Nikon Live 2015. Ciò che mi riguarda…

Efrem Raimondi iPhonephotography

 

Questa riflessione sui generis l’ho pubblicata nel marzo dello scorso anno.
Per un’altra occasione.
Solo che va bene anche per il Nikon Live di Ancona.
Benissimo anzi.
L’ho necessariamente rimaneggiata. Di poco.
Sabato 21 novembre alle h. 16,00 – sarà un duetto con Denis Curti.

Una Lectio Magistralis è sempre in maiuscolo.
Il più delle volte a ragione, nel mio caso no.
Non è una posa, so ciò che dico: ai posteri l’ardua sentenza… solo che a me dei posteri non me ne frega niente.
Perché se mi fregasse davvero qualcosa non farei il fotografo.
Oggi farei cose ben più utili.
E non me ne starei a rimirare il mondo e la sua fauna umana proiettata all’inferno.
Con l’aggravante della pretesa interpretativa invece cerco di rappresentarlo questo mondo… che è poi quello che ai posteri verrà consegnato.
Per questo ci malediranno.
Perché invece di stare con l’iPhone in mano o qualsiasi altro aggeggio ottico, e scaricare tonnellate di spazzatura iconografica, potremmo fermarci.
Mica tanto… giusto il tempo per capire dove virare.
Tecnicamente non è facile, ma almeno un impegno emotivo e uno sforzo intellettuale, li vogliamo fare?

Io non voglio scendere da questo mondo, e anzi mi fa incazzare l’ineluttabilità della morte.
Forse è questo che si fotografa: la resistenza alla perversione della logica, all’ineluttabile inaccetabile.
Alla supremazia della clava. In qualsiasi forma si presenti.

E tanto più metti a fuoco il senso del tuo resistere, tanto più trovi il linguaggio per esprimere la tua ribellione.

C’è chi ci sguazza… se mi fregasse davvero dei posteri mirerei il mondo non dal mirino di una fotocamera.
Sono giusto trentadue anni che sono fotografo. Più i due che hanno preceduto formalmente il mio ingresso in società, fanno trentaquattro che faccio Fotografia.
E non sono ancora in grado di tirare una somma che è una.
Qualcosa però ho imparato… la più importante: fotografare senza guardare.
La vista è un esercizio molto più complesso che implica un’abitudine all’invisibile.
A ciò che non si palesa con la fanfara.
Io credo nell’utopia. E in ciò che non si vede.
I newsmagazine e l’attualità… bah.
Ora pro nobis
Noi siamo ciò che saremo, sai che ci frega dell’attualità!
Di ciò che si vede, della realtà sottolineata e zeppa di strass non me ne frega niente.

Non so chi avrò davanti al Nikon Live… spero molti ragazzi.
Nei quali mi rifletterò: trent’anni fa ero così.
E in fondo non sono cambiato: faccio sempre la stessa Fotografia.
Modulata, ma è quella.
Dimenticavo! Giusto come unica nota biografica che mi riguarda davvero… ho avuto dieci maestri, e siccome nessuno di questi è più tra noi, non faccio torto a nessuno: Luigi Raimondi – mio padre, Richard Avedon, Caravaggio, Charles Bukowski, Louis-Ferdinand Céline, Francis Bacon, Michail Bulgakov, Bohumil Hrabal, Enzo Jannacci, Felipe – il mio gatto bianco.
Poi ho girovagato. E ogni tanto qualcuno ho incontrato.
Non so quanto possa far piacere, ma la Fotografia è rivoluzionaria.
In quanto discute e scompone l’ordine costituito.
È violenta. In quanto restituisce arbitrariamente.
Qualsiasi forma assuma, non è un vezzeggiativo.
Stop.
Quasi stop…

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

Questo il promo

Nikon Live - Efrem Raimondi

Ancona, 21 novembre – h.16,00.
Ingresso libero previa registrazione.

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22 thoughts on “Nikon Live 2015. Ciò che mi riguarda…

  1. Fiero di esserci stato . Non so quanti erano li per la passione artistica fotografica in sè, ma sono onorato e felice di esserci stato, di aver trascorso una giornata diversa ma con i vostri stupendi interventi. Pochi forse capiranno la vera essenza di tutto ciò ma non ha importanza, l’importante è che ognuno di noi creda nei propri sogni, e se questi sono colmi d’arte e amore , beh ancora meglio. Un saluto e ancora tante grazie per le tue parole.

