so cosa ho in mano e ne faccio IO quello che voglio. e non: non ho la più pallida idea di cosa può succedere… ci provo e magari mi convince.
      capisco che rappresento una posizione ultra minoritaria… ma i tuoi colleghi di poalroid art italy, che ne pensano?

      • I miei “colleghi” cosa ne pensano?
        Chiaramente se tu regalassi a uno qualsiasi di loro un pacco di 600 farebbe la capriole dalla gioia :), ma non ci sono più e se vogliamo continuare a fate quello che ci piace accettiamo qualche difetto e qualche insuccesso in più.

  2. ho rivisto oggi il video, già apprezzato su Fb, ma oggi in condizioni rese particolarmente adatte da qualche linea di febbre e dagli effetti di un buon vino….lo sguardo già un po’ sfocato di mio….mi sono immersa nel trip riguardandolo in loop un po’ di volte (fortunatamente continuano a sentirsi i Radiohead).
    Concordo molto con quanto detto da Vilma, sulla modalità ipnotica della visione, una volta che ci si abbandona al flusso -ma direi subito.
    Mi viene da osservare la differenza tra il vizio attuale di “aggiungere effett(acc)i” alla realtà, e la capacità di estrarne, piuttosto, l’essenza.
    L’arte del levare è possibile anche con la fotografia.

    • la febbre aiuta la percezione! va be’…
      io sottraggo sempre. non so perché… forse perchè amo il silenzio. se no il casino totale (raramente…).
      quella dei radiohead è una storia strana. prima mi bloccano il video in germania. io insisto. poi cambio con verdi. ma non è lo stesso come accompagnamento (sono presuntuoso stasera).
      ricombino coi radiohead specificando che non è a scopo di lucro. e loro me lo ribloccano. rimetto verdi… non ho voglia di eliminarlo. e ricomporlo. poi dico a culo i crucchi! e rimetto i radiohaed.
      e loro li lasciano poi aggiungono il link i tunes per l’acquisto. al momento non ci avevo fatto caso… è la prima roba che pubblico su youtube.boh.

  3. ma questo video è una bomba!! ma dev’essere proiettato in triennale, o in qualche spazio del genere!!! questa è arte, fanculo la foliazione!

    • Però quasi mi dimenticavo! Devo ringraziare Giulia Diegoli per avere sollecitato sulle polaroid: un video stupendo!
      Ma io che seguo il tuo blog alcune le avevo già viste solo che presentate così fa un grande effetto ancora. Sono contenta guarda!

  4. Sono molto curioso anche io di trovare qualcosa o qualcuno che ti contraddica, anche considerando che non sono fatte ieri… Le più belle sono quelle mosse.

      • ahhh la qualità delle nuove polaroid, ci metto un po’ ma poi ci arrivo anche io.
        Però il mio cervello bacato, mi ha fatto pensare a tutta quella roba che si vede oggi, pseudoretrò.

  5. dice Paolo Monti in un’intervista che “un fotografo debba essere più che un visivo. Un visionario”.
    e infatti il tuo viaggio che non ricordi, un lavoro sull’allucinazione e sull’intangibilità, si snoda secondo una sequenza visionaria che impone all’osservatore un certo sforzo di decifrazione, specie all’inizio. poi, una volta partiti senza sapere perché né per dove, complice una colonna sonora vagamente ipnotica, tutto diventa più facile, si accetta l’idea che tra la macchina fotografica e il mondo fotografato c’è un velo, reale o metaforico.
    inutile aguzzare lo sguardo, pulirsi le lenti degli occhiali, quella visione indistinta non è un caso o un difetto, è il tema, una lettura del mondo, una provocazione/violazione delle regole del tecnicismo (anche se, paradossalmente, la capacità tecnica deve essere superlativa), sperimentazione e ricerca, memoria e incubo.
    Io che nulla so di tecnica e guardo l’immagine provvista solo delle mie capacità percettive, probabilmente mi perdo gran parte dei discorsi di questo blog, ma come vedi dico spesso la mia.

    • e la dici bene!
      alcune sono in “about pola”, proprio in questo blog, la tecnica è solo al servizio della visione. quella pura, interiore.
      di cuore ma anche di cranio, che è il mio setaccio.
      credo che tu non ti perda nulla in realtà. e sei sempre la benvenuta vilma.

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