DOVE VAI. Repêchage…


Otto opere 100×100 cm.
Realizzato in Franciacorta (Lombardia) nell’ottobre 2002
con una SX-70.
Con lo sguardo attonito, rivolto a terra poco oltre i miei piedi, attraverso un paesaggio mutato e continuamente mutante.
Dove tutto si mischia e coesiste… simile ormai
in tutta la vecchia Europa.

Questo la scheda di DOVE VAI, inserito in Tracce. Una mostra a invito voluta dalla Fondazione Terra Moretti e dalla rivista Photo.
Ospitata in due sale de L’Albereta Relais & Chateaux di Erbusco: Franciacorta piena.
Adelaide Corbetta e Wolf-Gregor Pazurek i curatori.
Oltre a questo mio lavoro, quelli di Hassan Badreddine e di Hugh Findletar.
Era il dicembre 2002… qualche anno fa.
 La Polaroid SX-70 alla portata di tutti. E perfetta per questo percorso: testa bassa e passo veloce.
Perché lo ripesco?  Non è mai stato sommerso… sedimentava.

Ci sono immagini che sedimentano.  Un privilegio che non riguarda tutte le fotografie che realizziamo. 
E che in genere non riguarda le “migliori apparenti”, quelle cioè che subito ti fanno gridare al miracolo e quanto sei bravo. Figo. Geniale. Con quel taglio che solo tu e quella luce che emana dall’io profondo…
Non dobbiamo avere fretta. A maggior ragione adesso coi mezzi a disposizione, coi quali rischi il cortocircuito tale è la mole di materiale e l’immediatezza dell’immagine.
Mi sono costruito una gabbia entro la quale stare. E non sono uscito di un millimetro.
In questo il quadrato aiuta. Perché in qualche misura asseconda la bidimensionalità di uno sguardo forzatamente privato dell’orizzonte.
Solo in una ho alzato le palpebre. Solo perché la stada era in salita.
E ciò che spuntava era poca roba… una macchia all’inizio del niente.
Aveva una sua misura decorosa, perciò non mi spaventava.
 Perché invece ciò che non ho registrato, ma che c’era in quella fascia di mezzo tra suolo e cielo, non aveva più niente di decoroso e mi lasciava statico e attonito.
Un po’ come la figura guida delle otto immagini.
Alla quale sono negati il mezzo busto e l’espressione.
Vorrei sapere che fine ha fatto l’orizzonte.
Vorrei sapere perché la misura del nostro sguardo non lo raggiunge più.
DOVE VAI è il lavoro col quale di fatto, mio malgrado, chiudo con la Polaroid. E con un paesaggio per certi versi assoluto e romantico. Che infatti non mi riguarda più.
Il paesaggio col quale ci confrontiamo oggi è un soggetto attivo e reattivo.
In tempi molto più rapidi rispetto a qualsiasi epoca precedente.
A me interessa intercettarne gli umori. E non solo i fenomeni.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Adelaide Corbetta e Wolf-Gregor Pazurek i curatori.
Fotocamera e film: Polaroid SX-70.
Scansioni da originale stampate 100 x 100 cm

TIRATURA 6 100/100 cm + 3 50/50 cm.

10 thoughts on “DOVE VAI. Repêchage…

  1. Il quadrato include perfettamente queste immagini: ma perchè non l’orizzontale? Cosa sarebbe stato? Scusatemi per la domanda banale ma è una cosa che mi sono domandata subito. Grazie

    • dico la mia @frida… sarebbe stato un lavoro completamente diverso. tra l’altro, del tutto a margine, orizzontale richiama l’orizzonte. che qui è negato

  2. @efrem non è strano, il quadrato (a simmetria assiale e centrale, angoli retti, lati perpendicolari) è una struttura definitiva, pura, solida, comunque la giri resta uguale a sé stessa, simboleggia la forza maschile (ricordi ‘Il bacio’ di Klimt?), la Ka’ba della Mecca lo ripete in forma cubica, Vitruvio ne scrive in relazione all’architettura, Leonardo inscrive il suo uomo vitruviano in un quadrato, il mandala è giocato sul rapporto cerchio/quadrato…….. sarebbe più strano che la tua sensibilità non avesse colto questi significati impliciti, usandoli per esercitare quella che tu chiami ‘volontà impositiva’.
    Forse il fascino delle immagini sta proprio qui, nel contrasto tra l’indeterminatezza del racconto (non sappiamo che faccia abbiano i personaggi, dove vanno, cosa cercano) e la forte definizione dei suoi confini, bloccati in una forma essenziale ed assoluta, tra un discorso volutamente minimalista fino ad apparire in un certo senso impreciso ed un linguaggio perentorio e inderogabile, senza alternative.

    • inderogabile, senza alternative mi piace @vilma…
      adesso che lo dici, sì che ricordo: quadrato, mecca, vitruvio, da vinci e klimt. e magari potrebbe venirmi in mente qualcos’altro… però ho una sensibilità con deficit mnemonici :) ma t’assicuro che è un vantaggio. così non penso ;)

  3. il quadrato è elemento geometrico di grande significato simbolico, vuol dire definizione e delimitazione, per pitagora è giustizia, norma, codice, stabilità, è la pianta dei primi spazi sacri, la sintesi degli elementi, come il numero 4 esso esprime perfezione divina.
    nelle tue foto il formato funge da elemento unificatore (la gabbia in cui stare) e suggerisce, almeno a me, una precisa lettura dei luoghi, mi viene in mente pacatezza, lentezza, solidità, radicamento, i piedi per terra, il suolo come interfaccia con il cuore della materia.
    la sola licenza, quell’unica strada in salita e quell’impercettibile rettangolo di cielo.
    guarda dove vai! cantava vasco negli anni ’90…….. in realtà non sappiamo se quei mezzi busti sanno dove vanno i loro piedi, se guardano la terra che ci sta sotto, sospinti come sono verso il bordo superiore della fotografia, archiviati, espulsi.
    di loro restano i possibili percorsi, le tracce che forse non scopriremo, la voglia di saperne di più.

    • o anche di non sapere oltre, vilma…
      quello che è certo è che il quadrato chiude. ho sempre pensato che in fotografia fosse un formato molto forte, quasi una sottolineatura estrema di una volontà impositiva. come non ci fosse altro fuori da lì. è strano…

  4. Sono certamente d’accordo che il quadrato aiuta in certe circostanze ma è piú difficile da usare. Guarda IG! Sempre piú spesso si usa una cornice quadrata per inscrivere l’orizzontale o la verticale: un segno no? Poi però alcune non potresti vederle diversamente, come queste per esempio. Perché è così che nascono e non c’è altro da aggiungere.
    Scusa Efrem, una domanda: ma è “Dove vai quattro” quella dove alzi le palpebre?

    • @francesca, il quadrato è semplice quando appunto come dici nasce quadrato… cambiare il formato non è che mi piaccia molto.
      ho scoperto proprio oggi che IG sta per instagram… mica lo sapevo. e a questo proposito ho visto che ognuno fa un po’ come gli pare. resta il fatto che il formato instagram è quadrato.
      esatto! alzo le palpebre nella quattro. però non era difficile :)

  5. Sedimentare è importante per qualsiasi attività intellettuale o artistica nel tuo caso. E che tu lo faccia è evidente: queste fotografie sono di grande intensità e siccome ti seguo da un po’ ho visto cosa intendi per “intercettare gli umori” e é un gran bel vedere: continua così! Ciao Efrem

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *