About Cropping


io croppo
tu croppi
egli croppa
noi croppiamo
voi croppate
essi croppano.

soprattutto voi e essi.

 

© Efrem Raimondi - All Rights Reserved

Pola, Croazia 2010.

Note a margine.
Coniugare il verbo è il mio unico contributo alla causa ideologica…
lo spunto mi è stato dato da alcuni commenti a un articolo di Sara Munari sul suo blog, Croppare le fotografie, perché?

Personalmente amo il taglio in macchina. E lo cerco sempre.
Non è un vezzo d’epoca analogica… uguale in digitale.
Ha il suo perché. E un gran peso specifico. Per strada o in studio, lo stesso.
Ma se c’è da tagliare dopo, in fase di editing, taglio.
E non ho alcun senso di colpa.
Alla fin fine conta sempre ciò che restituisci.
Questa è la fotografia che ti appartiene.
Ciò che non c’è non la riguarda. E non esiste.
Inutile quindi disquisire sulle intenzioni.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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43 thoughts on “About Cropping

  1. mi pare che il cuore della questione stia nel non barare: nei confronti degli altri e soprattutto con se stessi. se ho ben capito.

  2. Croppare o non croppare questo è il dilemma: se sia più nobile…. l’importante non è vincere ma croppare … do’ il mio contributo, fondamentale soprattutto! Scusa Efrem.

  3. Declinare il verbo è una intuizione divertentissima ma anche la risposta a molta sciocca contrapposizione: levo il cappello. Non commento mai, mi piace essere silenzioso osservatore. Però in questo caso non ho resistito: ciao Efrem e Felice Anno

  4. La fotografia mi piace molto e la seguo ma non sono così addentro a questioni tecniche e questo post mi fa molto sorridere (il verbo declinato è stupendo!) ma qual’è il motivo che ti ha indotto a scriverne? Ecco, scusami Efrem ma non mi è molto chiaro. Ciao

  5. Croppare è un’attività concettuale, specie nella fotografia di esterni. Se i pittori paesaggisti non avessero croppato (fisicamente o mentalmente non fa differenza), come avrebbero potuto dipingere un ambiente immersivo come quello naturale? si sarebbero persi nei confini labili di una visione indefinita……….
    Personalmente non condivido il post di Sara Munari, che sembra concepire lo scatto fotografico come una sfida (un punto di vista come un altro, condivisibile o no): se croppi sei pigro, sei lento, sei pavido.
    Io credo che ogni fotografo possa valutare in modo del tutto personale la necessità o meno di croppare una propria foto (credo che sia anche il senso del post di Efrem), solo lui sa cosa voleva restituire con quell’immagine, se il ritaglio lo aiuta (e magari proprio perché fa una differenza percepibile e quindi linguistica), così come lo aiuta la scelta del mezzo (la macchina piuttosto che il cellulare o altro) o, addirittura, la scelta del soggetto (una rom lavavetri piuttosto che un passante qualunque), perché no (con buona pace di HCB)?

  6. Che sia pieno o tagliato ad ognuno il suo fotogramma. Dipenderà da molteplici fattori ma sicuramente uno importante è il tempo. Già perché mi vengono in mente alcune foto d’epoca in cui si tagliava l’ambardan scenografico, ma poi in tempi recenti lo stesso scatto veniva riproposto per intero. Dunque buon taglio anzi buon tempo…

  7. anche titti. ma soprattutto il senso, almeno il mio, è quello di evitare sciocche e inutili contrapposizioni che sanno tanto di dogma. rispetto al quale TUTTI disertano… solo con più o meno precauzioni

  8. sì in effetti Valeria è più una discussione sterile che però attraversa da tempi immemorabile il mondo della fotografia. le questioni vere stanno altrove. ciao!

  9. personalmente vilma, credo che croppare per un fotografo sia un’esigenza ineludibile in alcune circostanze. quando cioè ti rendi conto che solo tagliando a posteriori ti avvicini, o raggiungi, il motivo della tua fotografia.
    e mentre in pittura, correggimi se sbaglio, indubbiamente a nessuno è mai venuto in mente di sollevare un polverone ideologico, in fotografia è una discussione che va avanti da tanto. troppo.

    sai che non ho colto il senso di sfida nell’articolo di sara munari?

  10. posso confermarti roberto che è uguale anche altrove. poi nel caso specifico di questo articolo – più uno scherzo nell’intenzione – non so dire. ma prendo per buone le tue parole

  11. in effetti alfredo è solo una questione finalizzata allo scopo di coincidere quanto più possibile con ciò che si ha da dire. e la praticano TUTTI, garbatamente o violentemente.
    resto dell’avviso che il taglio in macchina sia comunque sempre centrale. ma solo per una questione di potenza espressiva. e di dimestichezza al linguaggio in rapporto allo strumento qualunque sia.
    poi farne una guerra ideologica…

  12. Io declino come te, Efrem, il verbo e forse anche la discussione. L’atteggiamento purista vorrebbe nobilitare, ma rinnega, di fatto, un secolo e oltre di fotografia…croppata. Basterebbe pensare alle tante foto quadrate, successivamente rettangolarizzate per esigenze editoriali, ma anche fotografiche. In ogni caso condivido in pieno il tuo approccio, declinazioni incluse.

  13. Chi sa fare fa e chi non sa fare … .
    Mio padre ha utilizzato una Rolleiflex 6×6 per due terzi della sua vita professionale e siccome forniva fotografie rettangolari, non poteva fare a meno di ritagliarle in fase di stampa. Anzi, spesso sfruttava anche la distanza iperfocale e quindi aggiungeva persino la colpa della mancata messa a fuoco. Era un modo di lavorare molto diffuso e credo che, giustamente, non si sia mai sentito in colpa per questo.
    Io, se posso, cerco di inquadrare in macchina. Non sempre ho un mirino con copertura al 100% del fotogramma e quindi può capitare che entri nel fotogramma più di quel che avrei voluto, oppure che le proporzioni finiscano per esserne alterate. Se serve, aggiusto e riquadro successivamente. Il prodotto finale vero è quel che mostro (o vorrei mostrare) in stampa.
    Come te, Efrem, io non ci vedo niente di male, come non ne ho mai visto nelle mascherature in stampa o nella scelta di carte a maggiore o minore contrasto, come non ne vedevo nella scelta di una pellicola piuttosto che un’altra (ogni pellicola e ogni carta) “interpretava” la realtà. Affermare,dogmaticamente, che alcune scelte tecniche non siano entro l’ortodossia del medium fotografico è un po’ come disquisire del sesso degli angeli: vano e poco utile. Grazie per lo stimolo.

  14. Alex, la fotografia cosiddetta purista si sostiene con gli stessi luoghi comuni di quella antipurista. solo di segno contrario. alla fin fine convergono

  15. Ahahahah! Quanto mi piace la declinazione del Verbo! Sai essere leggero con argomenti frusti e totalmente superati: ma c’è, esiste chi se la mena ancora con simili questioni? Ma andiamo…
    Quanto ho riso, grazie!

  16. in linea di massima, dal punto di vista didattico avrebbe, e anzi ha un suo perché la questione dell’approccio con la fotocamera, Fedigrafa. convengo che il più delle volte è invece una degenerazione ideologica. religiosa anche. e qui mi sono infilato io. auspicandomi anche delle sane risate

  17. ho presente Alberto il periodo del 6/6 e poi la stampa rettangolare… da bambino lo vedevo fare ogni tanto a mio padre. ma credo che nell’uso di quel formato ci fosse una previsione piuttosto precisa del successivo utilizzo. tant’è che molte rimanevano ferme all’originale. tutto ciò, oggi, avrebbe ancora un valore in realtà. ed è quello che, mi sembra, ha sottolineato Sara Munari. solo che poi subentrano le religioni e allora…

  18. Sono pienamente d’accordo. Mi ricordo anche che in camera oscura con mio padre si usavano delle cornici di cartone sotto l’ingranditore per croppare ( un po’ come tagliare in post ora no ? )
    Personalmente la vedo come un attenzione postuma ai dettagli che si vogliono includere o escludere dallo scatto
    Argomento riflessivo, in ogni caso , grazie Efrem

  19. caro Efrem, in quadrare in macchina non è come dici un …Non è un vezzo d’epoca analogica… è a mio avviso l’abitudine che abbiamo avuto nel cercare la giusta inquadratura per via sia degli obiettivi ad ottica fissa, una volta gli unici esistenti, sia per la maggiore difficoltà dll taglio in fase di stampa. Questo a mio avviso ha creato un occhio più allenato e che “vede” meglio la composizione della scena e cosa inserire o togliere. Disdicevole non utilizzare tutti i pixel del sensore per l’istantanea che vogliamo ottenere, odio gli sprechi :-))), ma certamente non è un delitto tagliare in post produzione, l’importante è quello che vogliamo far vedere agli altri, quindi mi sembra una discussione “da bar” che lascia il tempo che trova. Contenuti, contenuti, questo è importante, che si possono esprimere tagliando o non tagliando. O almeno credo sia così

  20. Questo è il migliore intervento che abbia mai letto sull’argomento. Sdrammatizzi ma le dici chiare sorridendo e senza presunzione: hai mai pensato di insegnare?

