Portfolio – Lettura – PSPF

Portfolio. E lettura.
Chi pensa che il portfolio non serva, si sbaglia.
Un errore indotto dalla confusione, dall’ignoranza, dalla malafede e dal fatto che in genere chi lo sostiene non ne ha bisogno, quindi spaccia convenienze relative per verità assolute.

Il portfolio non è altro che uno strumento di lavoro.
E ha caratteristiche proprie.

Costruito per la presentazione di un singolo percorso, che diffusamente viene denominato progetto – mi viene sempre il prurito tanto è inflazionato il termine – è una cosa.
Se invece il percorso sei tu, quindi si presume una realtà più complessa che col circostante e la sua rappresentazione si relaziona trasversalmente, la questione è altra.

Entrambi i portfolii devono essere in grado di esprimersi in tua vece.

Lettura: serve eccome! Solo dipende dal lettore e dal suo grado di alfabetizzazione.
Nonché la mira che ti riguarda, cioè dove vuoi andare a parare: a cosa ti serve far leggere il tuo portfolio? Quale lo scopo?
Che destinazione ti prefiggi?

Personalmente mi fiderei solo di alcuni e non di altri…
Il distinguo, piaccia o no, lo fa il curriculum.
E qui si apre un capitolo ampio che evito.

Comunque per chi ha voglia, sfogliando il blog, di roba ne trova.

Quando Antonello Turchetti e io ne abbiamo parlato, si è convenuto che un tempo idoneo fosse di quaranta minuti.
C’è chi legge meravigliosamente in venti, io no.

In linea di massima potrebbero bastarne cinque di minuti, che è lo standard quando non c’è alcuna necessità dialettica.
Cioè quando si tratta di decidere se dare un assignment o no.

Quindi un altro spazio, che è quello al quale bisognerebbe aspirare.
Ma non è questo il luogo: qui al PSPF, la dialettica è propedeutica.
A cosa, lo scopriremo insieme.

Tre lettrici: Sara Emma Cervo, Teodora Malavenda, Emanuela Mirabelli. E il sottoscritto.
10 e 11 marzo, durante il Perugia Social Photo Fest.

Qui tutte le informazioni.

Vi aspettiamo.

Nel mio caso, lo dico subito, è possibile assistere.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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11 thoughts on “Portfolio – Lettura – PSPF

  1. Ciò che mi lascia perplesso non è tanto l’utilità delle letture, quanto l’aumento in generale della domanda nel mondo degli appassionati. Dove vorranno andare a parare tutti? A cosa gli servirà far leggere il proprio portfolio? A quale scopo? Verso quale destinazione? Se tutti fossero disposti a farlo anche solo come momento di crescita esclusivamente personale allora sarei completamente d’accordo: una seria lettura è cosa preziosa…

  2. credo, Claudio, che alcuni/alcune vadano in cerca del lettore che più serve. e questo se fatto coscientemente è utile.
    ti è mai capitato?

  3. Non capisco che senso abbia “leggere” il portfolio: una inutile perdita di tempo il cui unico vantaggio è dei “lettori” che sono pagati e approfittano della buona fede di una massa di creduloni

  4. poi,con calma, spiegami Antonio in che modo approfitterei… e ne faccio una questione personale.
    seconda questione: se a suo tempo non avessi avuto un portfolio e non ci fossero state persone preposte a guardarlo, io non sarei mai stato fotografo, ergo…

  5. Non è un fatto personale Efrem ma ho partecipato e visto alcune letture che sinceramente mi hanno fatto dubitare: si vedono certi personaggi che lascia perdere! Perché sono lì in quella veste? Cos’hanno da dire? Parli di curriculum… a volte sembra chissà cosa poi non sanno dare una valutazione seria o un aiuto concreto.
    E poi il tuo è un caso diverso.

  6. il fatto che non ci sia uno standard è normale Antonio. poi ognuno tragga le conclusioni che vuole. sul curriculum mi vien da dire che invece, se letto bene, dice esattamente chi ti trovi davanti.
    in qualsiasi caso non generalizzerei. e non capisco in che senso il mio è un caso diverso.

  7. Ciao Efrem,
    Sono pienamente d’accordo con quanto scrivi, pienamente e assolutamente.
    E per certe parti anche con quanto dichiara il Sig. Antonio.
    Ho assistito a letture di portfolio o partecipato io stessa -studiando con cura il/ la lettore/ lettrice – e, secondo me, i curriculum ci dicono in parte, solo in parte, chi ti trovi davanti.
    Sono certa che non sia assolutamente semplice il ruolo del Lettore. Ma con altrettanta certezza posso assicurare che – diverse volte – ho assistito a scene veramente pietose da parte di illustri e illustre Fotografi/e (e con la F maiuscola non sottolineo tanto una notorietà, quanto carriere davvero davvero rispettabili).
    Peraltro e chissà poi perché, di questi, soprattutto italiani… i Fotografi/e stranieri/e no, invece.
    Per pietose intendo che i malcapitati sono tornati a casa senza nulla di costruttivo su cui riflettere e lavorare. Il Nulla. Come quello della storia infinita.
    E quel Nulla non lo merita neanche il peggiore dei principianti, neanche il più antipatico, secondo me. Fosse anche solo per amor proprio del Lettore, io credo.

    In queste pietose occasioni avrei voluto campeggiare con una maglietta con su scritto: essere principianti non è mica reato
    :))

    Non sono tutti – sia chiaro e sottoscritto- di questo atteggiamento da sotto marca,
    ringraziando er cielo.

    E malgrado certi personaggi e personaggie, ritengo che le letture di porfolio siano di grande grandissimo valore.
    Forse, ma forse, e parlo in generale, gli organizzatori potrebbero accertarsi del curriculum + capacità(?) di relazione di chi vogliono invitare come lettore? Non saprei.

    Per noialtri, il mio personale consiglio è: là dove possibile assistiamo alle altrui letture. Primo perché è utilissimo anche se non ci riguarda direttamente e secondo perché l’idea di chi si ha davanti si completa (assime al curriculum e ricerche precedenti).

    In ogni caso, su questo specifico caso, su Efrem – che ho visto all’opera – metterei sul fuoco le mie amate quadrupedi e tutta la mia famiglia.
    Ciao!

  8. cara iara, a parte la tua incondizionata fiducia nei miei confronti, per la quale non so se devo proprio ringraziarti visto ciò che metteresti sul fuoco, è vero che si può assistere a letture che boh- che forse ma anche no grazie.
    ma questo non è lo standard. per non parlare anche di qualche atteggiamento un po’ sopra le righe – eufemismo – di alcuni “autori”. e anche di principianti. che a volte coincidono. ma appunto si va oltre.
    se chi partecipa vedesse come normalmente vengono – e venivano – visti i portfolii in condizioni non dialettiche ma lavorative a diverso titolo, si sparerebbero.
    questa è un’occasione di confronto. per quello che mi riguarda estremamente utile anche a me. giuro.
    ciao!

  9. A me non interessa il portfolio, e non mi sento né ignorante né in malafede. Chi lo stabilisce che sono ignorante o in malafede? Ci sono regole? Ma semplicemente è una mia scelta. Con questa mia visuale non mi permetto di affermare che non è interessante o importante ma esprimo l’importanza del rispetto di scelte anche non condivisibili. Adotto la scelta dell’ironia, del surreale, del dada incomprensibile e se vogliamo clownesco. Non ci vedo niente di male avere scelte diverse nella vita. Anzi è un motivo di crescita.

  10. ognuno è libero di fare ciò che gli pare. sapendo di cosa sta parlando quando parla. Samuele, l’ho scritto chiaramente: il portfolio è uno strumento. di lavoro. chi sostiene che non serve non sa di cosa sta parlando. quindi ignora. se insiste rischia l’arroganza.
    sostanzialmente: il fatto che a te non serva non significa che non serve.

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