McCurry photostory…

Non trovo le parole che mi mettano al riparo da una denuncia…
Non trovo le parole pubbliche.
Quelle private le ho trovate istantaneamente dopo aver visto il calendario Lavazza 2015.
Firmato da Steve McCurry…
GUARDA LA PHOTOSTORY… E IO L’HO GUARDATA!
Come posso urlare che l’ho guardata?

Schermata 2014-10-24 a 23.51.35

BIM BUM BAM: parlo o non parlo?
Mettiamola così: imbarazzante.
E l’imbarazzo diventa nausea: non un solo operatore culturale, non un solo giornalista, non un critico o un didatta… non ho trovato nessuno che abbia proferito neanche una minima riserva, uno starnuto, su tutta questa operazione che, mi sembra evidente, riguarda anche la Super Mostra Oltre lo sguardo, 30 ottobre – 6 aprile, Villa Reale di Monza, € 13,50…

Qualcuno ci sarà, immagino e spero, ma io non l’ho trovato.
Mea culpa.
O forse è troppo presto. Che certe icone hanno bisogno di sedimentare bene prima che qualcuno di autorevole si esprima. Mica che poi si fa la fine di Modigliani e le sue teste annegate. Che poi scopri che McCurry non esiste.
O forse…
C’è una regola non scritta, ma è come un tattoo inciso nel cervello: non si sparla del lavoro di un collega… non si sparla del lavoro di un fotografo universalmente grande… non si sparla del potere.
Non si sparla della fama: o la si sostiene o si tace.
E infatti io non ne sparlo.
Però non balbetto e con chiarezza dico: ma porca puttana!
L’onestà intellettuale dev’essere un patrimonio inalienabile per chi con l’intelletto lavora.
E giustamente, per questo, guadagna.
Passi un fotografo, che noi siamo privi di patente critica… noi si fa foto, una roba che chiunque è in grado di fare. Già.
Non quelle di McCurry naturalmente. Già.
E sarei stato tranquillamente al mio posto anch’io, tanto sono parole al vento.
Parole senza peso specifico.
Sono fotografo: sai che cazzo me ne faccio delle parole?
Quelle pubbliche no, ma quelle private te le tiro addosso.
Quelle pubbliche le farcisco di eufemismo. A tutela.
Si può essere indignati?
Dal comunicato stampa della mostra:

1 – In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze ed emozioni. Per questo non è solo uno dei più grandi maestri della fotografia del nostro tempo, ma è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”.
E probabilmente è così. Infatti si vedono una cifra di epigoni. Questo nei social network e compagnia bella, perché sui magazine o in qualsiasi altro luogo, concorsi a parte, se non sei l’originale certificato, malgrado la disperazione trovano le risorse per riderti in faccia.

2 – Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te.
Non so se la traduzione è fedele, ma è attribuita allo stesso McCurry.

3 – … una nuova mostra, per presentare il suo lavoro in una nuova  prospettiva, che, a partire dai suoi inimitabili ritratti, si spinge “oltre lo sguardo”, alla ricerca di una dimensione quasi metafisica dello spazio e dell’umanità che lo attraversa o lo sospende con la sua assenza. Oltre le porte e le finestre, oltre le cortine e le sbarre, oltre il dolore e la paura.

Poi c’è: il filo rosso delle sue passioni, la sua voglia di condividere, le sue ”massime”.
E io al minimo…

Una fonte inesauribile questo comunicato. Con qualche virgolettato di troppo. Che in realtà mi suona come una presa di distanza:
http://www.arte.it/calendario-arte/milano/mostra-steve-mccurry-oltre-lo-sguardo-10986

Oltre a questo io non ho trovato niente.
O forse…
Mi viene il sospetto che si taccia perché magari sì, non si sparla eccetera, che insomma è innegabile il successone planetario, ma proprio non si riesce a stracciarsi le vesti e sferzare l’etere di entusiasmo. Più terra a terra, manco la fibra ottica. Della carta non ne parliamo, che quella come noto, canta. E spesso resta.
Già.
Così allora passo e chiudo: mi sembra una fotografia commerciale di grande fortuna.
Una lingua volgare.
Una fotografia da carrozzeria.
Vado avanti coi miei gattini e i miei tramonti.
Ogni tanto un fiorellino.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

34 thoughts on “McCurry photostory…

  1. Io lo vedo come un Gigi D’Alessio che ha sempre provato a cantare in italiano, con un discreto successo popolare, e poi lo invitano ad esibirsi (a suon di dollari) ad un Festival Neomelodico dove sfoga tutta la sua vena uaglioncella mascherata da un finto italiano.