  2. Si è spiegato fin troppo bene, grazie. Sono andato via dal teatro delle Muse con questa domanda (a dire la verità potrei stare a parlare e soprattutto ad ascoltare per ore) che doveva venir fuori. Grazie ancora.

  3. Buongiorno,
    ieri ero ad Ancona e ho avuto modo di apprezzare il suo intervento e soprattutto la sua Fotografia. Purtroppo per questioni di orari sono uscito poco prima degli interventi del pubblico e non ho potuto approfittarne per chiederle una cosa: il suo sguardo, il suo punto di vista genera dei ritratti che escono dai canoni ai quali siamo abituati ma che contraddistinguono il suo modo di fare fotografia. Il punto è questo: se io, fotografo sconosciuto, scatto una fotografia al mio gatto o ad una persona scegliendo come mezzo di espressione lo sfocato, il decentramento del soggetto o qualche altro mezzo espressivo fuori dai normali canoni, questa foto ha lo stesso potere espressivo? Oppure viene vista come una foto tecnicamente errata? Ha lo stesso potere, in termini di commissione o comunque lavorativo, se scattata da me oppure da lei? Spero di essermi spiegato.

    • Matteo – intanto grazie.
      mettiamola così: non è lo sfuocato in sé o il decentramento, o il tagliar teste o qualsiasi altra cosa a essere soggetto. è l’immagine nel suo insieme. ciò che mostriamo. e quindi a priori non c’è alcuna differenza tra le tue, le mie e quelle di qualsiasi altro. a priori. poi appunto, la fotografia ha la necessità di mostrarsi. e allora si parla di qualcosa di realmente tangibile.
      guarda che alcune cose che hai visto sono state fatte quando ero più sconosciuto di adesso… se le senti, se fanno parte davvero del tuo vocabolario, non porti alcun problema. e usa ciò che ti pare.
      la tecnica non dice cosa è giusto o sbagliato. ma solo cosa fare per poter esprimere quanto meglio ciò che vuoi dire.
      sono gli umani, cioè noi, che usiamo la tecnica come un alibi. spero di essermi spiegato

  4. Leggendo il post mi è venuta in mente questa frase non mia:
    Relazionarsi significa reagire. Reagire è capire se stessi. Capire se stessi significa essere illuminati. Le relazioni sono scuole di illuminazione.
    Poi ho letto i commenti. Grazie !

  5. La ringrazio Vilma. Di cuore.
    Lei ha contribuito al mio odierno bottino di stelle.

    E a te Efrem.
    Il confronto, secondo me, contamina e mescola il proprio sguardo con gli sguardi degli altri e quando ce lo restituisce è più vivo e ricco.

  6. iara – il tuo passo leggero si sente benissimo, va in una direzione precisa, sa dove vuole arrivare. E inevitabilmente arriverà.
    La visione è un meccanismo non dell’occhio, ma del pensiero, vediamo quello che ci aspettiamo di vedere, abbiamo accumulato esperienze, trasformazioni, innumerevoli visioni e costruito modelli di realtà che richiamiamo tutte le volte che guardiamo il mondo, non abbiamo bisogno di ‘vedere’ con la rétina per metterci in tasca una manciata di stelle.
    Da non-fotografa voglio citare Pessoa che in uno dei suoi ‘frammenti ci dice:”E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo”.

  7. Efrem ognuno ha i suoi sensi di colpa, i suoi difetti ed anche i pregi, forse :D Ti riconosco una grande capacità narrativa, una non comune capacità di sintetizzare in poche parole ed anche con le immagini, la condizione umana. Ciascun individuo è, osservato superficialmente, un organismo semplice, simile ma mai uguale ad un altro, un insospettabile infinito database di esperienze ed emozioni che non esaurisce mai la memoria, perennemente in Rec. Per chi sceglie la Fotografia, essa è il modo per raccontarsi e raccontare, uno straordinario ed assolutamente personale modo per dire chi siamo e chi saremo stati, emotivamente, senza filtri e maschere di circostanza. Grande stima ed un saluto

  8. Siamo ciò che saremo! È tutto straordinariamente condensato in questa sintesi che trovo perfetta, Efrem. Illumini il mio percorso, non sentirtene responsabile :)

