Sogno e Realtà

© Efrem Raimondi - All Rights ReservedDream, Reality, TemperatureFatta adesso con l’iPhone. 7 marzo 2017

Sogno e realtà… l’unica cosa esclusa in fotografia è la verità.
Sempre.
Sono a letto febbricitante e con tanti pensieri che rimbalzano.
Così offro un assist ai sacerdoti della storia e della logica.
A un certo punto però facendo zapping compare in tv una frase simile a questa.
Simile. Ma equivocabile.
Mi serviva precisione…
Quindi, visto che i mezzi me lo consentono, eseguo.

La fotografia si occupa dell’invisibile. Questo, per me, è un postulato. 
Mi è stato chiaro fin dalla prima volta che piccolissimo ho cominciato a sfogliare riviste di fotografia.
Tipo “Popular Photography”, alla quale mio padre era abbonato.
La mia condizione di bambino mi permetteva di viaggiare in un’altra dimensione.
Eppure guardavo le stesse immagini degli adulti.
Che per forma mentis rimbalzano sulla logica.
Ma la logica è una spiegazione parziale che si basa sulla conoscenza, quella della quale disponiamo al momento.
Ed è mutevole.
Quindi gli assiomi non funzionano se non momentaneamente.

Un po’ come la terra è piatta e bruciamo Galileo – che ha fatto benissimo ad abiurare.

Per questo quando mi misuro con la fotografia, per me è come stare ancora sulla spiaggia di Bogliasco, reduce dal furto delle tonsille, a sfogliare “Popular Photography”.
E a fantasticare.
Come avere ancora quattro anni…

Un’altra realtà. Tangibile eccome… te la mostro!
Un’altra realtà. Quella che alcuni vedono e restituiscono e altri no.
Un’altra realtà. Una relazione con la fisica quantistica più che con la logica storica – che marchia e omologa.

La Fotografia non è nemmeno una scienza sociale, anche se, vero, alcune fotografie servono molto bene a spiegare il costume. E il tempo.
Nella pienezza di un linguaggio, il relativismo è la risposta che la fotografia dà.
E rifugge come la peste qualsiasi omologazione.

Incluso il gusto, se ne ha la forza espressiva.

Quindi mostrami il tuo invisibile.
Mostrami la tua realtà.
Mostrami il tuo sguardo sul mondo.
Giralo da un’altra parte questo tuo sguardo, oltre l’accattonaggio mediatico.

Dammi un sogno nel quale credere.
Del quale fidarmi.
Qualcosa di inutile e che sia puro talento.
Rutta e torna bambino.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Dream, Reality, TemperatureFatta adesso con l’iPhone.

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29 thoughts on “Sogno e Realtà

  1. Mi viene una riflessione sul rapporto tra realtà e verità, due concetti cari alla fotografia e alle molteplici ideologie che ne attraversano la storia. Una fotografia, per essere vera, non ha nessun bisogno di essere reale, la realtà per essere tale ha bisogno della verità… Ecco perché amo fotografare, posso parlare di verità che questa realtà percepisce appena.. Molto bello il tuo articolo, condivido.

  2. Lo devo dire, la coincidenza delle parole e delle foto, le tue parole e le tue foto, è strabiliante.
    Davvero, sei coerenza vera. Ed è un grande pregio. Un valore imprescindibile.
    In tutto quel che fai e sei coincidi, certo dovrebbe esser sempre così, dovrebbe esser logico, tant’è che non sempre è così. L’uomo muta troppo spesso, quasi fosse un blob…

    Non sempre commento, anzi mai, perché preferisco ascoltare, perché spesso non sono solo lezioni di fotografia. Allora, taccio e rifletto.
    Stavolta, amico mio, standing ovation pubblica.

    Inizio a mettermi nelle condizioni vere di ruttare! :)

  3. La fotografia si occupa dell’invisibile. Bellissimo!
    Quant’è vero.

    Non so se può essere un buon esempio, ma una volta, postai una foto di un terreno. In un paesino del casertano martoriato, in una zona decentrata piena di immondizia.

    Tra questi cumuli di bruttezza, fui preso da questa prospettiva. https://www.instagram.com/p/BE6RxwpJZfS/

    Quando mostrai la foto a mio fratello (per caso), lui mi chiese: “Dov’è qui, bello.”
    Lui rimase scioccato quando gli confermai che quel posto che lui percepiva come bello fosse in realtà quella brutta zona martoriata e piena di immondizia.

    Nel mio caso, possiamo dire che mi sono occupato di invisibile? Cioè ho eliminato la percezione e ho mostrato quell’angolo di bello (forse unico) di quel luogo. A prescindere dalla foto.

    Grazie Efrem. :)

  4. Dimostri ancora una volta che la priorità è esprimere se stessi.
    Fotografare è uno dei mille modi di farlo.
    (Felice di lavorare con te il prossimo week end)

  5. il rapporto realtà-verità, Tony, è un problema ampiamente risolto da chi fa fotografia. non completamente da chi ne discute. anche se in possesso di tutti gli attributi.
    il fare è una condizione diversa che aiuta

  6. forse non esattamente Nicola… l’invisibile non è nascondere. o eliminare. è proprio qualcosa che nella stessa condizione alcuni vedono e altri no.
    non so se mi sono spiegato

  7. La condizione del rutto come pegno da pagare per una dissacrante e liberatoria condizione da bambino. Tutto ciò giova non poco. Sia anagraficamente che moralmente.
    Un rutto talentuoso.
    Al paracetamolo nel tuo caso.
    Buona guarigione

  8. Io ci provo !
    ho scritto e cancellato per un’ora, l’unica cosa che è rimasta immutata è ” io ci provo !”
    Vedo tante cose in comune con il vedere o sognare di un bambino e la beatitudine temporanea dell’anziano.
    Ho già detto troppo o forse niente.
    Efrem grazie.

  9. l’invisibile nella foto è il valore aggiunto.
    buona guarigione, efrem.

  10. “Rutta e torna bambino” è la ciliegina punk su una torta di verità. La tua verità, che come la tua fotografia graffia e straccia tessuto muscolare senza mai alzare la voce.
    Questa parte di te è per me indiscutibilmente di inestimabile valore.
    E termino con un rutto.
    andrea

  11. bellissimo testo, appassionato e lucido e anche un po’….. febbrile.
    “….mostrami il tuo invisibile.

    Mostrami la tua realtà.

    Mostrami il tuo sguardo sul mondo…….”
    non è possibile, perché, se accadesse, tutto ciò diventerebbe immediatamente la TUA interpretazione della realtà di un altro, la Tua interpretazione dello sguardo sul mondo di un altro…..

    ps: Bogliasco è il mare d’inverno, la solitudine, la lontananza, mi piaceva per la sua ruvida bellezza minimalista.

  12. concordo su bogliasco vilma. ho un ricordo indelebile di quel giugno – mi sembra di ricordare quel mese lì – sulla piccola spiaggia con popular photography tra le mani…
    l’anno successivo mio padre mi regalò quella ferrania nera disegnata da achille castiglioni, sai quella col pulsante rosso?
    e l’aquilone. gli aquiloni di mio padre…
    insomma quel bogliasco lì è sempre con me.

    eh… ma so guardare anche le robe degli altri se le mostrano :)
    non sono un pessimo intercettatore, credimi.
    grazie vilma

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