Il soggetto artistico…

Riconoscere il soggetto è importante…
Concéntrati! Ce la puoi fare, non è difficile.

A tutti coloro che ci girano intorno mi permetto di suggerire di non perdere tempo.
Di non usare il passepartout morale – nonché esilarante – denominato Nudo artistico.

La fotografia è una.
Si occupa dell’invisibile. Non della censura dei nostri pruriti, in grado di restituire solo parodia e strabismo.

© Efrem Raimondi - All Rights Reserved© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Per diversi motivi non cito la modella; non il luogo.
Dico solo che l’ho fatta quest’anno con un iPhone durante
il Cambiano Foto Festival.

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43 thoughts on “Il soggetto artistico…

  1. La denominazione “nudo artistico” serve a giustificare il mancato coraggio nelle immagini.
    Chiamare le cose con il loro nome lascia una bella e semplice sensazione di libertà, ed una sana chiarezza senza fronzoli.
    Buon anno

  2. Vero ! Deve essere diretto , perché amo immaginarlo? È una mia contraddizione?
    Il mio invisibile coincide con il mio immaginario?
    Grazie Efrem

  3. Mi fa molto piacere che tu abbia menzionato il Cambiano Foto Festival!
    Grazie Efrem e ti auguro un 2018 sereno!

  4. Questa immagine può sembrare pornogrfica e invece non lo è per niente! Anzi è meravigliosa in quanto testimone di una disarmante consapevolezza: del soggetto e tua Efrem. Quelle braccia e quelle mani, quello stare di fronte: quanta autorevolezza, quanta disarmante semplicità.
    Una dichiarazione, un manifesto.Complimenti vivissimi.

  5. Il nudo è nudo e di artistico è solo nella mente di chi fa la foto per giustificare agli occhi di chi guarda lo scatto. Esilarante davvero.
    Io, invece, ci vedo l’autore.
    Pulito nel suo dire, diretto e senza fronzoli, sempre davanti a chi ascolta, autorevole e senza imbarazzo.
    Ti stimo Efrem un prospero anno nuovo.

  6. infatti il distinguo è quello che dici. grazie davvero per la stima.
    il mio è l’augurio per un anno davvero sereno. un abbraccio.

  7. ‘nudo artistico’ no, sarebbe ipocrita, presuntuoso, un comodo passe-partout…. ‘nudo’, neppure, si vede che è un nudo, sarebbe superfluo, ovvio, banale.
    forse “ritratto”, forse anche qui, come ci hai già detto “per me, è come ritrarre qualsiasi altro. O altra. Io non distinguo. Sul mio piano non c’è distinzione. E la relazione è solo diversamente modulata.”
    ma là si parlava di divani……..
    c’è una differenza? che ruolo gioca l’empatia? e la provocazione?

  8. Non so… se questa foto è un pretesto concettuale per spiegare il tuo pensiero sul ” nudo artistico “, ok, ci sono, capisco, apprezzo. Ma se parliamo di fotografia, o se banalmente mi chiedo se mi piace o no l’immagine, beh! devo ammettere che sono molto perplessa. Ma ormai un po’ mi conosci e capirai perché :-)
    Ciao e Buon Anno! E ancora grazie di tutto!

  9. empatia, da sola, non direi… anche se sì, come appunto ovunque, mi riguarda. quindi in qualche modo…
    provocazione non credo, non lo è a sufficienza. e poi ha una sua forma questa fotografia, almeno nell’intenzione.
    forse più il ritratto di una condizione. nuda.
    di più vilma non saprei cosa agiungere. ma chissà, magari tu sei in grado di stanarmi :)

  10. buonasera Maria Rita! nessun pretesto. è una fotografia. e viaggia per conto proprio. che poi si presti al concetto è un altro paio di maniche. secondo me, intendiamoci.
    e capisco la tua perplessità. proprio la tua. ma non c’è una soluzione. almeno che io possa offrire. c’è solo da prenderne atto. non sforzarti, evidentemente ti è proprio lontana.
    nulla di male però.
    buon anno anche a te! che sia sereno. un abbarccio.