  21. le rare volte che mi sono cimentato con dei percorsi didattici mi sono trovato molto bene. è l’unica cosa che posso dirti Enrico.
    grazie per la dichiarazione di stima

  22. Croppare, tagliare. Lo si poteva e lo si può fare in camera oscura, con la fotografia analogica. Lo si può fare in camera chiara, con la fotografia digitale. Ergo: se un linguaggio, una pratica, un mezzo, un chiamamolocomecipare lo permette, per sua propria struttura, significa che va preso in considerazione. È questione di senso. Se ce l’ha, si fa.
    Anche questa volta sono d’accordo con te, Efrem.

  23. Ancora una volta d’accordo con te e mi comporto allo stesso modo: cerco subito l’inquadratura, il taglio, in fase di scatto ma se serve, in seguito, ritaglio senza sensi di colpa, sebbene sia una pratica occasionale. Non croppare lo trovo un limite inutile.

  24. tutti tagliano Paola. la scelta di coniugare il verbo al presente indicativo per me è stata ed è l’unica risposta possibile. sorridendo

  25. Sai che non mi sottrarrò al confronto, Efrem: amo le discussioni quando sono intelligentemente vivaci. Ma non mi annoio né mi faccio un cruccio a esser d’accordo con te.

  26. L’immagine simbolo di Che Guevara, è frutto di un crop (estremo), in epoca analogica. Un particolare di uno scatto, delle dimensioni di quasi un francobollo…

  27. “Ciò che non c’è non la riguarda. E non esiste.”
    Condivido, senza limitazioni e senza croppare…
    Un abbraccio

  28. Per Vilma: Buongiorno Vilma :)) inizialmente anche io avevo dato un’interpretazione simile alla tua riguardo l’articolo di Sara Munari, poi però ho ricordato le mie prime esperienze in un corso per principianti.
    Il mio maestro di allora invitò la classe a mantenere una focale fissa, questo per aiutarci a sconfiggere le “timiderie” tipiche dello sguardo di chi ancora non sa dove, come e perché guardare.
    Personalmente posso dirle che mi ha aiutata moltissimo questo primordiale approccio.
    L’esperienza, poi porta verso una consapevolezza dello sguardo per cui il discorso del crop diventa tutt’altra questione, allacciandosi alla declinazione di Efrem.

    Un caro saluto :)

  29. Per chi, come me, usa esclusivamente e gioiosamente obiettivi fissi, il ritaglio è quasi un obbligo; a volte scatti con l’obiettivo sbagliato e così cerchi di migliorare: non siamo tutti dei professionisti.

  30. be’ però possiamo comunque migliorare, Capitanoachab. o limitare i danni, magari limitando il numero di ottiche… personalmente ne uso solo due. molto precise. e aiuta. almeno, io ne ho sempre tratto un beneficio

  31. Ciao Iara!
    Non contesto il fatto che ci sia chi, come l’autrice del blog, ritiene che non utilizzare una possibilità tecnica (peraltro adottata anche da fotografi illustri e anche dal furbissimo HBC) sia per qualche ragione utile a migliorarsi, anche se credo che saper piegare ai propri fini un accorgimento che peraltro fa parte di un unico processo in più fasi (dallo scatto alla stampa, specie in epoca digitale) come il cropping, sia comunque un “miglioramento” perché ti dà una seconda chance.
    Il “primordiale approccio” che ti ha aiutata a sviluppare in seguito una “consapevolezza dello sguardo” è stato evidentemente un esercizio utile, sapere di non poter correggere può aumentare l’attenzione e conferire allo scatto una valenza ‘adrenalinica’ irripetibile (lo stereotipo del ‘cogliere l’attimo’!)
    Non sono in grado di affrontare problemi strettamente tecnici su numero di pixel, dimensioni, qualità e quant’altro, ciò che posso dire è che croppa la pittura, croppa il cinema e sempre, in fotografia, si croppa quando si ritaglia nel mirino quel pezzetto di visione che vorresti mostrare al mondo come “la fotografia che ti appartiene”. Dopo averla croppata, naturalmente!
    Buona serata.

  32. Grazie Vilma.
    Mi trovo molto in linea col tuo pensiero: Ritengo che sia molto importante ed egualmente importante spiegare le successive fasi e passaggi che racchiudono l’atto di fotografare. Crop compreso, ovviamente. Inteso sia come porzione visiva e post-visiva.
    Per quanto riguarda la mia personale esperienza, i consigli didattici di allora non avevano intenti stereotipati. Per fortuna! Per fortuna, dico e credo, perché non saprei proprio dirle se in qualche modo ne sarebbero conseguiti condizionamenti poco funzionali, altrimenti.
    Erano più rivolti a prestare la massima attenzione nel guardare e, osservare. Nel crop visivo per intenderci.
    La ringrazio ancora, a presto!
    :)

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