Fotovacanze…

FOTOVACANZE: nessuna differenza.
Chi pensa che un fotografo cambi registro tra la produzione cosiddetta seria – quella fatta con tutto l’arsenale dispiegato – e quella prodotta nel tempo libero, in vacanza, quando girovaga per mari e per monti o dovunque si trovi privato della sua invidiabile potenza di fuoco, si sbaglia.
Piuttosto non fotografa.
Piuttosto non fotografo…

Ma se fotografo, lo faccio sul serio.
Perché non ci sono due registri.
Fossero anche dei fiorellini invasati, lo sguardo è uno.
Ed è lo stesso.
Quindi, per ciò che mi riguarda almeno, non esiste alcuna collocazione stagionale sospesa.

Nessuna deroga: ciò che produco, e che mostro, mi appartiene in toto.
Come questa fotografia a due capretti.
Che è un ritratto a tutti gli effetti.
A meno che non si ritenga che il ritratto sia appannaggio della sola specie umana.
Dato però che non faccio distinzione di specie, di razza, di colore, di nazionalità, di classe, di quoziente intellettivo e per dirla tutta, nemmeno della rettitudine morale mi frega, fotografo sempre col solo intento di restituire la fotografia che mi riguarda e nella quale mi rifletto.
E si deve vedere. Perché se non è così ho fallito.
Quindi il mio approccio è lo stesso che ritragga Philippe Starck – un nome a caso per capirci bene – o appunto questi due capretti.
Magari cambia l’arsenale di cui sopra, e per questa fotografia non c’erano assistenti… no stylist, trucco e parrucco, uffici stampa e manco lo studio con tutta la luce che voglio.
Ma tutto ciò ha solo un peso relativo. E varrebbe zero se ciò che mostri è una ciofeca.

Se non ha l’identità che ti riguarda.

Questi due capretti, così come sono in questo perimetro, mi corrispondono.
E questo mi basta.

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedFrom the series Guardami negli occhi, perfavore…
Pinzolo, agosto 2016, in vacanza.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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36 thoughts on “Fotovacanze…

  1. Ma certo, per questo facevo l’esempio di chi pensa non si debba guardare mai in macchina. A volte è un attimo fraintendere e rendere assoluto un pensiero facendolo diventare una regola.

  2. Appunto. C’è ancora nel pensare comune l’idea che uno sguardo in camera sia sbagliato, non so quale vecchia scuola abbia inculcato questo principio assurdo. Qualche scadente manuale anni ’60, forse? E’ una follia.
    Io amo lo sguardo in camera, di qualunque animale si tratti.
    Grazie Efrem, come ti dicevo, mi ritrovo spesso a ripensare a questa tua foto.

    • c’è modo e modo di non guardare in macchina, Chiara. talvolta si incontrano alcune immagini dove sembra ci sia a mezz’aria la madonna

  3. Non ho dubbi rispetto a quello che dici. A me succede con le piante, per esempio. Mi è capitato di fotografare delle piante ridendo di gusto perché sembravano interagire. Ma loro non ti guardano negli occhi, e questo cambia parecchio la relazione.

  4. Bellissimo ritratto. Non ha nessuna importanza che siano due capretti piuttosto che un parente o una star: veramente bellissima. Guardando si impara: grazie Efrem

  5. Gli animali sono per me i soggetti più difficili da fotografare. Con gli animali ho più soggezione, non gliene frega di essere carini in foto, e a me frega rendergli giustizia. Almeno in foto.

    • come dicevo,non siamo onnipotenti Chiara. facciamo il nostro, meglio che possiamo. e anche in fotografia… lasciamoci andare. se no questi due capretti non li ritrai. non li fotografi. eppure, ti giuro, senza alcuna consapevolezza di ciò che realmente stava accadendo, qualcosa tra loro e me c’è stato. e per me è qui da vedere. basta essere semplici e educatamente diretti

  6. In occasioni come quelle descritte da te Efrem, mi sono sentito anche in difficoltà non riuscendo a capire se scindere le cose e non dover avere conflitti interiori. Così nel tempo l’ho risolta alla stesso tuo modo. Semplicemente è più facile che non restituisco un immagine in fotografia! Grazie, come sempre il tuo pensiero le tue parole mi fan star meglio.

  7. Efrem, ciò che suggerisci a Mariella e che può sembrare semplice, facile, quasi banale, è in realtà quanto di più difficile si possa fare, “questo stato, in cui non si pensa, non ci si propone, non si persegue, non si desidera né si attende più nulla di definito, che non tende verso nessuna particolare direzione ma che per la sua forza indivisa sa di essere capace del possibile come dell’impossibile – questo stato interamente libero da intenzioni, dall’Io, il Maestro lo chiama propriamente “spirituale” [……] È perciò con questa presenza e piena potenza del suo spirito non turbato da intenzioni, e fossero le più nascoste, che l’uomo che si è svincolato da tutti i legami deve esercitare qualsiasi arte”.
    Con o senza arco.

