Johan Cruijff il visionario

Johan Cruijff - Efrem Raimondi Blog

 

Johan Cruijff…
Ma questo è un blog di fotografia!
Però è il mio…
E al centro ci sono due cose: la visione e il linguaggio.
La visione ha direttamente a che fare col fatto di essere visionari, di andare cioè oltre il visibile.
Che prende però forma.
Attraverso il linguaggio che ti appartiene.
Espresso concretamente nell’ambito che più ti riguarda.
Non importa quale sia il medium: il linguaggio, quello assoluto e che se ne fotte delle convenzioni, è riconoscibile ovunque.

Johan Cruyff è il calciatore che più ho amato proprio per questo.
Non è stato semplicemente un divino interprete – secondo solo a Maradona nella mia personale classifica – ma un rivoluzionario.
Uno che ha preso il football così com’era e l’ha sconvolto proiettandolo in un futuro che era inimmaginabile.
E che ci troviamo ancora tra i piedi.
In questo, nessuno come lui. Mai.

Ero poco più che bambino quando lo vidi la prima volta.
1971: non si sapeva neanche che in Olanda giocassero a calcio…
E viene fuori questa meraviglia di Ajax.
E un attimo dopo la nazionale olandese con quell’arancio che vedevi anche in bianco nero.
Il mio sguardo è cambiato.
Lì mi è stato chiaro che si può vivere di utopia.
Che è un bene prezioso se intendi usare il linguaggio.
E non importa se perdi.
Perché mentre l’Ajax ha vinto tutto, è incredibile che quella nazionale, la più grande che ci sia mai stata, non abbia vinto niente.
Sempre seconda.
E chi se ne frega.
Perché ha cambiato lo sguardo.
E ciò che sei in grado di percepire e restituire, se riesci, ha un peso specifico enormemente più elevato delle medaglie che ti vengono attribuite. E che sfoggi tutte in fila sul petto.
Le medaglie non mi ammutoliscono.
Il linguaggio sì. La visione che sai restituire, sì.

Johan Cruijff ha ammutolito tutti.
Un artista che ha usato il pallone per esprimere la sua visione del mondo. Che era un altro.
E tutto nasce da una sua considerazione semplice, quella che ha sconvolto tutto:
È dimostrato statisticamente che in una partita di novanta minuti ciascun giocatore, in realtà, ha la palla tra i piedi per 3 minuti, in media. Quindi la cosa più importante è cosa fai durante gli 87 minuti in cui non hai la palla tra i piedi?
Domanda semplice dalla risposta complessa.
Uguale in fotografia.
Ciò che mostri è il prodotto di un altro tempo.
Nel quale converge la visione che hai del mondo.
Vale per tutto se vuoi dire qualcosa.

Trovo inaccettabile che se ne sia andato.
E provo un dolore vero. Per questo son qui a dirlo.
Devo tantissimo a Cruijff, perché mi ha regalato gioia.
Quella vera. Quella che non sai neanche trovare le parole.
Solo immagini.
Indelebili.
Che per me sono tutto.

Non posso mettere il credit alla fotografia… cercato ma non recuperato l’autore.
La trovo bellissima.

Johan Cruijff, tutto il calcio del mondo.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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30 thoughts on “Johan Cruijff il visionario

  1. Vanessa ti avevo perso! poi però ti ho ritrovata. ed è ciò che conta.
    sono io che ti ringrazio per la tua cortesia e le tue parole.
    immagino che non sapessi chi fosse. adesso lo sai: un visionario straordinario coi piedi di un dio

  2. Per molto tempo si, fin da infante.
    Non ricordo mio padre quando giocava – nel suo piccolo. Ma benissimo come allenatore – nel suo piccolo sempre – lo chiamavano il Tedesco. – lo seguivo ai campi sportivi. Mi piaceva guardare e guardarlo.
    Sognavo di giocare in porta da bambina. Il più grande portiere “femmina” mai visto!
    E di sposare Maldini (Paolo).

    …che finaccia che ho fatto invece :))

    Ad oggi mi piace di più il rugby.

  3. Sono del ’79 :)
    vederlo giocare come lo hai visto tu non mi era proprio possibile.
    Posso solo ascoltare i racconti e guardare quel che è recuperabile in rete. E ascoltare ancora i racconti.
    La mia “comprensione” – e visione anche, resta sfilacciata.
    Però alcuni filamenti delle cose che hai scritto io riesco a sentirli.

  4. Questo è concretamente avere una visione del mondo. Il tuo blog è splendido e perciò ti ringrazio. Con affetto, Riccardo

  5. Condiviso. Bellissimo..per chiarezza e passione che ci senti dentro. Densa quest’ultima che ci puoi correre sopra ..
    Poi l’Olanda…terra di chi il linguaggio e la visione sa bene che significano..la terra di Bento Spinoza , di chi ha arretrato il mare per vivere più in là ..

    • come dicevo paolo, se senti davvero una cosa non è difficile comunicarla. io uso la fotografia… però cruijff non l’ho mai fotografato. e mi dispiace moltissimo.
      non perché una tacca in più, ma perché proprio lui

  6. Non seguo il calcio, non lo capisco, non mi prende, non conosco i calciatori, ma di lui sì, ne avevo sentito parlare. Mi piace come parli di questa forza interiore -splendente – che ti spinge in avanti e che si proietta sulle cose del mondo, del desiderio di metterci mano e di dire la tua.
    Se si è fortunati non si perde (o poco ) mentre gli anni passano.