  2. Sono in ritardo e, da buon ultimo, mi metto in coda. E’ stato scritto tutto il possibile, anche nei commenti. Non ho nulla da aggiungere, tranne che operazioni di questa sorta – a me è stato dato di visitare “Sensational Umbria”, la scorsa primavera a Perugia – sono il frutto di quella radiosa idiozia che pervade le stanze dei Palazzi. Se la Coca Cola ti fa ruttare, il buon Mc Curry ti fa …are. E fu così che vivemmo tutti infelici e scontenti. Amen.

  3. @Vilma ti ringrazio per aver citato quella frase. Dunque: “L’ispirazione è proteggere e preservare presidi alimentari come l’Africa. Veniamo da posti diversi, con differenze enormi, ma condividiamo la stessa umanità”. Non so quanto c’entri una pessima traduzione (l’ennesima); di certo, si tratta di una frase sciatta e volgare, che puzza di cattiva coscienza lontano un miglio. Il pensiero non si corregge con photoshop, e se impari male la lezioncina, le paroline ti escono male. A confronto, le dichiarazioni post-partita di un qualsiasi calciatore di Serie A suonano più rispettose.

  4. Marco@Efrem
    trash photography, trash architetture, trash art…….. “”In assenza di valori forti, non rimane che mettere in mostra la volgarità del quotidiano: in questa frase può essere riassunto il “trash” come fenomeno culturale” dichiara Giulio Ferroni.
    Trash è rinuncia ad ogni intervento di tipo critico, è esibizionismo, nichilismo, rifiuto di ciò che sia impegnativo, complicato, cervellotico, adattamento ad una società in condizione sub-culturale che dà consenso a tutto perché anestetizzata nel giudizio da un eccesso di informazioni che l’ha abituata a tutto.
    Ci sta anche che un artista cavalchi l’onda di questa rivisitazione del contenuto delle pattumiere, degli scarti e dei rifiuti nella quale l’oggetto artistico risulta simulato e snaturato in una imitazione di scadente qualità e cattivo gusto di ciò che la cultura conformista chiama arte, ma resta del tutto misterioso perché McCurry abbia voluto sperimentare questa via e se lo abbia fatto consapevolmente ed intenzionalmente.
    Forse sarebbe più opportuno parlare di kitsch photography, una nuova estetica per interpretare le contraddizioni, le dissonanze e le lacerazioni della nostra epoca, una cultura non teorizzabile, senza canoni né riferimenti come la società in cui viviamo, per piacere ‘planetariamente’ e costituire il denominatore comune di fenomeni distanti e diversificati altrimenti non decifrabili, forse per esprimere una ricerca di nuova identità, una chiave di lettura del mondo di oggi, una nuova avanguardia aperta agli apporti del mondo globale.
    Remo Bodei definisce il kitsch “qualche cosa che non produce più nessuna emozione estetica, perché semplicemente asseconda, liscia tutti pregiudizi e tutte le forme percettive ormai consunte…..” e questa mi sembra la definizione più adatta alle foto del calendario, una sorta di involuzione linguistica per un fotografo che ha esaurito tutte ‘le forme percettive’ del suo vocabolario e vuole/ritiene di reinventarsi con questa operazione che immerge “il tutto in un calderone visivo più facilmente digeribile”.
    Una frase di McCurry, vuotamente demagogica, “L’ispirazione è proteggere e preservare presidi alimentari come l’Africa. Veniamo da posti diversi, con differenze enormi, ma condividiamo la stessa umanità”, ben sintetizza questa sua ultima fatica alla ricerca dell’aria fritta .

  5. Opinione personale. L’unica cosa che si può dire è che questa operazione è veramente brutta, come lo sono le foto. Che mi sembra sia quello che Efrem voglia sottolineare. Sono foto non all’altezza della sua storia fotografica, perché piaccia o meno McCurry ha rappresentato un modo di fare fotografia, che oggi possiamo anche mettere in discussione, ma che in ogni caso lui ha costruito (e come spesso accade per un fotografo con decenni di carriera alle spalle è più sfaccettata di quello che appare), sono foto post prodotte in modo imbarazzante al punto da renderle finte, come alcuni hanno già detto, da renderle immagini che rincorrono altre immagini. E probabilmente sta qui il senso dell’operazione, a mio parere discutibile proprio per questo, togliere una sorta di specifico fotografico per immergere il tutto in un calderone visivo più facilmente digeribile. E forse questo è il segno dei tempi. Forse.
    Marco

  6. Rivoltante, tutto. Pensavo di essere l’unica a trovare questo accostamento Lavazza/McCurry/Testino/Slow food una rivoltante operazione di marketing. 1000 calendari “per aiutare” i 10,000 orti di Slow Food. I presidi di Slow Food in Africa. Per l’Africa. Per gli africani. Santo cielo! Lavazza! Quanto raccogli con 1000 calendari e quanto è costato tutto quanto?

    • @francesca – quando sono i numeri, sbandierati come trofeo mediatico, a essere usati per ammutolire, se non si reagisce si rischia di essere davvero muti. e soli. la mia preoccupazione maggiore non è la questione commerciale, in sé non mi scandalizza. sono le carte mischiate. e lo spaccio IDEOLOGICO: questa è una fotografia passepartout. necessariamente vuota. ma spalanca gli occhioni.

  7. Caro Efrem, un applauso per questo post: è liberatorio. Proprio ieri leggevo queste parole di Antione d’Agata: «Oggi, in fotografia, si tratta sostanzialmente di rimettere ordine nel reale. La lezione dei maestri è stata digerita, e ognuno fa diligentemente la propria parte. L’intelligenza e la comunicazione annientano la nostra capacità di vivere. Rivoltanti sono la vacuità e la vanità dei fotografi che si rendono complici di questo stato delle cose, perdendosi in giochi visivi inoffensivi.»
    http://blog.alessandromallamaci.it/antoine-dagata-d-agata-positions-avarie-magnum/
    Mi chiedo come i due possano convivere dentro la Magnum (se non sbaglio).
    Quanto ai gattini e i paesaggi, capisco quanto oggi sia necessario, se non una urgenza, lavorare sul linguaggio.

    • @Giancarlo – grazie per il link! quanto a gatti e paesaggio, ci credo davvero… fotografo entrambi. e mi piace: come dici, è solo questione di linguaggio. quindi è proprio il COME che fa la differenza. il cosa è un pretesto

  8. si Efren, hai ragione, forse ho scritto un po’ di getto e non è del tutto chiaro: non gli rimprovero questo, anzi, quella è la parte migliore della sua carriera; mccurry non mi piace più dal momento in cui si dedica quasi completamente alla fotografia commerciale, a mio avviso senza alcun ritegno, come se dovesse raggranellare tutto quel che può in tempo breve, tanto da saturare il mercato con le sue immagini, soprattutto devo dire in Italia, dove l’estetica fotografica non è molto sviluppata e piacciono le cose semplici.

