L’attimo – interview

ME VS. PHOTOGRAPHY - interview

 

 

L’attimo. Tutto qui.
Quando Elisa Contessotto – alias ME VS. PHOTOGRAPHY – mi ha chiesto un’intervista, mica lo sapevo.
Credevo si risolvesse in una morbida chiacchierata…
Invece no. Una chiacchierata per pochi…
Un solo concetto. Tosto.
Questo:
http://mevsphotography.com/interviste/chat-efrem-raimondi-attimo-in-fotografia.php

© Efrem Raimondi. All rights reserved

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15 thoughts on “L’attimo – interview

  1. Ciao Efrem. A proposito del rapporto che c’è tra la tua Fotografia e chi la osserva: tu dici di non occupartene (io leggo, non te ne frega nulla, dimmi se sbaglio). Mi ha sempre fatto pensare una frase di Scianna (ho ben chiare, credo, le differenze tra il tuo essere punk e lui, ma non è questo il punto) “un grandissimo libro, senza il lettore, resta solo un parallelepipedo, un oggetto inutile” scardinando così l’idea, pregiudiziale secondo lui, che chi scrive sia in qualche modo più importante di chi legge. Personalmente credo che, anche nell’eventualità che tu sia d’accordo, potresti comunque continuare a non occupartene. Ma…curiosità, sei d’accordo? :))

  2. Rosario – il vero problema non è, credo, negare o meno la presenza e/o l’importanza di un fruitore. ma non subordinare il gesto a un ipotetico fruitore. anzi… Al FRUITORE. come se ce ne fosse uno. il rischio è quello di ipotizzare una fotografia passepartout. è di questo che non me ne frega niente. e poi non è questione di pesi e di importanza: ognuno faccia il suo. liberamente. tutto qui

  3. penso che tra tutti i mezzi espressivi (arte, letteratura, cinema ecc.) la fotografia sia la sola in grado di riprodurre o in ogni caso rappresentare l’attimo (“l’eternità d’istante”, come la definiva cartier-bresson). questo perchè la fotografia è un’azione immediata e come tale non può che cogliere l’attimo.

    interessante anche la riflessione su dubbi e certezze: quello che posso dirti è che il dubbio è un’arte faticosa e difficile da coltivare. anche in fotografia

    ciao, a presto

  4. Si certo, e ci mancherebbe, non ne facevo minimamente una questione di pesi e di importanza anche perché, e ti assicuro che non lo scrivo per smancineria, tu hai un bel peso su di me. Era solo per conoscere la tua opinione a riguardo. L’hai data chiaramente. Grazie ;)

  5. Devo ammetterlo: ottima intervista. Anche se “riflessione” si addice meglio. Questa volta sei sincero

  6. danilo – c’è chi, come appunto bresson, ritrae l’attimo. l’istante. e chi no. pur sapendolo cogliere. è un altro percorso. ma profondamente altro. non è un giuduzio. una constatazione. ciao!

  7. A volte mi sembra che la fotografia sia una scienza esatta: addizzione e sottrazione.
    Concordo sulla sottrazione. L’attimo è l’atto.

  8. carmen – la scelta è sempre la stessa, da secoli, decidere se procedere “per via di porre” o “per forza di levare”, queste le espressioni che usava Michelangelo.
    il ‘levare’ ha un che di definitivo, ciò che viene tolto è perso per sempre, aggiungere lascia margini all’integrazione, l’aggiustatura, il pentimento, la correzione.
    la posizione di Efrem mi sembra chiara, “less is more”.

  9. efrem – Bella intervista, sintetica, veloce, puntuale.
    Mi viene in mente l’attimo fuggente dell’impressionismo, quando i pittori credettero che la fotografia fosse finalmente il mezzo per coglierlo nella fugacità della visione e nella immediatezza della sensazione. L’attimo bressoniano, in effetti, non c’entra niente con tutto ciò, identificandosi nella restituzione della visione percepita in risultato iconografico in grado di sintetizzare il focus di una storia.
    L’attimo degli impressionisti, come il tuo, non vuole raccontare una storia, non pretende di fermare una verità nel flusso degli eventi, ma il momento in cui quel flusso di forme in evoluzione si configura “in quel preciso istante” in un equilibrio che tu solo riconosci.
    Non sempre funziona, ma ciò non toglie il ‘vizio’ di riprovarci.
    Altrimenti Monet non avrebbe dipinto 31 volte la facciata ovest della cattedrale di Rouen.

  10. vilma – ma in effetti credo che ci sia un equivoco sull’attimo bressoniano… qualificandolo come attimo assoluto: ci sono delle varianti. appunto

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