  11. Secondo me potresti esserti infilato in un ginepraio senza saperlo e senza che lo sappiano neppure i tuoi commentatori, lo si può cogliere tramite una lettura da infiltrata come potrebbe essere la mia, ma anche di molti lettori non necessariamente fotografi.
    ‘Oggettualizzazione’, ‘reificazione’ e il più brutto ‘cosificazione’ sono vocaboli che possono definire l’azione che ha luogo nel momento in cui si tratta come una cosa “qualcosa che in realtà una cosa non è”. Nella fattispecie, un essere umano.
    “per me, è come ritrarre qualsiasi altro. O altra. Io non distinguo. Sul mio piano non c’è distinzione. E la relazione è solo diversamente modulata.”
    Mi chiedo se si può prescindere dalla relazione umana che media l’oggettualizzazione, per questo parlo di empatia, ma non di discrimine morale, che non mi interessa.

  12. “Io fotografo sempre la stessa donna”.
    Esatto.
    Sei sempre e comunque te, indipendentemente dal.soggetto apparente.
    Mi confondesti col tuo ritratto di maternità, così spiazzante per me che ero ancora appresso al canone oleografico tradizionale. Non questa volta. Solo una cosa mi incuriosisce, te la chiederò quando ci vediamo. Buon anno, Efrem.

  13. Semplice e diretto scatto mi sembra , come tu sempre guardi alle cose .
    Mi ricorda Mapplethorphe, molto pulito.

  14. Ora ricordo il racconto durante la nostra ultima cena a Roma…un nudo intenso direi, più che altro perché ritengo che i nostri nudi fotografici, quelli amatoriali, non mirano alla vicinanza anzi si tende a scappare …questo nudo è per chi ha il coraggio…di farlo.

    Grazie Efrem . Un’altra immagine Wow. Ti abbraccio forte

  15. non credo sia questione di amatori o altro, Arianna… si scappa ovunque. non so se si tratta di coraggio: in fondo si tratta di fare una certa fotografia o no. e questo riguarda davvero chiunque. nel caso specifico – il nudo – si tratta forse solo di affrontarlo per ciò che è. senza girarci intorno. ognuno a suo modo.

  16. cosificare è certamente il più brutto vilma. ma il più efficace. in realtà però non mi riguarda- o almeno credo. semmai, estremizzando, allora cerco di fare l’operazione inversa: empatizzare tutto. se proprio, meglio questo. in fondo in ogni situazione la relazione è fondamentale. qualsiasi siano gli elementi in gioco. umani o altro.
    e sì, può essere un ginepraio… però però non scordiamoci che in fondo l’autore non è iconografo. non si preoccupa. e in questo senso procede. si tratta forse di capire se è davvero questo ciò che accade. poi boh.

  17. Di fronte ai nostri occhi l’invisibile è nascosto da ciò che è visibile.
    La sensibilità del fotografo è quella di rendere visibile l’invisibile.
    Ciao Efrem

  18. Salve Efrem, non so, sarei perplesso nello scartare tout court la definizione di nudo artistico.
    A mio parere essa identifica un genere di nudo dove la componente morbosa (foto scattata con lo scopo di eccitare mostrando il corpo della donna in pose volutamente volgari) (e non considero la volgarità una parolaccia, sono un porco) è lasciata da parte per valorizzare una plasticità del corpo o una messa a nudo dell’identità del soggetto, spogliandolo fisicamente e mostrando molto più della sua pelle scoperta.

  19. buongiorno Stefano. in effetti è così: è la distinzione tra il piano nobile e quello plebeo. solo: spesso se la cantano e se la suonano ma soprattutto la manifestazione – cioè l’immagine finale – è talmente sottolineata da diventare un’iperbole comica. involontoria, il che peggiora la cosa diventando sì volgare.
    l’unica distinzione reale è il peso specifico dell’opera. e non è un caso che la denominazione nudo artistico suoni un po’ come il tentativo di sottrarsi anche a questo, cioè al peso e alla potenza espressiva che fa di un’immagine un’opera, cioè un prodotto cosciente o un santino.

  20. “Bella figlia dell’amore, schiavo son de’vezzi tuoi; con un detto, un detto sol tu puoi le mie pene, le mie pene consolar.”

    “La parola soglia non significa soltanto la linea di passaggio tra la strada e l’interno della casa, ma viene utilizzata anche in senso metaforico, per indicare un confine tra l’interno, quello che pensiamo, quello che vediamo, quello che possiamo vedere, quello che dobbiamo vedere e quello che invece vediamo nella realtà e che determina un’osservazione comune, cioè tra il nostro interno e l’osservazione del mondo.”

  21. L’immagine espressa é una tua propaggine. É la tua postura, il tono della voce, l’espressione del tuo volto. É il metalinguaggio che coincide con il linguaggio. Non c’è inganno.

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