  9. Non posso fare a meno di condividere ciò che dici, ma mi spingerei anche un po’ più in là: oggi mccurry ha proprio rotto. Prima di spiegare il perché vorrei però fare un passo indietro: quando negli anni novanta entrò nel’afghanistan occupata dai russi vestito da pellegrino e ne uscì con le kodachrome cucite nei vestiti, e pubblicò le sue foto su national geographic, fu acclamato come un grande reporter, nonostante il suo approccio al reportage sia sempre stato del tipo “posato” e quindi un o’ distante dai canoni dell’etica giornalistica. Ciò gli veniva perdonato perché aveva una capacità incredibile per i tempi di usare la luce e soprattutto il colore; le sue foto, pur scattate in diapostitiva, sembravano saltare fuori dalle pagine del magazine, quasi 3-D. Mccurry però era dappertutto: era in afghanistan durante la guerra sia coi russi sia con gli americani; era in kuwait durante la guerra del golfo, era a beirut, in cambogia, nell’ex jugoslavia, in tibet, c’era prsino l11 settembre 2001 a new york. E fotografava bene. E questo ha fatto di lui un grande, l’unico fotografo realmente mainstream vivente a parte salgado. La sua profuga afghana è tra le foto più pubblicate al mondo. Ma oggi? Oggi McCurry ha una certa età si sta giocando le sue ultime carte, e se le sta giocando molto bene. Siccome le sue foto Le sue foto sono comprensibili da tutti, piacciono a tutti, vanno bene per qulsiasi scopo. Sono foto facili, che piacciono alla gente, e vanno bene per pubblicizare la regione umbria (disposta a cacciare 300 mila dei nostri soldi per averle), la lavazza, il calendario pirelli o qualsiasi altra cosa. Oggi McCurry è diventato un fotografo commerciale, non è pi un fotoreporter. Forse non lo è mai stato al 100%, ma sicuramente non è uno stupido, e negli ultimi sgoccioli della sua carriera sta capitalizzando tutto ciò che può; alle aziende non pare vero e ne sfruttano la popolarità a suon di milioni, ma il risultato è che le sue foto sono dappertutto, e che come Belém McCurry diventa stucchevole, e ci fa nauseare con quei colori accesi e quegli occhioni imploranti. Perché nessuno ne parla male? Provate a pensare ai poteri forti che ci sono dietro, che nessuno vuole farsi nemico, almeno nel mondo della fotografia: national geographic, pirelli, slow food, lavazza…

  10. …. e quello che stupisce è che, almeno in rete, non c’è una, dico una sola, critica che non sia non dico negativa, ma nemmeno dubitativa, che avanzi qualche riserva, evidenzi qualche leggero inciampo, un forse, un magari……
    “Mi viene il sospetto che si taccia perché magari sì, non si sparla eccetera, che insomma è innegabile il successone planetario”, sì, ma perché?

  11. parafrasando l’indimeticabile beppe viola:
    quelli che i soldi non sono tutto nella vita.
    quelli che non lo farebbero per tutto l’oro del mondo
    quelli che se rinascono fanno gli fotografi
    quelli diversi dagli altri
    quelli che sono bravi, però fondamentalmente
    quelli che questa è roba per turisti
    quelli che l’hanno capito anche se non l’hanno detto subito
    quelli che l’hanno sempre detto
    quelli che dicono che bisogna andare a fotografare in Sud America (o in India o in Cina)
    quelli che credono anche in Dio
    quelli che c’erano
    quelli che hanno una missione da compiere
    
quelli che sono onesti fino a un certo punto
    quelli che fanno un mestiere come un altro
    quelli che è per principio, non per i soldi

    e per finire, anche se non c’entra niente ma mi piace troppo:
    quelli che quando perde l’Inter dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli (quattro, due meridionali)

    ps: già in tempi non sospetti ho espresso il mio giudizio su Steve McCurry e sulla sua ‘stucchevolezza’ (che fa il paio con al scioglievolezza della lindt)

  12. Efrem riesci a interpretare cose che a volte non ti senti in grado di capire.
    O ti sembra di essere dalla parte sbagliata.

  13. La parola chiave è “disonesto”. È un lavoro di una disonestà rivoltante. Ti dico solo questo: hanno disgustato mia moglie, che è profana. Il resto lo hai già detto benissimo tu. Aggiungo ai tuoi tramonti e gattini qualche foto dei binari del treno e rilancio ;)

  14. Efrem sta tutto in queste parole “una fotografia commerciale di grande fortuna”… All’insegna del politically correct, aggiungo io, che fa tanto figo.
    Ciò detto, aggiungo anche che io apprezzo molto, nel loro genere, le immagini di Mc Curry degli anni 80/90. Non è Salgado, è Mc Curry. Non è Raimondi, è Mc Curry. Uno stile che a volte intravedi ancora, anche se raramente. La Mccurrizazzione della fotografia di viaggio da parte di chi segue riviste come il National, non è tanto un problema del National o di Mc Curry (il National, per inciso, pubblica anche un certo Alex Webb) è un problema degli epigoni. Poi, se vogliamo parlare di queste foto, le trovo molto brutte e molto distanti da altri lavori suoi e l’operazione commerciale Slow food/ Armando Testa/ Lavazza è ipocrita e fa pena…ma qui dovremmo anche parlare di Slow food ed il discorso diventerebbe lungo assai. Stammi bene e buona domenica….e avanti coi gattini..:)

