HUMAN SPACE – INTERNI mag

Efrem Raimondi - INTERNI mag - All Rights ReservedHuman space, human design: INTERNI magazine adesso in edicola.
Il numero di aprile, quello che ha un elevato peso specifico perché questa rivista
ha la paternità del Fuorisalone.
Forse forse la maternità, essendo una rivista.

Human space, lo spazio dell’uomo…

Ecco, il mio statement stampato in apertura però sottolinea una cosa per me importante. Che è appunto la struttura del percorso:
Un ambiente ridotto a sé stessi non è più un ambiente.
Ma un luogo permanentemente incluso. Mentre è di valichi che abbiamo bisogno.
Traslocare dal perimetro antropocentrico sarebbe già un primo ambiente condiviso.
Quelli successivi vedremo. Forse.

Valichi da valicare. Molto rapidamente.
Piazza della Repubblica, Milano. Lì con fotocamera, quella “vera”; ring flash; lampeggiatore; questa e quella torcia…
Persone addette: una stylist, due assistenti, due “traslocatori” e un fotografo.
Poi a un certo punto mi accorgo che mi serve più immediatezza.
Proprio così: tutto il lavoro è prodotto con uno smartphone.

Efrem Raimondi - INTERNI mag - All Rights ReservedEfrem Raimondi - INTERNI mag - All Rights ReservedThea, Fendi Casa, Luxury Living Group – Pascal by Piero Lissoni per Porro
Nara by Jean-Marie Massaud per Poliform – Adamant by Roberto Lazzeroni per Giorgetti

Stylist Carolina Trabattoni.
Assistenza fotografia Giulia Gibilaro – Giulia Lucchetta.
Staff M8 STUDIOS.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Condividi/Share

37 thoughts on “HUMAN SPACE – INTERNI mag

  1. spero che la mia gaffe vi faccia almeno sorriderer: ho continuato a chiamere Maurizio un tale Roberto che è il vero destinatario della mia replica. Mi scuso infinitamente con l’innocente Maurizio che invece, mi pare di capire, ha apprezzato ciò che ho scritto!
    Ciao MAURIZIO, scusami tanto!

  2. Marco Gustin, responsabile specie e ricerche per la Lipu, la Lega italiana per la protezione degli uccelli, ci parla oggi di un problema che, secondo lui, ““Esiste ed è importante, perciò va governato”. La fame nel mondo? l’emigrazione biblica? l’estinzione della popolazione europea? NO! La difesa degli uccelli, e per risolverlo, ci dice Giustin, bisognerebbe catturare tutti i gatti e metterli in gattili. Diversamente, quale l’alternativa? “Eliminarli fisicamente? Sarebbe un intervento molto radicale – ammette il responsabile della Lipu – Noi crediamo che andrebbero almeno catturati e gestiti. Almeno. Di certo fanno molti danni: se il costo per la natura è così grande qualcosa dovremo pur fare”.
    Per valutare la demenzialità dell’assunto, leggere per credere https://www.agi.it/estero/eliminare_gatti_salvare_uccelli-5309921/news/2019-04-12/
    La notizia mi ha indotto a commentare la sbrigativa risposta qualunquista del signor Maurizio ad un mio intervento su questo blog. L’interrogativo che anche il signor Maurizio si dovrebbe porre è fino a che punto l’intervento dell’uomo si debba spingere nell’esercitare il proprio protezionismo nei confronti dello statu quo o, per tornare al signor Gustin, della salvaguardia di una specie piuttosto che un’altra, tenendo presente che l’uomo obbedisce ad una spinta naturale e genetica, scritta nel suo cervello, che lo induce, sempre e comunque, a cercare di assoggettare e sfruttare a sua egoistico vantaggio l’ambiente in cui vive. Se così non fosse, se avessimo rispettosamente salvaguardato i dinosauri, se avessimo rinunciato al petrolio, al carbone, all’elettricità, alla scissione dell’atomo non avremmo la lavatrice, il microonde, la tac e non avremmo colonizzato la terra.
    Leggo su wikipedia: “La conservazione delle differenze e variazioni individuali favorevoli e la distruzione di quelle nocive sono state da me chiamate “selezione naturale” o “sopravvivenza del più adatto”. Le variazioni che non sono né utili né nocive non saranno influenzate dalla selezione naturale, e rimarranno allo stato di elementi fluttuanti, come si può osservare in certe specie polimorfe, o infine, si fisseranno, per cause dipendenti dalla natura dell’organismo e da quella delle condizioni”. (Charles Darwin, L’origine della specie)
    L’interventismo potrebbe quindi essere più nocivo che utile poichè le singole generazioni non sono in grado di avere la stessa visione a largo raggio che sta scritta nel programma dell’evoluzione o, per chi ci crede, di dio e quindi le buone intenzioni di uno stupido potrebbero fare più danni della cattiveria di un intelligente.