    • semplice lo è vilma… ma non facile, vero. ha un suo grado di complessità. che è proprio quel tempo, intermedio e determinante. dove la conoscenza non ha più alcuna importanza. e forse sì, il maestro ha ragione…
      spero però che questo non turbi mariella. del resto questa, credo, è l’unica strada

  8. Io, un scatto così con questo taglio, non sarei mai stata capace di vederlo, di concepirlo e di farlo. Infatti studio…..e ci provo. Grazie Efrem di questa bellissima emozione! e condivido in toto il tuo pensiero, per il poco che vale..

    • prova a non pensare quando fotografi, mariella. fallo prima… dopo… ma non durante. sii libera, leggera, durante.
      è un altro tempo. pensalo come un luogo dove poter fare ciò che ti riguarda davvero. senza preoccuparti del resto del mondo, che in quel momento non è lì.
      le somme le tiri dopo. ciao!

  9. Vero quello che dici , vero che se uno “guarda” lo fa sempre con attenzione , vero che non conta lo strumento che fissa la luce , vero il concetto espresso sulla mancanza di differenze sui soggetti ritratti, salvo che con le caprette ( chissà perché solo femminile nell’abituale uso del plurale ? ) non si rischiano problemi di privacy

  10. Non mi interessa sapere cos’è se non una splendida foto. Comprendo Efrem la tua necessità di specificare in questo caso: ritratto? E che ritratto sia!
    Sono totalmente d’accordo con Gabriella e con Vilma: sei sempre lo stesso. Ciao!

  11. Scusate l’intromissione ma vorrei pregarvi di scrivere in modo più chiaro il vostro pensiero. Per i comuni mortali come me risulta difficile seguirvi e interpretare il significato del vostro discorso peraltro spesso assai criptico. Ovvero, qualcosa intuisco ma non so se ci azzecco ;-)

  12. Se ho capito bene, l’ultimo commento di Manunzio, nonostante il tono polemico, conferma il post di Efrem, il quale non fa che ribadire quello che afferma da sempre, che “lo sguardo è uno”.
    Mi permetto solo di osservare che quella che permette anche di fotografare “qua e là” purché non si abdichi al proprio sguardo, magari passato attraverso un iPhone, forse si chiama coerenza, forse, come dice Gabriella, integrità intellettuale, forse bagaglio culturale, a me piace anche pensare che sia anche una sorta di scommessa sull’errore, inteso come détournement, sovversione dei canoni, deroga…..
    Ricordando Man Ray.

    • non so bene cosa volesse dire Manunzio primo commento, Vilma.
      in compenso “sovversione” mi piace. anche se oggi è talmente facile sovvertire tale è l’abuso di cliché. e nota bene che nessuno di questi ha un solo riferimento classico: sembra di essere in un luna park

  13. Arzigogoli e giri di parole cui difficile star dietro. Infatti il Fotografo (noblesse oblige avec majuscule) non scatta “qua e là”. Scatta quando sa, e poi esistono i telefonini (per andar leggeri mettiamola così). Addirittura Iphone da ultimo ci ha fatto un bel concorso!
    Non capisco il senso di queste false differenziazioni; vero diceva Tonino Guerra siam entrati nell’Era dell’ottimismo, non ancora (!?) in quella della corbelleria a man salva. Fotografi si è o non si è: estate inverno al polo come l’Equatore.

  14. Efrem un colpo di solleone? Che significa ‘sto sproloquio, e per giunta involuto “prosare”. E meno male che non si vince nulla! Vale a dire dimostrare al “collega”… un po’ come chi scrive e più del pubblico (gli frega niente bensì la grana che riesce ad estorcere via markketting, la doppia per chi capisce) deve mostrare dire al “collega” le qualità auliche in forma di Euro/Usd/Yen/Yuan. Suvvia un po’ di serietà non guasta!
    Forse quello che lei vuol dire qualcuno, tuttavia, l’ha epigrafato: “Avere o essere” il buon Erich Fromm.. E tanto ci vuole? Si è fotografi poiché con la “macchinetta” si dà ragione di quello che ci circonda (ventiquattro ore al giorno per anno solare, eccezion natale-pasqua e ferragosto grosso modo). E non è che, mettiamo, un avvocato in vacanza dismette il suo habitus, la sua forma mentis ( buona e/o cattiva qui non è il caso). Gli altri (fotografi) appaiono fotografi, consumano ma non lo fanno per “mangiare” meniamola così. Vero barriere cadono di giorno in giorno solo che Penelope…
    E sia, ma una volta erano le pecorelle e quelle dell’Intervallo Rai anni Sessanta. Ma perché adesso il “capro” bianco: rituale luciferino senno non si è prof? E poi quella posa dall’alto da ominidecentrico! Efrem ma ce sta a pijà pe’ li cojoni?

    • questo delle 9.33, perdonami Manunzio, mi era sfuggito. finito automaticamente negli spam. non so perché. sta di fatto che lo leggo solo adesso.
      quindi eccolo in piena luce

  15. Io non sono un fotografo con la F maiuscola ma piuttosto di scattare e scattare….: non scatto, non fotografo. Camminando qua e la per le mie vacanze, cercando la minor folla possibile, quanta bulimia fotografica ho visto…..

    • non esistono michele fotografi con la F. esiste solo la Fotografia e le fotografie. se si tende alla prima si seleziona la produzione delle seconde.
      semplice no?

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