    • @Roberto – “non è raimondi, è mccurry” saranno in diversi a ricordarmelo dopo questo post :))))))
      è vero che spesso gli epigoni sono una parte del problema… però a parità di epigonitudine ce n’è altra che non mi dà alcun fastidio. e che comprendo.
      buona domenica anche a te. quanto ai gatti, contaci ;)

  15. Io sono nessuno, quindi è chiaro che la mia opinione non ha peso alcuno.Ho avuto modo di visitare la mostra di McCurry qui a Genova.Da allora ho giurato che mai più prenderò un’audioguida.”L’autore stesso commenta le sue foto”…ero felice di poter ascoltare, sebbene in traduzione, le parole di un Maestro.
    Ti dico solo che il suo commento (voglio ancora sperare che ci fossero errori nella traduzione) su come è stata scattata la foto del Taji Mahal mi ha fatto cadere le braccia.Dunque, premesso, sono parole sue, che “tutti fotografano il Taji Mahal e lui voleva fare qualcosa di diverso” (beato lui che ha tempo e soldi per stare ore ad aspettare la foto giusta)…venirmi a dire che l’indiano immerso nella fontana col bellissimo riflesso del Taji è il suo autista del taxi che, miracolosamente, ha perso proprio lì la chiave dell’auto e si è messo a cercarla…
    Poi ti faccio una premessa doverosa: io sono ipoacusica per i toni molto acuti, per cui, oltre a leggere il labiale, sono sempre molto attenta al non verbale.Voglio dire che ho potuto “gustare” con gli occhi il “documentario” sulla ricerca della ragazzina afghana, ormai donna e madre di famiglia.Sembrava di essere a “C’è posta per te”.Due cose erano belle: l’averlo proiettato sulla sabbia (bellissimi gli effetti di luce, il brillio sulle immagini) ma soprattutto lo sguardo fiero di quella donna, mentre gli incaricati della ricerca (han scomodato persino l’FBI) indicavano i suoi occhi, i tratti del volto (praticamente le posavano quasi le mani sulla faccia)…con gesti freddi, come se fosse stata un animale in mostra..e poi lei ha detto che era rimasta povera come prima.
    Sul calendario Lavazza solo una parola.Che la gente si andasse a vedere tutti i calendari (c’è una pagina apposita sul solo sito) e vedrà come nel tempo è scaduta la qualità delle foto (mi riferisco non alla qualità tecnica, ovviamente, quella è sempre più stratosferica).Altra cosa sono i calendari dal ’93 al 2001 compreso.
    Una vera chicca poi sono non tanto i backstages (io avevo visto quello del 2012), quanto tutte le persone che ci vogliono per fare delle foto come quelle: il fotografo non fa nemmeno la post produzione di persona, scusate, capisco che quando uno ha tanti impegni…ma sicuramente la mia idea di fotografia è anomala.
    Efrem, ti seguo sempre silenziosamente, ma su McCurry non sono riuscita a stare lontana dalla tastiera, scusami.
    Un’ultima cosa: quasi contemporaneamente, a Genova, e a pochi metri di distanza, c’era la mostra, quella sì stupenda, di Fosco Maraini…oh, pur essendo gratis, pochissime persone, il “codone” tutto per Mc Curry.
    Prendi le mie parole per quello che valgono: opinioni di una casalinga di Genova.Buon lavoro.

    • @Riyueren – non dubito che la mostra di fosco maraini fosse deserta… mi spiace solo essermela persa. e il fatto di non essere a genova non è un’attenuante: da milano è una fiondata.
      trovo molto divertente il tuo report sull’altra mostra. grazie davvero.

  16. Bravo, Efrem. Del tutto d’accordo. E aggiungo: ma perché il calendario la Lavazza non lo ha affidato, per esempio, al fotografo del Mali Malick Sidibé? Forse avrebbe avuto mooooolto più senso.

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