    Si faccia un bel ripasso, signor Maurizio!

  3. Antropocentrismo: allora, se ne vogliamo parlare, ecco qualche briciola sparsa: “L’antropocentrismo è quel sistema metafisico secondo cui una particolare specie, Homo Sapiens, abbia un qualche tipo di relazione privilegiata con gli oggetti del mondo. I suoi due dogmi sono: (a) che sia impossibile uscirne; (b) che lo stesso tentativo di uscirne sia esso stesso antropocentrismo (un antropocentrismo più forte, paradossalmente) ……. Qualsiasi cosa si possa immaginare dell’essere un pipistrello al massimo sapremmo cosa proveremmo noi ad esserlo, e mai cosa prova a essere un pipistrello in quanto pipistrello. L’antropocentrismo, come atmosfera, diventa qualcosa da cui davvero diventa impossibile uscire che è legato ai nostri limiti cognitivi……… Il primo dogma dell’antropocentrismo è tutto costruito sulla sua struttura cognitiva: non posso pensare come se non fossi colui che sta pensando, dunque sono chiuso in me stesso…….. se il tentativo di uscire dall’antropocentrismo è volto a riportare Homo Sapiens a una dimensione narrativa non umano-centrica perché mai dovrebbe operare in tal senso, dato che sarebbe l’unica forma di vita animale a farlo? Il gatto è per caso interessato a uscire dal gatto-centrismo?”
    L’articolo è di un giovane ricercatore dell’università di Torino, Leonardo Caffo, il sito è questo http://www.scienze-ricerche.it/?p=13629
    Per chi ha la voglia di leggere tutto l’articolo, c’è un premio finale, la possibilità di individuare una “via di mezzo tra l’ecologia (da un punto di vista ontologico) e
    l’etologia filosofica.”

  4. Traslocare dal perimetro antropocentrico sarebbe già un primo ambiente condiviso… allora a breve ti attendo nella natura o al suo opposto, in un ambiente antropogenico degradato dall’incuria dell’uomo, sarebbe un bel messaggio per l’ambiente e la sua necessaria salvaguardia, in particolare se la materia prima degli oggetti – soggetto sia ecosostenibile. Bellissima l’idea di rendere ” viva” e vitale la fotografia di articoli statici per loro natura

      • si Efrem, ma appunto ti vedrei bene traslocato nella natura incontaminata, le persone non fanno caso alla città, non la considerano, errando, ambiente, ma una necessità insostituibile pari al guscio del pulcino, e quello che avviene al di fuori, magari in scampagnata, è divertimento, folclore, parco giochi, non l’essenza dell’essere

          • Mah, se intendi la nota della signora Vilma mi asterrei dal commentare, difficile controbattere a chi nega l’evidenza Scientifica di situazioni aberranti della nostra vita in sintonia con l’ambiente

            • infatti l’ho espressa, e insisto pure. Il clima e le sue alterazioni sono fattori evolutivi, consiglio una lettura, “L’impronta originale” di Guido Chelazzi ecologo e presidente del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, che apre scenari impensati relazionando la crisi ambientale e lo scombussolamento dell’ecosistema con la genetica dell’uomo sapiens. Non c’è mai stato un rapporto di amore e sintonia tra lui e il mondo animale e naturale, ma sempre il tentativo di prevaricarli e modificarli a suo piacimento. L’uomo sarebbe quindi contemporaneamente colpevole e vittima, le alterazioni della biosfera hanno radici nella storia genetica del nostro cervello, l’interferenza con gli ecosistemi deriva da una evoluzione del pensiero, manipolare gli ecosistemi è una caratteristica antropologica.
              Chiudo perché vistosamente off topic, grazie dell’ospitalità.

            • perdonami vilma, su questo argomento, come sai, non ti seguo.
              ma la tua presenza qui è per me preziosa.

            • Vedi caro Efrem, capisco e condivido la tua posizione, si deve sempre lasciare parola a tutti, ma alla fine è necessario tirare una riga e dare il benservito a chi nega che la terra sia un ellissoide -perché tonda non è- La cosa che sarebbe importante, è che venissero portarte prove alle proprie affermazioni, perché non sempre si è al bar.