  9. Ciao Efrem,
    Mi lancio con una mia riflessione, in punta di piedi se ci fosse un’immagine per poter rendere l’idea… Lo spessore culturale dei tuoi commentatori è fuori la mia portata. Resto a bocca aperta ripetutamente e devo leggere ripetutamente, spesso prendere appunti dei nomi che vengono citati e fare qualche ricerca per capire anche solo in parte di cosa state parlando. (Salve Signora Vilma!)
    Seguirti è una finestra su più livelli per me. Una BELLA fatica. :)
    Bene, ora che sono entrata inciampando sui miei piedi, veniamo al dunque…
    Ci sono parti dei tuoi discorsi
    che per me meritano di esser definite stelle da tenersi strette in tasca, a prescindere da chi fa o aspira al mestiere di Fotografo.
    Uso “stelle” come metafora non per essere graziosa, ma perché mio padre da piccola, citando non so chi, mi diceva sempre: cerca di tendere sempre le mani alle stelle, forse non riuscirai a prenderle ma non tornerai mai a casa con le tasche vuote.
    “E tanto più metti a fuoco il senso del tuo resistere, tanto più trovi il linguaggio per esprimere la tua ribellione.”
    Non sono Fotografa, ma è esattamente la ragione per cui io scatto fotografie. Almeno per la mia interpretazione delle tue parole. Non mi sono coltivata abbastanza per costruire un linguaggio degno di nota ma, nelle mie mancanze cerco di far questo. La fotografia, avvicinarmi al suo linguaggio ha migliorato il mio modo di osservare e mi ha resa una persona affamata ma attenta a cosa vuol mangiare e cosa no. Quindi mai sazia e quindi sempre in allerta. “fotografare senza guardare. La vista è un esercizio molto più complesso che implica un’abitudine all’invisibile. A ciò che non si palesa con la fanfara.Io credo nell’utopia. E in ciò che non si vede.” Ho la fortuna di fare un lavoro in cui sono sempre per la strada e malgrado la durezza che questo comporta, dove è facile abituarsi a camminare a testa bassa, ho imparato e continuo ad imparare ad osservare, cogliere, qualche volta anche a prevedere una piccola situazione degna di nota, di memoria ai miei occhi. E a portarmela a casa. Io scatto fotografie per ricordarmi che esisto, per non tornare mai a casa con le tasche vuote. Ovunque io sia. Questa è la mia funzione legata alla fotografia, non mi accontento di farlo e basta, aspiro a farlo sempre al meglio delle mie possibilità e osservando chi sa farlo per davvero. Tutte le cose che sono seguite, le cose che mi hanno portata ad un confronto esterno, sono state un in più la cui utilità nella mia vita è stata di incontrare persone, mondi e immagini e comprendere di cosa ho bisogno e voglio nutrirmi e cosa invece mi fa male alla pancia ed è bene lasciar perdere. Le mie parole vorrebbero essere la testimonianza di una parte di mondo che usa un mezzo per ragioni diverse, ma attinge e si arricchisce grazie alla tua, forse in modo anche “imprevisto” secondo le tue intenzioni.
    A presto :)

    • iara – non si direbbe affatto da quello che dici e da come lo dici…non ti sento per niente estranea, anzi.
      ognuno di noi usa la fotografia per dire di sé. ed è la ragione comune. e ognuno la modula come sa. è la consapevolezza che è importante.
      e poi c’è anche il conforto. e io credo che la fotografia sia anche questo: conforto.
      ciao! e davvero grazie.

  10. “sarà un duetto con Denis Curti”: risultandomi sconosciuto questo (per me) ignoto Carneade ho cercato di conoscerlo almeno un pò in rete.
    Non è che ti ci vedo proprio a duettare ………

    • vilma – amo “i promessi sposi”. l’ho detto, scritto e sottolineato. e anche incluso nella mia top ten letteraria.
      detto questo, oltre ad avere trovato un sacco di roba che lo riguarda, aggiungo che è stato mio agente quando dirigeva contrasto a milano. ci conosciamo da molto tempo.
      ed è stato il primo a interessarsi al mio percorso cosiddetto landscape – se così si può dire.
      ma perché non mi ci vedi?

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