    • non si perde nulla Gabriella. semmai si affina. senza presunzione, ci provo. anche perché non posso rimanere estraneo alle cose che mi riguardano davvero.
      poi riguardo a cruijff, viene prima di tutto: per me è stato un maestro della visione. che ha reso tangibile

  7. Beh… A costo di essere banale… ogni volta che ti leggo la prima parole che emerge è Grazie!
    (Eppure sono una gran cacaca..i di solito!)

    Per spiegare il perché ci vorrebbe un trattato… È tardi…

    Linguaggio.
    Percezione.
    Filtro.
    Segno.
    Sintesi e conferma.
    Emozioni.
    Immagini.

    …. E prenditeli così, insieme al grazie.

    Efrem sí, la foto è bellissima.

    Io non sapevo neppure chi fosse prima che tutti ne parlassero e credo sia quello il metodo per sconfiggere la morte: credere in un’utopia fino a realizzarla… E lasciare immagini… Tracce… Vie…

    • Vanessa grazie… grazie a te.
      succede spesso che la morte renda belli. e popolari. poi passa.
      qui no… qui siamo davvero tra gli immortali. ma questo sarebbe stato niente per me se non mi riguardava. invece mi riguarda eccome: ecco spiegato.

  8. Mio papà ama moltissimissimo il calcio, soprattutto un certo tipo di calcio. Che rimpiange. E mi ha sempre raccontato molto. Ed ha amato Cruijff come si ama un coetaneo che segue il proprio sogno e lo realizza e lo realizza rivoluzionando.
    Dopo aver letto il tuo articolo l’ho chiamato per rispolverare i suoi racconti e sono andata a vedere cose su youtube
    Mi sono piaciuti questi due estratti, che forse hai visto.

    https://m.youtube.com/watch?v=KdR61Ne0Umw

    https://m.youtube.com/watch?v=Qs4iMbkTask

    Per questo poi ho sentito di lasciare una mia riflessione a riguardo.

    • mi incuriosiva molto la questione, iara.
      visto il primo. il “film” di ciotti. su cruijff bisognerebbe fare qualcosa d’altro; qualcosa di più. non so bene neanche…

  9. concordo pienamente con il passaggio “…si può vivere di utopia” per uno che, come me, spesso si trova a sognare ad occhi aperti.
    piu che linguaggio, adesso il mio é caos, positivo però, devo metabolizzare molte cose apprese di recente, positive, ma che vanno gestite

  10. Non è detto che i fatti poi diano ragione – si, è vero.

    “…quel calcio, quei calciatori erano un’altra roba, perché davvero lo sguardo era rivolto al cielo”
    Quel senso che tu hai messo in queste parole e in questo tuo articolo.

    È – secondo me – un conforto più più più.
    Da aspirare, per chi non ce l’ha.
    Perchè allora, poi, forse, che importa, se importa, della ragione dei fatti.
    dopo tutto.

  11. È davvero bello credere nel proprio sguardo, usarlo per vedere l’impossibile. Meglio di qualunque medaglia. Riuscire ad usarlo è come vincere ogni volta, ogni giorno. Si…

  12. Giå.Lui che faceva diventare protagonisti anche i propri compagni di squadra che non erano mica al suo livello. Lui, con i suoi dribbling, i colpetti di tacco che non erano fini a se stessi,ma erano colpi di genio che servivano per giungere sempre alla finalizzazione vincente.Lui che,nonostante non fosse un Golia, spaccava le difese in quattro di tutto il mondo.uno che conosceva benissimo le regole e per questo,poi,faceva come gli pareva.Memorabile un suo famoso calcio di rigore, roba che avrebbe fatto imbestialire tutti quelli che facevano finta di sapere di calcio.Come oggi, del resto…e così anche nella fotografia….

  13. Uno pensa: il terrorismo, Eco, Poli, la fame nel mondo, il degrado socio-politico, etc, e stiamo a parlare di Crujff.
    Ebbene, a modesto parer mio, hai centrato perfettamente la questione, lui,come altri (pochi purtroppo), incarna la Rivoluzione.
    Lasciamo perdere la bellezza che ha portato nel gioco del calcio (gioco bellissimo in mano a trogloditi, specchio micro del macro, del resto), anche io ho ricordi lontanissimi ma vividi, anche io sono sempre stato innamorato di lui, per me il n° 1, trasportiamolo nella visione globale del mondo (pardon, effetto Pampero) e diventa un volano, come altri, potente per chi abitualmente risiede oltre il naso.
    Il problema è sempre il solito, il dito, la luna, l’uovo, la gallina, gli schiavi, la gentaglia e basta così.
    Buona Pasqua, nel caso, Efrem.

    • Paolo sì, il problema è sempre il solito. e quel calcio, quei calciatori, erano un’altra roba perché davvero lo sguardo era rivolto al cielo

  14. Che meraviglia! Avendo visto i tuoi stessi Caroselli , mi hai fatto rivivere gli entusiasmi calcistici giovanili, poi però persi per sempre. Perfetto il paragone dei 3 minuti su 90 con il 1/125 fotografico o quel che è . Tutto si concentra li.: quello che hai da dire e come lo dici. Questo attimo è la sintesi estrema di te stesso , raccoglie una vita di vissuto, di allenamenti, di incertezze, dubbi, talento . Palo , traversa, gol .

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