    • Il degrado dell’ambiente per l’incuria dell’uomo, la tanto abusta ecosostenibilità è un tema soprattutto politico che molti hanno cavalcato per scopi prima di tutto politici. Il degrado, che definirei più genericamente adattamento, è un prezzo che dobbiamo inevitabilmente pagare per il solo fatto di trovarci casualmente su un sasso con un nucleo di magma incandescente che periodicamente erutta dalla superficie immettendo in atmosfera quintali di anidride fosforosa e vari gas serra di forte tossicità, oscurando con le ceneri i raggi solari decretando la fine di molte speci animali e vegetali, che è stato più volte intercettato da asteroidi che ne hanno cambiato persino l’asse di rotazione, che ruota su sé stesso alla velocità di 1700 km/ora (come essere in una centrifuga), del quale abbiamo conoscenze molto esigue essendo ogni nostra ispezione conoscitiva circoscritta nei limiti dell’elettromagnetismo e delle sue leggi.
      Mentre ci lamentiamo per gli abeti abbattuti dalla tempesta in Val di Fiemme dimentichiamo che il carbone, sostanza fortemente inquinante, ha reso possibile una rivoluzione industriale che ha cambiato la storia dell’uomo grazie alle catastrofi che in passato hanno distrutto intere foreste, l’estinzione di massa del Cretaceo (65 milioni di anni fa) ha prodotto la fine dei dinosauri lasciando spazio a speci con fabbisogno alimentare inferiore più adatte alla sopravvivenza in un ambiente meno ricco di cibo … non mi dilungo oltre per non annoiare chi legge e per non avere io stessa le conoscenze necessarie.
      Ma, davanti a tutto ciò, possiamo pensare davvero che le nostre bombolette spray possano distruggere il pianeta? Che la plastica desertificherà i nostri mari e non attuerà invece una selezione per fare spazio a nuove speci “plastica-resistenti”:).
      L’evoluzione ha i suoi tempi, improvvisa, sceglie, adatta, trasforma la crisi in valore, tutti i disastri hanno prodotto salti evolutivi privilegiando la sopravvivenza dei più adatti (non necessariamente i migliori in assoluto), l’imprevisto è il motore dell’evoluzione, se tutto si fosse preservato inalterato avremmo ancora i dinosauri sotto casa, sai che problema per la sicurezza!

        • Grazie Maurizio, anche se vado spesso fuori tema e certe volte la fotografia non c’entra niente mi piace sempre constatare quanto possano allargarsi gli argomenti rispetto allo spunto iniziale, l’uomo è una ‘esseità’ complessa che non va contenuta in categorie ristrette, è fotografo ma anche filosofo, artista, scienziato, ricercatore…..
          ps: mi sono già scusata in un altro messaggio per aver confuso il tuo nome con un altro, spero tu mi legga e mi perdoni.

  5. Infatti mi sono chiesta come hai fatto, essendo passata proprio ieri in piazza della repubblica con un traffico in delirio.
    E avete eroicamente rischiato l’investimento……
    Sicuramente molto divertente, almeno per i passanti!

    • solo una questione di metodo. passanti intimoriti restavano al palo, alias il semaforo. noi in mezzo. ma c’è stata una cerrta indulgenza anche da parte degli automobilisti. almeno la fila di quelli alle mie spalle

  6. Ma sai, forse diciamo la stessa cosa partendo da punti diversi…. Il discorso sull’antropocentrico è complesso, banalmente, però, la voglia o la possibilità di uscirne vorrebbe dire il superamento della nostra stessa ‘coscienza’, intesa come il luogo (mentale) in cui prendiamo ‘consapevolezza’ della realtà e delle nostre stesse esperienze. Senza questa consapevolezza nessuno sarebbe in grado di fare una fotografia (o qualcosa d’altro).
    Le strisce pedonali sono un vero tocco da artista, danno direzionalità ad uno spazio che, senza di loro, sarebbe dispersivo e indifferenziato, uno spazio ‘all over’ disgregato e anonimo. Le strisce tengono insieme il racconto, definiscono il percorso anche in termini temporali, non il prima e il dopo, ma il ‘durante’.

    • sull’antropocentrismo, che sia complesso concordo. comunque mi sembra che i fatti del pianeta procedano indipendenti dal nostro sentire.

      questione strisce pedonali: in realtà piazza della repubblica è sostanzialmente un crocevia. decisamente quadrato. e allora ho pensato di percorrerlo questo quadrato.
      in effetti l’impaginato non segue la cronologia fotografica. però chi lo nota? quindi…
      è stato molto divertente cronometrare i tempi semaforici: in sostanza in mezzo alle strisce avevamo una decina di secondi a disposizione per avere il crocevia totalmente ferma. tranne in una immagine che proprio non era possibile. almeno dalle 15.06 alle 17.24, cioè il tempo che abbiamo usato.

  7. Bellissimo reportage (anche se non ti piacciono le classificazioni) sull’importanza del ‘punto di vista’, dell’angolazione da cui si guarda la realtà, della prospettiva che si sceglie per diventarne spettatori, o interpreti, o testimoni, o narratori.
    Un bel ‘racconto’ e un bel percorso per attraversarlo.
    Rigorosamente sulle strisce pedonali.

  8. “C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza…” Belle le foto, bello il concetto! Complimenti!

  9. Ecco il Lavoro a cui pensavo, ne avevi accennato nella chiaccherata alla bottega , Grande Efrem la fermezza con cui ti imponi, la tua cultura convince.Ciao Max

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *